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Alba

Mi sono fermata per gustare l’alba. Una timida luce arancione che rischiarava con estrema delicatezza le spesse coltri di nubi, non il solito caleidoscopio forte e prorompente, non il rosa acceso di sempre, un’alba tenera e romantica, diversa dalle solite dell’isola di Tahiti.

In queste giornate mi sveglio quando ancora fa buio, sono riuscita ad essere piena d’impegni anche quaggiù, dall’altra parte del mondo, dove ero venuta a rifugiarmi in cerca di una vita tranquilla. Non si sfugge alla propria indole, la preparazione del libro prima, gli articoli sulla Heiva, con tutti i video da montare, il gruppo in arrivo stanotte…

Mai avrei pensato di dover dedicare tante energie all’organizzazione di un viaggio nella mia Polinesia, che conosco così bene, dove vivo e viaggio da ben 6 anni. L’imprevisto è in agguato con i voli intercontinentali e interni che non combaciano mai, e di continenti bisogna attraversarne ben due; ciliegina sulla torta l’iscritta dell’ultima ora che mi ha fatto ricominciare tutto da capo.

Partiremo domani per le lontane Tuamotu, arriveremo diretti alla pass sud di Fakarava, il più bel posto che ho visitato nel Pacifico, il mare è mosso, balleremo nel tragitto in barca dall’aeroporto, sono più di 2 ore di barca. 

Spero che i compagni di viaggio riescano ad essere all’altezza di questo viaggio! Classificazione Avventura, con la A maiuscola e quando si viaggia con me non si scherza! 

Scriverò ogni giorno, ho voglia di ritrovare me stessa dopo questo periodo così intenso, che mi ricorda, ahimè, la mia vita passata, piena di impegni e responsabilità.

Ho bisogno di perdermi nella natura prorompente degli atolli, ricca di energia, tanto da farti dimenticare ogni cosa. 


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Da Santiago a Mendoza

La sveglia alle 7.30 mi ha colpita forte come una pugnalata, non sono andata a dormire presto ieri sera, ho voluto spedire l’articolo alla RivistaEtnie su Rapa Nui prima di continuare il mio viaggio, per essere mentalmente libera. Per chi pensi che scrivere non richieda energia, sappia che ce ne vuole ed anche molta. Bisogna “essere sul pezzo”, una sorta di immersione totale. Finito di scrivere bisogna battersi con collegamenti internet inesistenti per spedire foto e video a corredo dell’articolo. Le ore passano senza rendersene conto.Sapevo di non aver tempo da perdere, dovevo essere alle 9 alla stazione dei bus, un’ora prima della partenza del mio, dovevo arrivarci trascinando la mia pesante valigia, che contiene abbigliamento mare monti, per le 4 stagioni… Dalla scarpa da neve alla pinna! L’unico modo che avevo per arrivare in stazione era la metro, con le sue orribili scale, per il bus serve una tessera magnetica, quindi niente, non era per me. Per i taxi ho un’idiosincrasia, li evito come la peste! Ogni volta che sono costretta a prenderne uno succede sempre qualcosa, dall’incidente al rapimento…

Dopo una rapida doccia, mi sono ingozzata ben bene a colazione, ingurgitando il più velocemente possibile i fiocchi d’avena che ritrovavo dopo l’isola di Pasqua, dove la colazione era buona ed abbondante più del pasto principale, anzi, spesso ne conservavo una parte per mangiarla a cena. Pronta, via! Alla conquista del mondo!

I cileni sono gentili, ho dovuto chiedere, ma sempre la persona che avevo puntato ha acchiappato il manico della mia valigia e mi ha aiutata. Un ragazzo, visto che aspettando che passasse qualcuno avevo iniziato a scendere, a preso energicamente il mio trolley e lo ha riportato sul pianerottolo… “No, no, ábaco!” Ridendo ha affrontato le due rampe necessarie per arrivare alla piattaforma della metro. 

Arrivare un’ora prima era esagerato, mezz’ora sarebbe largamente bastata, ho sbagliato a chiedere ieri, ma dall’aeroporto ero arrivata proprio nel terminal ed un sopralluogo ci stava. Mi sono divertita a guardare la gente mentre aspettavo. 

Di bus ce ne erano in grande quantità e per tutte le destinazioni. I più affollati quelli per Los Angeles, che è ben lontana da Santiago del Cile, si attraversa la parte nord del paese, il Perù, l’Ecuador, la Colombia, tutto il centro America, il Messico e si ha ancora un bel pezzo di strada davanti una volta negli States… Chissà, forse è più facile attraversare la frontiera, forse è meno costoso, chissà, mi documenterò.

Il bus arriva, è di un’altra compagnia rispetto a quella che avevo prenotato, sicuramente migliore perché a due piani e di prima classe , con grandi sedili in pelle reclinabili: semicama si chiamano, quasi un letto. Sono al piano superiore, salgo ed osservo. Gente, tanta gente. Pare che gli argentini vengano in Cile a fare acquisti, sono tutti carichi, con pacchi, borse e valigioni. La mia attenzione viene attirata da un corpulento donnone biondo tutto ti cotonato e truccato, stile Platinette. Non riesco a capire se sia un uomo le una donna, svetta con la sua capigliatura che farebbe invidia a Moira Orfei, parla con qualcuno, non so se il marito o la figlia, non riesco a vedere. Resterò per sempre con questo mistero. Il bus parte. Quasi in orario. Non trova l’imbottigliamento per uscire dalla stazione come gli altri partiti alle 9, orario più richiesto. Attraversiamo la periferia fatta di improbabili casette di legno ricomposto, tutte con orto e giardinetto, non è semplice vivere in Cile, a parte le cinque o sei famiglie che dominano il paese la gente è povera, si mantiene a stenti.

 Appena fuori città iniziano le vigne, è buono e reputato il vino in Cile, ma deve essere una gran fatica ottenere la striscia verde delle foglie di vite in queste montagne aride… Iniziamo a salire dolcemente sulle colline rocciose, cariche di cactus. Un fiume accompagna la strada con la sua acqua fangosa, quando posso scorgerne un’ansa è piena di piante verdissime. 

Noto una spaccatura nella montagna, sarà stato il terremoto a renderla così? 

 Saliamo, scendiamo, il fiume, punteggiato di centrali idroelettriche, ci accompagna. 

Mai visto tanti salici piangenti. Il terreno diventa sempre più brullo e carico di cactus. Passiamo il confine cileno nel quale si snoda una fila lunghissima di camion e bus, chissà dalla mia parte… La lista dei passeggeri viene consegnata ai carabiñeros, vedo passare un camion rosso con una grande scritta bianca: Italia, ma non riesco a fotografarlo. Continua la strada fra le montagne brulle, si scorgono le cime innevate in lontananza. Un cartello dai colori della bandiera ci accoglie: “Benvenidos en Argentina.” 

Inizia l’attesa. La fila è lunga, aspettando dormicchio nella comoda poltrona. Finalmente tocca a noi, prima il timbro sul passaporto, poi vengono perquisite le borse, le valige le passano ai raggi X. Qualche argentino ha esagerato con gli acquisti e viene multato. Si risale ed il viaggio ricomincia. Le alte montagne che prima sono sfilate maestose al nostro fianco adesso ci avvolgono, accarezzandoci con le loro rocce. Neve poca, ne intravedo solo un po’, il clima è cambiato, come da noi sulle Alpi, è caldo anche a quasi 3.000 metri. La regione desertica si avvicina, siamo quasi a Mendoza, le distese di vigne cominciano a spuntare, con il loro verde imbarazzante sul suolo sabbioso. Non è male il Baudron malbec che berrò a cena, forte e pastoso come piace a me, astemia, sì, ma dai gusti raffinati! 

L’Argentina sembra più divertente del Cile, paese che trovo triste, la gente è allegra, ti rivolge la parola facilmente, chiacchiera, pone domande…

Domani familiarizzerò ancora con questa città, poi via, un bus notturno fino a Buenos Aires!

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In riva al mare

 Il posto migliore dove stare quando c’è afa è in riva al mare. Lì una brezza leggera scaccerà il caldo del sole e la confortante ombra di un albero di Tamanu ti proteggerà dai raggi cocenti.Ho ritrovato energia appena tornata qui, nell’atollo di Rangiroa, dove mi perdo dietro ai colori del cielo e del mare, nelle mie lunghe pedalate in bicicletta.

Sono felice di essere tornata in questo grande atollo, stanotte ho dormito cullata dal rumore delle onde del suo mare interno, ritrovando il sonno profondo dell’infanzia.

Passerò una settimana per seguire le danze della Farereihaga, l’annuale competizione. Poi, a bordo del battellino comunale, solcherò l’oceano per sei lunghe ore per arrivare a Makatea, isola dove non esiste aeroporto ma che vanta i resti di una ferrovia, grazie all’estrazione dei fosfati. Tornerò a Rangiroa a bordo del cargo Te Mareva Nui in due giorni di navigazione, passando dal nell’atollo di Tikeau. Carico e scarico, carico e scarico, il cargo parte quando parte ed arriva quando arriva…

Sono piena di nuove energie ritrovate grazie al respiro del mare ed all’immensità del cielo, quel cielo interminabile che tanto amo.

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Lotta

  
Ieri notte non riuscivo a dormire e questo mi capita assai di rado. Ero stanca ed in preda al malessere che mi tormenta da una ventina di giorni, una brutta sinusite, che la sera si amplifica e si ingigantisce non appena io posi la testa sul cuscino. Ma non era questo. Era qualcosa di più profondo, che partiva dal mio io più segreto.Sentivo che se mi fossi addormentata il mio cuore avrebbe cessato di battere. Sarà stato il senso di stordimento, forse il dolore alle orecchie che rendeva ovattato tutto il mondo intorno a me… Sentivo il mio cuore battere a fatica, lo sentivo stanco, forse prossimo a lasciare… Quel l’istinto profondo di sopravvivenza che è in noi mi impediva di lasciarmi andare, di permettere a Morfeo di cullarmi fra le sue braccia. La lotta è continuata per parecchie ore, estenuante. Grande la sorpresa stamattina: ero riuscita a dormire e mi ero anche svegliata. 

Domani, lunedì andrò a farmi visitare dal medico, lo prometto!

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Fortunata

 Ho nuotato a lente, lunghe bracciate verso Ra, il sole, che mi ha circondato con infiniti arcobaleni. Strisce sottili dai mille colori navigavano intorno a me, imprigionandomi in una meravigliosa rete colorata. Ho nuotato nell’acqua tiepida, circondata da pesci tropicali che fiorivano come per magia in mezzo ai coralli, ma la meraviglia di oggi era l’essere circondata da questo magico riflesso di infiniti cristalli. 
Oggi qualcuno mi ha scritto: sei proprio fortunata… 

Ed è vero. 

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Oslo

Tre giorni di sole regalati, l’ultimo freddo e piovoso, per sottolineare quanto fossimo state fortunate, mia sorella ed io, in viaggio nella città di Oslo. Con sole e cielo blu, si sa, ogni luogo assume un diverso sapore. 

Abbiamo visitato un paio di musei, giusto un paio, non di più, anche se quando sono sola mi diverto ad esaminarli da cima a fondo, siamo approdate in quasi tutte le isole della baia, su sei ne abbiamo saltata solo una, meravigliandoci della loro bellezza. Siamo state all’Opera House, a vedere Le nozze di Figaro di Mozart, simpatica opera buffa!  Abbiamo visitato il parco Villingen dalle mille simpatiche statue, incontrando una star ugandese… Ci siamo arrampicate sul trampolino per il salto con gli sci, su, sempre più in alto!

  

    
    
    
    
 Abbiamo mangiato salmone e carne di balena, spero questi grossi animali non me ne vogliano la prossima volta che nuoterò con loro… Del resto, nel corso dei miei viaggi ho assaggiato i cibi più disparati…

Con mia sorella non sono riuscita a rompere quel gioco di ruoli che ci imprigiona: lei la minore, timida e perduta, io la maggiore, forte e capace di affrontare i pericoli del mondo. Ma l’affetto che ci unisce è forte, spero un giorno riusciremo ad essere anche amiche.  

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Italia!

  

Sono volate queste tre settimane in Italia, come volano i giorni della mia vita. Avevo organizzato un giro ambizioso, cercando di non dimenticare nulla, almeno le cose più importanti. Appena arrivata ho partecipato al seminario per coordinatori di Avventure nel Mondo, nella magnifica città di Palermo; mi sono trovata in un nutrito (quanto si è mangiato!) gruppo di appassionati viaggiatori come me, vere e proprie macchine da guerra, abili nel tracciare itinerari e nell’individuare le più particolari località, magari non ancora troppo conosciute. È stato bello, anche se di tanto in tanto la testa mi crollava nel piatto dalla stanchezza. Mi sono lanciata nell’avventura del crowdfunding per cercare di pubblicare il libro con il mio testo e le magnifiche foto di Roberto Angaroni, presentandolo nelle mie varie tappe italiche, insieme ai miei video sulla Polinesia: lo scopo è far capire che la vera ricchezza di un viaggio nel lontano Fenua non si limita allo ritrovarsi immersi nella sua magnifica natura: cultura e tradizione del popolo polinesiano sono incomparabili! 

Heiva a Raivavae

Ne ho parlato a Roma, Modena, Bologna dove le brave ballerine della scuola Mana Tahiti mi hanno accompagnata, con le loro magiche danze. Federica e Daniela, spero di rivedervi presto a Tahiti!

Ho incontrato tante persone, amici vecchi e nuovi, persone che non vedevo da tantissimi anni, l’ultimo, in extremis, all’aeroporto con la cara Gioconda! Anche qualche incontro fortunato è avvenuto durante questo viaggio; non sono riuscita a vedere tutti, un vero peccato, ma la porta del cuore e dell’incontro è sempre aperta, sarà semplicemente procrastinato.

Sono andata a trovare persone care che non stanno bene, il mio cuore è gonfio di dispiacere per loro, chissà se ci rivedremo ancora…

La sorpresa più grande è stata con mia madre, la severa figura si e ammorbidita e quello che tanto cercavo lo scorso anno si è realizzato negli ultimi giorni. Al suo primo bacio stavo per cadere a terra tramortita, mi ha colpito con la violenza di un pugno! Poi ci ho preso gusto, ogni volta che passavo da lei non dimenticavo di farmi salutare con un bacio. Il bacio della madre, il bacio che mi è mancato per tutta la vita, ho dovuto crescere ed attraversare un paio di oceani per conquistarlo! 

Questo mi fa partire tranquilla e mi fa anche pensare di ritornare. 

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Il lungo volo

  Un lungo volo, o meglio quattro, mi hanno accompagnata in Italia.

Da Auckland a Sydney, da Sydney a Taipei, da Taipei a Nuova Delhi, da Nuova Delhi, infine, a Roma.

Ho combattuto contro lo spazio ed il tempo, partendo alle 18.30 del 16 maggio ed arrivando alle 21.30 del 17, dopo aver trascorso 37 ore in viaggio ed aver sorvolato la metà del globo terrestre. 

Le ore 18.30 di Auckland corrispondono alle 8.30 italiane, con 10 ore di differenza, arrivando il giorno dopo alle 21.30 il conto è presto fatto.

Mentre in Italia si cenava, dormiva, lavorava, usciva, io passavo da uno scalo all’altro.

Mi sono preparata fisicamente per questo sforzo fisico, almeno ho cercato, nuotando molto e facendo lunghe camminate in salita e discesa nei giorni antecedenti al viaggio. Restare tutte quelle ore confinata nello spazio di una poltroncina è una tortura fisica bella e buona, per non parlare poi degli attacchi di allergia, di cui inevitabilmente soffro in aereo.

Nel primo volo avevo scelto di stare in fondo all’aereo, in posizione centrale, ottima scelta, avevo ben quattro posti a mia disposizione ed ho potuto tenere le gambe alzate. Il volo successivo no, era pieno, ho dormicchiato seduta, guardando un film. Nel primo volo ne avevo visti quasi due! Il terzo volo, con posto assegnato dal computer, sono ancora stata fortunata, era ora di dormire in Italia e mi sono allungata e sono sprofondata nel sonno dei giusti. Per l’ultimo tratto ero accanto ad un ragazzo ungherese, lui vicino al finestrino, io al corridoio, un po’ strettini con l’aereo che si era mano mano riempito. Poco dopo la partenza da Taipei era stato chiesto se a bordo ci fosse un medico, qualcuno si stava sentendo male. A Nuova Delhi siamo partiti con due ore di ritardo per aspettare questa persona, a cui stavano somministrando delle cure. Un intero aereo ha aspettato il passeggero malato! Al mio arrivo a Roma mi sentivo come appena uscita dalla sala operatoria, dopo un’anestesia, con i sensi offuscati. Da Taipei in poi l’allergia mi ha allegramente accompagnata, facendo esplodere il mio naso in sonori starnuti, con grande meraviglia di tutti gli asiatici che, per chi non lo sapesse, considerano il soffiarsi il naso in pubblico una grande maleducazione. 

È fatta, dopo tanta costrizione fisica, sono arrivata a Roma.

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Ta’iri pa’umotu

Ta’iri pa’umoutu, battere gli strumenti, suonare, con lo stile delle isole Tuamotu.

È stato bello passare l’ultima serata a Tahiti ascoltando i 18 gruppi in lizza in questa competizione, tutti di altissimo livello, sfidarsi canzone dopo canzone, il tutto nell’euforia generale con grande partecipazione del pubblico e l’eccezionale Ministro della Cultura, Heremoana che non ha dimenticato come si canti con una celestiale voce di testa e che ha simpaticamente sostituito il bravo presentatore, atteso altrove.

 Grazie Conservatorio per aver organizzato tutto questo per la mia partenza! Avrò nelle orecchie tutte queste canzoni, mi accompagneranno nel mio pellegrinaggio intorno al mondo!

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L’amore

 Questa notte, dopo soli 2.000 anni, Giove e Venere si allineeranno, i due pianeti saranno uniti in un profondo abbraccio celeste.

È una serata adatta per l’amore questa, con il cielo parzialmente coperto di nubi e le stelle che giocano a nascondino; tutto a Tahiti incita alla passione, i fiori di tiaré appena  sbocciati, il loro profumo, noanoa, avvolgente, pura dolcezza che si spande libera nell’aria.

È la serata adatta agli sguardi languidi, colmi di passione. 

Un venticello fresco soffia sincero…

È la serata migliore per dormire abbracciati dopo le fatiche dell’amore.  

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