Polinesia Francese

Propositi

È un po’ di tempo che trascuro il mio blog, la correzione delle bozze del libro Heiva a Raivavae prima, la Heiva con gli articoli per la RivistaEtnie adesso… Scrivere un blog è una passione che può affievolirsi ma non si spegne.

Eccomi di nuovo carica di buoni propositi: a breve pubblicherò le foto del viaggio in Ecuador, che sono rimaste in archivio e inizierò a scrivere per documentare il giro negli atolli che sta per iniziare.

Un’altra delle mie sfide: 22 giorni come coordinatore del gruppo SOLO ATOLLI di AVVENTURE nel MONDO in tenda per campeggiare nelle spiagge più belle di Fakarava, Rangiroa e Tikehau, meravigliosi atolli delle Tuamotu. Per riposarsi poi 5 giorni in quel gioiellino di Maupiti e 2 a Bora Bora, la perla del Pacifico.

Fra un arcipelago e l’altro un veloce passaggio a Tahiti, tanto per vedere se le balene abbiano voglia di nuotare con noi.

Un bel programmino, no?

Poi il lungo volo per l’Italia, per arrivare giusto in tempo per partecipare al Grande Raduno di Avventure nel Mondo.

Per non perdere il ritmo un paio di viaggi in previsione: un salto in Finlandia a verificare se le aurore boreali siano veramente così spettacolari, un altro a Gibuti per salutare una coppia di amici e incontrare gli squali balena nella loro migrazione annuale.

Dopo il Natale in famiglia, ce la farò ad aspettare tutti questi mesi? Inizia il grande ritorno in Polinesia Francese, passando da Laos e Cambogia, qualche giorno a Bali e alle Gili, un paio di giorni a Sydney per gli acquisti, una notte ad Auckland e voila, dovrei arrivare a Tahiti i primi di febbraio, giusto in tempo per il FIFO, il Festival Internazionale del Film Oceaniano, mai dimenticare la cultura!

Nel cassetto ho un progetto molto ambizioso, volare a Tokio da Tahiti arrivare in Cina a bordo di un comodo Cargo cantando karaoke, per rientrare via terra attraversando L’Asia, visitando il maggior numero di paesi: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan, ma anche Azerbaigian, Armenia e Georgia… L’itinerario è già pronto, mi devo confrontare con Vittorio, il viaggiatore dei viaggiatori, per metter a punto gli attraversamenti delle frontiere. Sarebbe bello inserire nel percorso anche Pakistan e Afghanistan, ma forse il momento non è ancora propizio.

La vita è fatta di progetti, i miei seguono i sogni che, uno dopo l’altro, ho la fortuna di veder concretizzare.

E ne sono riconoscente!

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Una settimana a Tahaa

In questo periodo la voglia di vivere supera quella di scrivere, ma voglio fissare questa bella settimana passata su un motu dell’isola Tahaa.

Già dall’aereo il colore della laguna è meraviglioso…

Quando si arriva poi…

Passare una settimana sotto lo sguardo vigile di Bora Bora

Circondata da una natura meravigliosa

Il giardino dei coralli

Nuotando e pescando, mangiando

Provando i benefici dei rahu Tahiti

Giocando con le razze

Anche se il pesce fogu mi ha morsa

Anche se qualche volta ha piovuto

I tramonti si annunciano carichi di colori

I colori dellarcobaleno!

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La tua corona di fougère

Con la tua corona di fougère in capo mi metto in posa e ti sorrido, carica di desiderio.

È bello percepire il chiarore dell’alba fra le fronde del tuo giardino, mentre la pioggia cade impetuosa.

Cosa c’è di meglio che dormire abbracciati mentre l’universo si sta sciogliendo?

Le mille figure del tuo marae ballano davanti al mio volto, mi guardano, osservano, partecipano anch’esse alla fiera dei sensi.

Tutto gira intorno a me, mentre la pioggia esalta i profumi…

Il profumo di questo momento, il profumo di questa corona di fougère.

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Compleanno 

Volevo festeggiare il mio compleanno in spiaggia, riunire gli amici a pk 19, dove ci sono tanti tavoli ed il mare è limpido e pulito con il suo fondo roccioso. Avevo sparso la voce già prima di partire per Rapa, certa delle simpatiche adesioni, ma qualcosa non ha funzionato. La pioggia ha iniziato a cadere già da una settimana, continua incessante, in un orribile crescendo. La notte spesso mi svegliavo per il frastuono delle onde, non molto vicine ma altamente chiassose. Il 22 tirata la tenda dal quarto piano della mia camera non potevo vedere nulla, tutto era bianco intorno a me, una valanga di acqua si stava riversando sull’isola di Tahiti. La corrente mancava, il vicino supermercato era chiuso. Verso le 7 ho provato ad uscire, approfittando di un attimo di tregua, per andare al mercato, come tutte le domeniche. Fango ovunque. Intorno alla mia macchina, sulla quale sono salita compiendo acrobazie per non sporcarmi, per le strade… Il sottopassaggio davanti al mare era pieno di fango fin sotto alla trave, mai vista una cosa simile! Ho provato a continuare, fango ovunque, sul lungomare qualche rara persona camminava con l’acqua sporca al ginocchio… Ho rinunciato. Avevo invitato la famiglia di amici alle 9 di mattina in un simpatico locale alla marina, per colazione, quello che è il pasto principale della domenica in Polinesia. Chiuso, inondato. Abbiamo cercato insieme un’alternativa, muovendoci in un panorama surreale: fango ovunque, strade allagate, fiumi straripati, cascate che zampillavano fra le rocce della montagna. L’aeroporto è stato chiuso, gli aerei dirottati alle Isole Cook. La giornata è passata simpaticamente, ho ricevuto una montagna di auguri, ma non la dimenticherò tanto facilmente!

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La forza della natura

La natura ha scatenato tutta la sua forza. Sono tre giorni che la pioggia cade forte ed implacabile, che il vento ulula fra le cime degli alberi, che il mare, perso il suo bel colore azzurrato, si agita come una furia, esprimendosi in tutta la sua violenza. “Bisogna che l’occhio delciclone continui a girare, che non si fermi, perché se si ferma e ti guarda è la fine”! Mi spiega Jojo, questa notte ci siamo tutti svegliati per la furia degli elementi, con la paura che la vetrata delle nostre stanze potesse esplodere sotto la spinta del vento. Avevo già pensato di spostarmi in corridoio col materasso…

In Italia neve e terremoti, in Polinesia acquazzone e mare in tempesta. Sono stata fortunata a rientrare la scorsa settimana in cargo con il mare calmo, non so come avrei fatto in queste condizioni, si sta valutando di chiudere il porto di Papeete e il traghetto per la vicina Moorea ha cambiato itinerario, entra nella barriera corallina dal canale di Tupuna, raddoppiando il tempo di percorrenza; lo si vede arrivare a balzelloni, mentre il capitano procede con estrema attenzione. In montagna tutto crolla, le

strade si allargano colpite da fessure, c’è chi resta bloccato in casa, chi non riesce più ad uscire, chi si ritrova col pavimento infangato…

Poveri turisti inghirlandati, non avete certo scelto il momento migliore per visitare questo paradiso! Il viaggio sognato una vita non si mostra certo all’altezza dell’aspettativa!

È la stagione delle piogge, adesso a Tahiti.

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Il colore dell’oceano

8/1Il cargo è in mezzo all’oceano, intorno a noi acqua, acqua ed ancora acqua. Segue quelle che sono le autostrade del mare, percorse dai tempi dei tempi dai navigatori polinesiani, abili a cogliere ogni segno della natura per scoprire nuove isole. Per chi pensi che l’oceano abbia un solo colore, non è così. Ci sono zone più fonde che si colorano di blu cobalto, con una pennellata di nero, ecco i chiaroscuri delle onde, le piccole onde che movimentano la superficie compatta della massa acquatica, con, a volte, una spruzzatina di bianco in cima. Il sole vivifica il tutto, regala una patina lucida al pelo dell’acqua, rendendo questo mare brillante ma anche luccicante, quasi un cielo pieno di stelle, con i suoi riflessi cangianti. Comprendo come sia stato possibile il suo culto, il culto del sole, che dall’antico Egitto alle isole polinesiane porta lo stesso nome Raa. Le nuvole partecipano al gioco di colori con il loro riflesso o filtrando il sole, schermandolo per attenuare la potenza dei suoi raggi.

La scia traccia il passaggio del cargo, tanto deciso quanto effimero, di un turchese pieno di schiuma, come nella vasca di una diva di Hollywood. Lunghi fili da pesca sono appesi dietro la nave, se mai un pesce abboccasse c’è subito qualcuno pronto a recuperarlo per farlo finire in padella. Appena partiti per ben due volte avevano abboccato, ma gli animali, nella furia della sopravvivenza, erano riusciti a liberarsi, malconci e sanguinanti, certo, ma con intatta la speranza di vita.

La mia cabina è comoda, al primo piano, ancora una volta ho avuto un trattamento di favore, sono in quella destinata al direttore della crociera, unico neo, non ha la finestra. Ogni tanto esco a respirare l’immensità del mare, a godere dell’apertura dell’orizzonte, sottolineata dalle nuvole sparse secondo file leggere in lontananza. Due intere giornate di mare fino alla sosta di un giorno nell’isola di Tubuai, si continua poi due altri giorni fino a Tahiti. Mi piace viaggiare in cargo, il mare è calmo, le mie preghiere sono state esaudite!

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Rapa, la partenza

7/1

La grande nave carica di merci è arrivata ieri sera verso le 19, con l’ultimo chiarore del tramonto, da questa mattina scarica le preziose mercanzie che ogni abitante attendeva. Mai visto tanto traffico nell’unica strada dell’isola! Molti sono costretti a più viaggi per recuperare le mercanzie, non tutti hanno un’auto, c’è chi viene in dumper, chi ha un simpatico rimorchio attaccato alla bicicletta… Verso mezzogiorno il segnale: due colpi di sirena, è il momento di prepararsi ed andare al porto. Tutta l’isola è venuta a salutarci. Ogni persona in partenza ha una corona in capo, la mia non è di fiori freschi, è preziosamente realizzata con foglie seccate e colorate con terre ed erbe, la mia ospite ci tiene a non farmi sfigurare! Il simpatico Micael mi infila una grossa collana di conchiglie con tanto di medaglia già mentre cammino verso il porto, è timido, preferisce salutarmi lontano dalla folla. Ogni persona che saluto ha per me un regalo, collane dei semi tipici dell’isola vengono infilate intorno al mio collo, una dopo l’altra. Sono gentili gli abitanti della remota isola di Rapa, ognuno ha un pensiero per me, una signora infila una borsetta intrecciata nel mio braccio… Iniziano i canti. Si canta e ci si saluta, con due sonori baci sulle guance e tanti regali, mille ringraziamenti, gli occhi sono lucidi, fastidiose lacrime scivolano sul viso. Tutto il villaggio canta, non è il tono forte ed allegro del nostro arrivo, è un tono basso, triste e lento che sottolinea la tristezza di questa partenza. Il temuto momento arriva, la passerella viene levata i canti salgono di tono, le lacrime colano, l’isola si allontana…

Grazie Rapa, grazie di avermi accolta, grazie di questa bella esperienza!

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Il giro dell’isola di Rapa!

6/1

Il sole ci ha baciato con vigore questa mattina presto, dandoci la sua benedizione per il giro dell’isola che compiremo a bordo di due baleniere, entrambe cariche di ragazzini della scuola media che domani, come me, lasceranno l’isola per ritrovare la scuola a Tubuai, a Tahiti od in altre isole. 

Il giro comincia, il capitano della mia barca è Tehau, il mio ospite, che ho scoperto essere anche un ottimo ballerino. Passiamo ad Area, il villaggio di fronte, per recuperare gli ultimi partecipanti e via! Pronti a solcare l’oceano! 

La giornata è meravigliosa, troviamo giusto un po’ di mare all’inizio, nella parte est dell’isola, il resto è coperto dal vento. Non passiamo nel canale di accesso, costeggiamo quel grande scoglio che è la remota isola di Rapa passando fra questa e l’isolotto chiamato Rapa Iti, la piccola Rapa, il primo di una serie disseminati intorno alla costa. Per superare la fine dell’isolotto dobbiamo aspettare il momento opportuno, il passaggio non è molto profondo, bisogna contare le onde, mi spiegano, ed ecco, via, si passa velocemente per non perdere l’attimo. L’isola è un alternarsi di pareti rocciose e colate laviche che si possono indovinare ancora, dopo svariati millenni. Passiamo la baia della famosa grotta, dove vivevano i tupuna, gli antenati, che ha al suo interno una sorgente, continuiamo il nostro percorso fino alla valle di Pareati, anticamente abitata, se ne vedono chiaramente le tracce. Il luogo è meraviglioso, circondato dal verde dell’erba, soffice ed umida dei mille rivoli che cercano di unirsi per diventare un ruscello, il mare risplende nel suo colore blu più intenso, l’isolotto di Rarapai con i suoi due picchi trionfa in un lato della baia. I ragazzi corrono immediatamente sulla collina seguendo il fiume, i polinesiani adorano fare il bagno nell’acqua dolce, scivolare sulle rocce lisce per passare, fra spruzzi e schiamazzi, da una pozza all’altra. 

Sulla spiaggia la grande organizzazione per il pranzo comincia immediatamente, è vero che in Polinesia non si rischia di morire di fame, qui a Rapa questo concetto viene amplificato dai mostruosi tamara’ara, dove le tavole vengono imbandite con ogni sorta di prelibatezza in enorme quantità. Sul fuoco finisce ogni tipo di cibo: quarti di pollo, pezzi di capra, maiale, bue, dentro una pentola uno spezzatino di cane, il suo padrone ha dovuto abbatterlo perché non riusciva ad addestrarlo e qui non si butta nulla. Alla mia domanda: “Lo mangerai?” Mi risponde sereno: “Certo, tutti insieme.”

Gli uomini sono partiti alla pesca, indossate le mute, resteranno ore in acqua, caricati i fucili, per procurare i pesci per noi e per le loro famiglie. Una vera armata di guerra! 

Dopo il lungo pranzo tutti a terra per una salutare siesta, il cielo è coperto adesso ed un venticello leggero scaccia le mosche. 

È ora di rientrare, magicamente pentole, ghiacciaie, tendoni, ogni cosa sbarcata viene raccolta, piegata, imbarcata, in un attimo sulla spiaggia come traccia del nostro passaggio restano solo le ceneri del fuoco, ancora calde. Terminiamo il giro lentamente, con calma. Il mare è ben calmo, mi indicano il moai naturale a Komire, continuiamo passando per Mata, la montagna testimone di una triste storia: un marito tradiva la moglie, lei lo sapeva e soffriva. Quando l’uomo andava a pesca i pesci più grossi erano per l’amante, per la povera donna ed i sui figli solo i resti… Un brutto giorno, al colmo dello sconforto la donna sale sulla montagna insieme ai suoi figli, il marito la vede e la segue da lontano. Arrivata sulla grande falesia prende il primogenito e lo getta dal dirupo, poi il suo secondogenito, il marito si avvicina e le chiede cosa mai stia facendo, la donna mente: “Getto pietre sugli uccelli.” Si annoda in vita un tessuto con dentro il suo ultimo nato e si getta essa stessa nel dirupo. Pare che la sua anima vaghi ancor’oggi nei dintorni di questo luogo.

Ecco, siamo in vista di Ta’una l’isoletta di sabbia con 1 pino al centro a fianco del canale d’accesso all’isola, il giro è finito, siamo arrivati. 

Che bella giornata!

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Cantare…

2/2
Un altro miracolo si è compiuto nella remota isola di Rapa, non solo ho cantato esibendomi nel coro, davanti a tutta la popolazione, mi sono anche esibita come solista! Alla fine del grande tamara’ara dove ci è stato offerto cibo di ogni tipo in grande quantità, sono cominciati i discorsi, terminati con un canto. Il grosso sindaco, sempre ironico, le cui parole fanno sganasciare la popolazione, l’anziano pastore di Area, con sua moglie, curva ma piena di vita, si sono esibiti in un tenero duetto, l’etnologo di chiara fama francese e la moglie hanno cantato in Reo, lingua, Rapa. Una famiglia polinesiana della quale il padre è originario di Rapa non teme il microfono: la donna canta una famosa canzone della sua isola alle Tuamotu composta dal nonno ed è un’ovazione! Tocca poi alla coppia po’opa, francese, arrivata in veliero, tanti ringraziamenti ma niente canto, no, proprio non sanno e non se la sentono di cantare. Nel mentre percepivo il cerchio che si stringeva intorno a me, il mio turno stava per arrivare e cercavo di pensare ad una qualche strategia per non uscire troppo male da questa ardua prova. Un bel discorso, iniziato in italiano con un “Buongiorno, buon anno!” Le sonorità della mia lingua piace tanto ai polinesiani, seguito dalla sua traduzione in Reo Ma’ohi, che ancora non domino, ma fino a questo, ci arrivo: “‘Ia Ora Na, ma Tahiti api!” Ho guadagnato il primo applauso. Dopo qualche parola sulla curiosità che ho avuto sin dal mio arrivo in Polinesia, per quest’isola e le sue indiscusse qualità, come l’inaspettato ottimo cibo, mi sono ritrovata al centro della tenuta richiesta: “Himene, himene!” “Una canzone, una canzone!” Ho giurato a me stessa di cercare d’impararla, per il futuro, almeno questa, almeno una. Dopo aver avvertito il mio pubblico del rischio che avrebbero corso le loro orecchie mi sono lanciata in un “O sole mio…” La sala è immediatamente risuonata dell’eco della mia melodia, “O sole mio” è la canzone più cantata nel mondo, naturalmente il popolo polinesiano la conosce, fino nella remota isola di Rapa, così, accompagnata e sostenuta dalle voci del coro improvvisato, ho cantato la prima strofa, con la voce carica di emozione e le lacrime che scendevano dai miei occhi. All’ultimo “…sta nfronte a te” ho ricevuto un’ovazione, in parecchi sono venuti a congratularsi con me per come avessi cantato bene. Non è forse un miracolo questo per una come me, stonata dalla nascita? img_2323

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Capodanno

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Un raggio di sole fa risplendere la profonda baia della remota isola di Rapa, il vento è calato, ecco un bel regalo per questo primo giorno dell’anno 2017, dopo tanto Makiki, il vento freddo del sud, condito da tanta pioggia.
L’ultima serata dell’anno è trascorsa tranquilla, come le altre, forse ancora di più, la coppia dei miei ospiti si è addormentata appena dopo il tramonto: era stata incaricata di preparare il pesce crudo per il grande tamara’ara, banchetto, di oggi e si sono dovuti alzare alle 2 di notte per tagliare, insieme ad amici e parenti, la montagna di filetti di tonno che li aspettava. Ieri era toccato alle verdure, peperoni, pomodori, cipollotti e succo di limone, ogni alimento è stato accuratamente pulito e tagliato, per essere pronto all’uso. Tagliano fino, senza essere spaventate dalla quantità, le donne dell’isola, grandi lavoratrici. Un particolare divertente, avevano svuotato di polpa e semi i pomodorini che crescono nell’isola ed avrebbero gettato questo appetitoso succo se non fossi intervenuta passando al forno due baguette e preparando due teglie di bruschette! Ampiamente apprezzate!
Oggi, dopo la lunga messa al tempio, avrà luogo l’annuale riunione di tutti gli abitanti dell’isola: chiunque abbia qualcosa da dire può farlo. Sarà in lingua locale, spero ardentemente di trovare un traduttore. Dopo la riunione il ballo pubblico, impossibile farlo il 31, quando tutti sono presi dai preparativi del grande tamara’a del 1 dell’anno. Nella remota isola di Rapa si balla il 1o gennaio!img_2303

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