Galapagos

La cosa più bella fatta negli ultimi 6 anni? (Polinesia a parte) La crociera alle Galapagos!

Sono isole speciali, Les Encantadas, altro nome dell’arcipelago, con un passato particolare: disabitate o quasi fino al secolo scorso, ospitano una fitta popolazione di animali, padroni incontrastati di queste isole.

Ad attenderci, sulla prima spiaggia, una bella iguana!

E che spiaggia!

Le mamme covano,proteggono le uova dal sole,

e i piccoli appena nati!

Per coccolarli non appena crescono.

Sono una sula dalle zampe rosse

Sono una sula dalle zampe azzurre!

Sono un maschio di fregata

Mi gonfio per attirare la “preda”!

Quanta concorrenza!

Eccola, la femmina è arrivata!

Le piacerò?

Mentre le fregate amoreggiano, le golondrine (rondini) volano fra cielo e mare, ma attenzione!

Il gufo delle Galapagos, unico rapace che caccia durante il giorno, le aspetta nel nido!

Prima ci pensa…

…poi si lancia nella pesca!Leoni marini

Mentre gli altri prendono il sole mi metto in posa!

Io succhio il latte alla mia mamma!
L’ebrezza di nuotare con i leoni marini! ma anche enormi squali martello, pinguini… La particolare posizione geografica delle Galapagos, lambite dalla corrente di Humboldt che vi porta i i rigori del polo, fa sì che nelle sue acque nuotino colonie di simpatici pinguini, i secondi più piccoli al mondo, che si divertono a fare su e giù nelle acque di Bartolomè in cerca di cibo.

Questo cactus è l’unico a crescere sulle colate laviche!

Un meraviglioso, antico caminetto!Ricami

Iguane:

Si nutrono dei cactus che, per proteggersi, hanno sviluppato il tronco.

Una iguana su 400 riesce a salire sui cactus, la specie migliora!

Sorriso…

Iguana rossa dell’isola Isabela

Iguana di mare
Laguna con fenicotteri


Uno dei panorami più famosi delle Galapagos, con tanto di pinnacolo! Preso da un’angolazione diversa, però!


Dedicato alla nostra guida naturalista, tragicamente scomparso insieme alla figlia sedicenne in un incidente stradale.

Per chi volesse maggiori informazioni, può trovare un mio articolo pubblicato su RivistaEtnie

 

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In giro per l’Ecuador

Quito

Città dove passa l’equatore!

Cotopaxi

Laguna di Quilotoa

Lavandaie… Loro sostengono che lavare a mano sia meglio! Nella fresca acqua del fiume!

L’ultimo portatore di ghiaccio!

Porchetta!

Sembra gelato, ma non lo è! 

Chimborazo

Panorama incredibile!

Cosa fare quando si arriva in cima? A 5.160 mt? Mangiare una banana che arriva dalla costa! Possibile in Ecuador!

Morbida come le orecchie del coniglio che le danno il nome!

Chiesa di Balbanera, la prima dell’Ecuador, costruita nel 1534

Noce di tagua, l’avorio vegetale, chiusa ed aperta 

 

 

 

 

 

 

 

Treno della Nariz del Diablo, la popolazione locale guarda, ma non può salirci.

Cuenca

La città dei cappelli di paglia
Parco di Cajas

Particolarità

Questo serviva per osservare le stelle!

Guayaquil, omaggio a Galibaldi.

Sembrano tiki!

 

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Propositi

È un po’ di tempo che trascuro il mio blog, la correzione delle bozze del libro Heiva a Raivavae prima, la Heiva con gli articoli per la RivistaEtnie adesso… Scrivere un blog è una passione che può affievolirsi ma non si spegne.

Eccomi di nuovo carica di buoni propositi: a breve pubblicherò le foto del viaggio in Ecuador, che sono rimaste in archivio e inizierò a scrivere per documentare il giro negli atolli che sta per iniziare.

Un’altra delle mie sfide: 22 giorni come coordinatore del gruppo SOLO ATOLLI di AVVENTURE nel MONDO in tenda per campeggiare nelle spiagge più belle di Fakarava, Rangiroa e Tikehau, meravigliosi atolli delle Tuamotu. Per riposarsi poi 5 giorni in quel gioiellino di Maupiti e 2 a Bora Bora, la perla del Pacifico.

Fra un arcipelago e l’altro un veloce passaggio a Tahiti, tanto per vedere se le balene abbiano voglia di nuotare con noi.

Un bel programmino, no?

Poi il lungo volo per l’Italia, per arrivare giusto in tempo per partecipare al Grande Raduno di Avventure nel Mondo.

Per non perdere il ritmo un paio di viaggi in previsione: un salto in Finlandia a verificare se le aurore boreali siano veramente così spettacolari, un altro a Gibuti per salutare una coppia di amici e incontrare gli squali balena nella loro migrazione annuale.

Dopo il Natale in famiglia, ce la farò ad aspettare tutti questi mesi? Inizia il grande ritorno in Polinesia Francese, passando da Laos e Cambogia, qualche giorno a Bali e alle Gili, un paio di giorni a Sydney per gli acquisti, una notte ad Auckland e voila, dovrei arrivare a Tahiti i primi di febbraio, giusto in tempo per il FIFO, il Festival Internazionale del Film Oceaniano, mai dimenticare la cultura!

Nel cassetto ho un progetto molto ambizioso, volare a Tokio da Tahiti arrivare in Cina a bordo di un comodo Cargo cantando karaoke, per rientrare via terra attraversando L’Asia, visitando il maggior numero di paesi: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan, ma anche Azerbaigian, Armenia e Georgia… L’itinerario è già pronto, mi devo confrontare con Vittorio, il viaggiatore dei viaggiatori, per metter a punto gli attraversamenti delle frontiere. Sarebbe bello inserire nel percorso anche Pakistan e Afghanistan, ma forse il momento non è ancora propizio.

La vita è fatta di progetti, i miei seguono i sogni che, uno dopo l’altro, ho la fortuna di veder concretizzare.

E ne sono riconoscente!

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Una settimana a Tahaa

In questo periodo la voglia di vivere supera quella di scrivere, ma voglio fissare questa bella settimana passata su un motu dell’isola Tahaa.

Già dall’aereo il colore della laguna è meraviglioso…

Quando si arriva poi…

Passare una settimana sotto lo sguardo vigile di Bora Bora

Circondata da una natura meravigliosa

Il giardino dei coralli

Nuotando e pescando, mangiando

Provando i benefici dei rahu Tahiti

Giocando con le razze

Anche se il pesce fogu mi ha morsa

Anche se qualche volta ha piovuto

I tramonti si annunciano carichi di colori

I colori dellarcobaleno!

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La tua corona di fougère

Con la tua corona di fougère in capo mi metto in posa e ti sorrido, carica di desiderio.

È bello percepire il chiarore dell’alba fra le fronde del tuo giardino, mentre la pioggia cade impetuosa.

Cosa c’è di meglio che dormire abbracciati mentre l’universo si sta sciogliendo?

Le mille figure del tuo marae ballano davanti al mio volto, mi guardano, osservano, partecipano anch’esse alla fiera dei sensi.

Tutto gira intorno a me, mentre la pioggia esalta i profumi…

Il profumo di questo momento, il profumo di questa corona di fougère.

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Yucca


Ecco una nuova ricetta, semplice e gustosa. Si raccoglie la radice di yucca, con l’aiuto di un machete la si sbuccia levando la corteccia marrone, conservandone solo la parte candida. Con l’aiuto di un tronco speciale pieno di dure escrescenze la si grattugia; la polpa viene prima setacciata per renderla omogenea e senza grumi, poi accuratamente strizzata in un apposito attrezzo di fibre intrecciate. Il latte ottenuto verrà cotto lungamente per farlo ispessire fino a diventare una marmellata scura, dal sapore piccante. La fibra si pone sul fuoco, in un largo recipiente di terracotta, la si livella omogeneamente con un attrezzo di legno di balza o con una ciotolina, mentre il fuoco la rende compatta e dorata. Un po’ d’attenzione nel girarla, ancora due minuti di cottura ed ecco, il nostro pane è pronto, compatto e fine come un’ostia, ottimo per essere mangiato solo, con il nero succo addensato del suo latte, con una marmellata di goyava o, perché no, con un buon pomodoro rosso e qualche cipolla. 

È una ricetta tipica della selva amazonica.

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Amazonia

Dei posti dove sia difficile svolgere la vita umana, l’Amazonia è certamente uno di questi. Area di enorme estensione, situata fra Ecuador, dove l’ho visitata, Colombia e Brasile, non ha strade, la si percorre navigando tortuosi corsi d’acqua su lance scoperte, spesso sotto la pioggia battente, coperti dai poncho impermeabili.
La fittezza della vegetazione è impressionante, la foresta pluviale che tutto ricopre sviluppandosi in strati sovrapposti, abitati da animali differenti: i caimani in basso, scimmie ed uccelli di vari specie in alto, insetti e serpenti per ogni dove. L’acqua che circola nei rii prende il colore marrone dal tannino delle piante, solo nella laguna grande, piana di origine alluvionale, ha il riflesso verde cupo della natura che la circonda. In questa luogo ostile, sempre umido e gocciolante, vive, fra le altre, una meraviglia del regno animale: il delfino rosato. Abbiamo avuto la fortuna di vederlo: ci è venuto incontro mentre navigavamo sul fiume, compiendo simpatiche evoluzioni, felice della pioggia. Questi animali si trovano unicamente in Amazonia, non si sa bene se il loro colore diventa rosato quando siano accaldati o se alcuni esemplari lo conservino sempre, come le differenti razze del genere umano.  

Per le popolazioni indigene i delfini rosati hanno una magia particolare, si trasformano in uomini, alti, belli, accuratamente vestiti con pantaloni bianchi, poncho e cappello di paglia per nascondere il buco di sfiato sulla testa attraverso il quale respirano. Seducono le donne facendole ballare tutta la notte, nessuna donna riesce a resistere al loro fascino, scelgono sempre la più bella, la portano avvolta in un tenero abbraccio a passeggiare romanticamente in riva al rio… La mattina dopo la donna non ricorda nulla di cosa sia successo durante la notte… Qualche mese dopo scopre di essere in stato interessante!

I delfini rosati vengono considerati i padri di tutti i bambini nati da madri sole, all’anagrafe non mancano registrazioni dove il padre dichiarato sia lui, il delfino rosa! 

Gli uomini dell’Amazonia stanne molto attenti a questi animali, per evitare che le loro mogli si ritrovino incinta di un bel delfino rosato!

Sono state giornate umide e gocciolanti, sono state giornate trascorse come se si vivesse all’interno di un documentario. 

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Paraguay 

Il Paraguay è un paese interessante, il cuore del Sudamerica, come ha detto papa Francisco, un paese piccolo, senza sbocco al mare, ma autentico ed ospitale.Importante notare come questo paese abbia conservato la lingua parlata prima delle invasioni europee, il guaranì, i paraguegni sono tutti perfettamente bilingue ed esiste il progetto di far diventare questa la lingua ufficiale dello stato. 

I Guaranì sono dei simpatici indigeni, cacciatori raccoglitori, che vivevano nella zona centrale del Sudamerica, spostandosi al primo segno di riduzione delle risorse naturali delle quali vivono; in questo modo sono riusciti a scampare l’educazione gesuitica e la pressione coloniale ed a mantenere lingua e tradizioni che, inutile dirlo, seguono l’andamento della natura. I confini non esistono per loro, passano da Brasile, Argentina, Uruguay a seconda delle necessità stagionali.

La capitale Asunción è la Madre de Ciudades, fu dal 1537 la prima base dei conquistadores che da qui si irradiarono, navigando sulle acque del Rio Paraguay prima e del Rio Paranà poi, per fondare le altre città, oggi importanti, del Sudamerica. 

Le sue strade principali sono 5, disposte come le dita di una mano, il centro non è molto vasto e maltenuto, la vita si è spostata nella parte moderna, in piena espansione, lasciando a vivere nel degrado chi non abbia potuto o voluto traslocare. 

La Costanera, il lungofiume, è meta di passeggiate e piccole imbarcazioni, ma non solo, come vagoni di un treno le lunghe chiatte piene di chissà quali mercanzie passano spinte dai rimorchiatori.

Il cuore della città è indubbiamente il Mercado 4, dove è possibile comprare qualsiasi cosa, una Vucciria gigante. Un film che ha avuto successo è stato girato qui, il titolo “7 cajas”, mi sono promessa di vederlo al mio rientro.

Ho trovato ciò che volevo ad Asunción, un alloggio comodo e simpatico per riposarmi e riorganizzarmi prima dell’Ecuador.

Fatto il bucato, mi sono concessa per la prima volta un pedicure, ho colorato i miei capelli con l’henné, mi sono riposata per riprendere forze ed eccomi pronta per la prossima Avventura! 

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Tereré

Come è potuto capitare questo? Sono nella Placa Uruguaya in Paraguay ad Asunción a bere il tereré con un ragazzo dell’Argentina ed uno del Brasile…

In Paraguay in questa stagione è molto caldo, tutti si fermano a bere una infusione che calda si chiama mate, ma che può essere fredda e con l’aggiunta di erbe fresche pestate al momento in un grande mortaio di legno. Bevanda rinfrescante ed energizzante! 

Questa foto riassume il mio giro degli ultimi giorni! Ciao Gonzalo, ciao Nando, spero di rincontrarvi presto!

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Iguaçu, Iguazu

Fragorose, imponenti, infinite… Narra la leggenda guaranì che la bella Naipi, figlia del capo, si era innamorata di Taruba, un giovane della tribù vicina e la data delle loro nozze era già stabilita.

Ogni anno veniva sacrificata una giovane a M’boy, il dio serpente che viveva nel fiume, per tenere a bada la sua furia.

Naipi non era stata prescelta per questo sacrificio, ma si specchiò nell’acqua del fiume, M’boy la vide e ne restò incantato, mai gli era stata offerta una fanciulla così bella! Subito pretese dai Guaranì la bella Naipi in sacrificio. 

Rifiutare era impossibile.

Nottetempo Taruba venne a cercare la sua promessa e fuggirono insieme su una canoa lungo il fiume. Il dio se ne accorse e furioso, fece sprofondare l’intero fiume davanti a loro, creando un’enorme spaccatura. Trasformò Naipi in roccia, ai piedi della cascata affinché non potesse più scappare ed il giovane in una palma sul bordo dell’abisso, che potesse vederla ma non più toccarla, per l’eternità. 

Il primo europeo a vederle fu Alvaro Nuñez, nel 1542, in zona vivevano e vivono i Guaranì, parola che significa guerrieri, più esattamente i Guaranì-mbià, e nella loro lingua Iguaçu significa i, tanta, guaçu, acqua. 

Interessante sapere che la lingua dei Guaranì, è il tupi, non solo parlata ancora oggi in una zona molto vasta del Sudamerica che comprende Argentina, Brasile Bolivia e Paraguay, in quest’ultimo stato esiste il progetto di farla diventare lingua nazionale, per sottolineare l’identità del paese, dove viene parlata dall’86% della popolazione. Non per niente l’indipendenza dalla Spagna venne conquistata nel 1811. 


Con i loro tre chilometri di larghezza queste cascate sono uniche l mondo! 275 salti dell’altezza media di 65 metri, particolare la garganta do diablo, dove si riuniscono 14 cascate per un dirupo di 90 metri, formando una fitta nebulizzazione che si libra leggera fino in cielo, per giungerai alle nuvole in un trionfo di arcobaleni. I 1.500 metri cubi di acqua al secondo che sprofondano fanno sì che vengano visitate da almeno 2 milioni di persone l’anno.

Da visitare il lato argentino e quello brasiliano, meglio alloggiare in Brasile, più economico e meno turistico! 


Nelle gite alle cascate mi sono fatta degli amici:


Il pesce gatto, enorme!


Tanti coati, un procione col naso da formichiere…


Un giovane caimano…

Purtroppo il sentiero Macuco era chiuso per la presenza di troppi giaguari e mi sono persa l’armadillo!

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