RICETTE

PESCE CRUDO ALLA TAHITIANAIMG_2422È una ricetta semplice, seducente e gustosa dal Pacifico del sud: il pesce crudo si mangia in tutte le isole polinesiane, da Tonga a Tahiti, con qualche piccola variante.
Il cibo più semplice, quando si viaggia a bordo di una piroga tradizionale o se si vive in un arido atollo, e’ il frutto della propria pesca. Per sfuggire alla monotonia del carpaccio, per evitare di accendere il fuoco, che può essere pericoloso su di un’imbarcazione in legno durante la navigazione, i polinesiani, popolo di viaggiatori estremi che ancora oggi vivono secondo natura, hanno ideato questa simpatica e gustosa ricetta.
Il pesce che si usa è quasi sempre il tonno bianco, deve essere freschissimo, qui ho sentito dire che dopo 20 minuti dalla sua pesca era già vecchio, il suo filetto viene tagliato candidi in cubetti, nel mare qui manca lo iodio e questo fa si che il gusto del pesce anche crudo, sia dolce e delicato. I cubetti vengono messi a riposare in acqua di mare mentre si preparano gli altri ingredienti, fondamentale il latte di cocco, che un po’ come il latte di mandorla delle nostre nonne, viene preparato strizzando in un canovaccio la polpa di questo frutto grattugiata… È importante la palma da cocco nella vita polinesiana, questa pianta può dare nutrimento e sostegno economico alle famiglie con i suoi frutti e con la produzione della copra per ottenere l’olio di monoi, oltre ad essere utilizzata con il suo tronco e le sue frondose foglie in vari modi per le costruzioni. Aprire una noce da cocco e’ un’arte e bisogna conoscerne il metodo, altrimenti si rischia di farsi male.
Prima di tutto si devono togliere le fibre, infilando il grande frutto verde in un apposito bastone appuntito con forza ma attenzione, esiste un verso, questa operazione va fatta sul lato corto imponendo un movimento circolare coi polsi. Quando ci si ritrova con il nucleo, la noce di cocco vera e propria, bisogna identificare gli occhi e la bocca, e guardandola teneramente giù un colpo secco a metà del cranio, il suo punto di fragilità, che la aprirà immediatamente in due. Una volta bevuta l’acqua, perché dove non esistono sorgenti e’ l’alimento più sicuro per dissetarsi, dal buon sapore dolciastro, ricco di vitamine e sali minerali, ci si siede sull’apposito sgabello che ha ben fissata con corda sempre di fibra di cocco, sul davanti, una conchiglia rosa, frastagliata e tagliente, o, come si usa nell’arcipelago delle Australi, un piccolo blocco di candido corallo, tagliente ed appuntito, pronto a grattarne la tenera polpa attaccata alla corteccia marrone, che le sarà porta procedendo dall’esterno verso l’interno dalla persona seduta sopra lo sgabellino, compiendo un movimento circolare e facendola cadere in una bacinella di bambù; la polpa grattata si avvolge in nel tessuto dello stesso albero, una di quelle tele che sporgono dal tronco o, in mancanza in un panno di cotone bianco e si strizza, facendo uscire, come per miracolo, il dolce latte di cocco. Siete già stanchi? Non avete cocchi freschi a disposizione? Potete sempre comprare una lattina di latte di cocco già munto, sarà meno poetico, sicuramente più pratico specie in Europa.
A questo punto si scola il pesce dall’acqua di mare, delicatamente per non rovinarlo, si aggiungono sale e pepe bianco in abbondanza (dovrà condire il tutto, non solo il pesce), e vai con le verdure: cipolla finemente tagliata, cetriolo, pomodoro e chi ne ha voglia può continuare con carote, peperone verde, polvere di peperoncino…
Alla fine, ma solo alla fine, quando gli ingredienti sono ben mescolati, si spreme il succo di limone nel latte di cocco e lo si versa sopra al tutto, immediatamente prima di mangiare, perché, come dice la mia amica Maire: “Se il pesce crudo deve essere crudo non va marinato nel succo di limone!”

Può essere elegante servirlo in una conchiglia, mollemente adagiato su una grande foglia d’insalata od in una mezza noce di cocco.

Quello della foto l’ho gustato a Savusavu in ottima compagnia!

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1 commento

Un pensiero su “RICETTE

  1. Erni

    Ciao Fiore,deve essere gustosissimo.Qualcosa di simile ho mangiato in Brasile nel Nord-Est.Ho bevuto l’acqua di cocco(laggiù dicono che si può fare anche la flebo!),il latte di cocco,il liquore di cocco.Dolci ricordi “du temps passè”.Un abbraccio,Erni.

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