Archivio dell'autore: fiore765

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Una tardoncella di 53 anni che ha lavorato fino alla cinquantina come achitetto, 'mère cèlibataire' di un ragazzo oramai uomo con una buona professione avviata, che ho cresciuto da sola; dopo una vita ricca di responsabilita' ho felicemente perduto il lavoro (che era interessante e non avrei mai pensato di lasciare). Dopo un primo momento di disorientamento mi sono indirizzata verso la mia grande passione: andare alla scoperta del mondo! Cosi' sono partita per il Pacifico.

Propositi

È un po’ di tempo che trascuro il mio blog, la correzione delle bozze del libro Heiva a Raivavae prima, la Heiva con gli articoli per la RivistaEtnie adesso… Scrivere un blog è una passione che può affievolirsi ma non si spegne.

Eccomi di nuovo carica di buoni propositi: a breve pubblicherò le foto del viaggio in Ecuador, che sono rimaste in archivio e inizierò a scrivere per documentare il giro negli atolli che sta per iniziare.

Un’altra delle mie sfide: 22 giorni come coordinatore del gruppo SOLO ATOLLI di AVVENTURE nel MONDO in tenda per campeggiare nelle spiagge più belle di Fakarava, Rangiroa e Tikehau, meravigliosi atolli delle Tuamotu. Per riposarsi poi 5 giorni in quel gioiellino di Maupiti e 2 a Bora Bora, la perla del Pacifico.

Fra un arcipelago e l’altro un veloce passaggio a Tahiti, tanto per vedere se le balene abbiano voglia di nuotare con noi.

Un bel programmino, no?

Poi il lungo volo per l’Italia, per arrivare giusto in tempo per partecipare al Grande Raduno di Avventure nel Mondo.

Per non perdere il ritmo un paio di viaggi in previsione: un salto in Finlandia a verificare se le aurore boreali siano veramente così spettacolari, un altro a Gibuti per salutare una coppia di amici e incontrare gli squali balena nella loro migrazione annuale.

Dopo il Natale in famiglia, ce la farò ad aspettare tutti questi mesi? Inizia il grande ritorno in Polinesia Francese, passando da Laos e Cambogia, qualche giorno a Bali e alle Gili, un paio di giorni a Sydney per gli acquisti, una notte ad Auckland e voila, dovrei arrivare a Tahiti i primi di febbraio, giusto in tempo per il FIFO, il Festival Internazionale del Film Oceaniano, mai dimenticare la cultura!

Nel cassetto ho un progetto molto ambizioso, volare a Tokio da Tahiti arrivare in Cina a bordo di un comodo Cargo cantando karaoke, per rientrare via terra attraversando L’Asia, visitando il maggior numero di paesi: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan, ma anche Azerbaigian, Armenia e Georgia… L’itinerario è già pronto, mi devo confrontare con Vittorio, il viaggiatore dei viaggiatori, per metter a punto gli attraversamenti delle frontiere. Sarebbe bello inserire nel percorso anche Pakistan e Afghanistan, ma forse il momento non è ancora propizio.

La vita è fatta di progetti, i miei seguono i sogni che, uno dopo l’altro, ho la fortuna di veder concretizzare.

E ne sono riconoscente!

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Una settimana a Tahaa

In questo periodo la voglia di vivere supera quella di scrivere, ma voglio fissare questa bella settimana passata su un motu dell’isola Tahaa.

Già dall’aereo il colore della laguna è meraviglioso…

Quando si arriva poi…

Passare una settimana sotto lo sguardo vigile di Bora Bora

Circondata da una natura meravigliosa

Il giardino dei coralli

Nuotando e pescando, mangiando

Provando i benefici dei rahu Tahiti

Giocando con le razze

Anche se il pesce fogu mi ha morsa

Anche se qualche volta ha piovuto

I tramonti si annunciano carichi di colori

I colori dellarcobaleno!

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La tua corona di fougère

Con la tua corona di fougère in capo mi metto in posa e ti sorrido, carica di desiderio.

È bello percepire il chiarore dell’alba fra le fronde del tuo giardino, mentre la pioggia cade impetuosa.

Cosa c’è di meglio che dormire abbracciati mentre l’universo si sta sciogliendo?

Le mille figure del tuo marae ballano davanti al mio volto, mi guardano, osservano, partecipano anch’esse alla fiera dei sensi.

Tutto gira intorno a me, mentre la pioggia esalta i profumi…

Il profumo di questo momento, il profumo di questa corona di fougère.

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Yucca


Ecco una nuova ricetta, semplice e gustosa. Si raccoglie la radice di yucca, con l’aiuto di un machete la si sbuccia levando la corteccia marrone, conservandone solo la parte candida. Con l’aiuto di un tronco speciale pieno di dure escrescenze la si grattugia; la polpa viene prima setacciata per renderla omogenea e senza grumi, poi accuratamente strizzata in un apposito attrezzo di fibre intrecciate. Il latte ottenuto verrà cotto lungamente per farlo ispessire fino a diventare una marmellata scura, dal sapore piccante. La fibra si pone sul fuoco, in un largo recipiente di terracotta, la si livella omogeneamente con un attrezzo di legno di balza o con una ciotolina, mentre il fuoco la rende compatta e dorata. Un po’ d’attenzione nel girarla, ancora due minuti di cottura ed ecco, il nostro pane è pronto, compatto e fine come un’ostia, ottimo per essere mangiato solo, con il nero succo addensato del suo latte, con una marmellata di goyava o, perché no, con un buon pomodoro rosso e qualche cipolla. 

È una ricetta tipica della selva amazonica.

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Amazonia

Dei posti dove sia difficile svolgere la vita umana, l’Amazonia è certamente uno di questi. Area di enorme estensione, situata fra Ecuador, dove l’ho visitata, Colombia e Brasile, non ha strade, la si percorre navigando tortuosi corsi d’acqua su lance scoperte, spesso sotto la pioggia battente, coperti dai poncho impermeabili.
La fittezza della vegetazione è impressionante, la foresta pluviale che tutto ricopre sviluppandosi in strati sovrapposti, abitati da animali differenti: i caimani in basso, scimmie ed uccelli di vari specie in alto, insetti e serpenti per ogni dove. L’acqua che circola nei rii prende il colore marrone dal tannino delle piante, solo nella laguna grande, piana di origine alluvionale, ha il riflesso verde cupo della natura che la circonda. In questa luogo ostile, sempre umido e gocciolante, vive, fra le altre, una meraviglia del regno animale: il delfino rosato. Abbiamo avuto la fortuna di vederlo: ci è venuto incontro mentre navigavamo sul fiume, compiendo simpatiche evoluzioni, felice della pioggia. Questi animali si trovano unicamente in Amazonia, non si sa bene se il loro colore diventa rosato quando siano accaldati o se alcuni esemplari lo conservino sempre, come le differenti razze del genere umano.  

Per le popolazioni indigene i delfini rosati hanno una magia particolare, si trasformano in uomini, alti, belli, accuratamente vestiti con pantaloni bianchi, poncho e cappello di paglia per nascondere il buco di sfiato sulla testa attraverso il quale respirano. Seducono le donne facendole ballare tutta la notte, nessuna donna riesce a resistere al loro fascino, scelgono sempre la più bella, la portano avvolta in un tenero abbraccio a passeggiare romanticamente in riva al rio… La mattina dopo la donna non ricorda nulla di cosa sia successo durante la notte… Qualche mese dopo scopre di essere in stato interessante!

I delfini rosati vengono considerati i padri di tutti i bambini nati da madri sole, all’anagrafe non mancano registrazioni dove il padre dichiarato sia lui, il delfino rosa! 

Gli uomini dell’Amazonia stanne molto attenti a questi animali, per evitare che le loro mogli si ritrovino incinta di un bel delfino rosato!

Sono state giornate umide e gocciolanti, sono state giornate trascorse come se si vivesse all’interno di un documentario. 

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Paraguay 

Il Paraguay è un paese interessante, il cuore del Sudamerica, come ha detto papa Francisco, un paese piccolo, senza sbocco al mare, ma autentico ed ospitale.Importante notare come questo paese abbia conservato la lingua parlata prima delle invasioni europee, il guaranì, i paraguegni sono tutti perfettamente bilingue ed esiste il progetto di far diventare questa la lingua ufficiale dello stato. 

I Guaranì sono dei simpatici indigeni, cacciatori raccoglitori, che vivevano nella zona centrale del Sudamerica, spostandosi al primo segno di riduzione delle risorse naturali delle quali vivono; in questo modo sono riusciti a scampare l’educazione gesuitica e la pressione coloniale ed a mantenere lingua e tradizioni che, inutile dirlo, seguono l’andamento della natura. I confini non esistono per loro, passano da Brasile, Argentina, Uruguay a seconda delle necessità stagionali.

La capitale Asunción è la Madre de Ciudades, fu dal 1537 la prima base dei conquistadores che da qui si irradiarono, navigando sulle acque del Rio Paraguay prima e del Rio Paranà poi, per fondare le altre città, oggi importanti, del Sudamerica. 

Le sue strade principali sono 5, disposte come le dita di una mano, il centro non è molto vasto e maltenuto, la vita si è spostata nella parte moderna, in piena espansione, lasciando a vivere nel degrado chi non abbia potuto o voluto traslocare. 

La Costanera, il lungofiume, è meta di passeggiate e piccole imbarcazioni, ma non solo, come vagoni di un treno le lunghe chiatte piene di chissà quali mercanzie passano spinte dai rimorchiatori.

Il cuore della città è indubbiamente il Mercado 4, dove è possibile comprare qualsiasi cosa, una Vucciria gigante. Un film che ha avuto successo è stato girato qui, il titolo “7 cajas”, mi sono promessa di vederlo al mio rientro.

Ho trovato ciò che volevo ad Asunción, un alloggio comodo e simpatico per riposarmi e riorganizzarmi prima dell’Ecuador.

Fatto il bucato, mi sono concessa per la prima volta un pedicure, ho colorato i miei capelli con l’henné, mi sono riposata per riprendere forze ed eccomi pronta per la prossima Avventura! 

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Tereré

Come è potuto capitare questo? Sono nella Placa Uruguaya in Paraguay ad Asunción a bere il tereré con un ragazzo dell’Argentina ed uno del Brasile…

In Paraguay in questa stagione è molto caldo, tutti si fermano a bere una infusione che calda si chiama mate, ma che può essere fredda e con l’aggiunta di erbe fresche pestate al momento in un grande mortaio di legno. Bevanda rinfrescante ed energizzante! 

Questa foto riassume il mio giro degli ultimi giorni! Ciao Gonzalo, ciao Nando, spero di rincontrarvi presto!

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Iguaçu, Iguazu

Fragorose, imponenti, infinite… Narra la leggenda guaranì che la bella Naipi, figlia del capo, si era innamorata di Taruba, un giovane della tribù vicina e la data delle loro nozze era già stabilita.

Ogni anno veniva sacrificata una giovane a M’boy, il dio serpente che viveva nel fiume, per tenere a bada la sua furia.

Naipi non era stata prescelta per questo sacrificio, ma si specchiò nell’acqua del fiume, M’boy la vide e ne restò incantato, mai gli era stata offerta una fanciulla così bella! Subito pretese dai Guaranì la bella Naipi in sacrificio. 

Rifiutare era impossibile.

Nottetempo Taruba venne a cercare la sua promessa e fuggirono insieme su una canoa lungo il fiume. Il dio se ne accorse e furioso, fece sprofondare l’intero fiume davanti a loro, creando un’enorme spaccatura. Trasformò Naipi in roccia, ai piedi della cascata affinché non potesse più scappare ed il giovane in una palma sul bordo dell’abisso, che potesse vederla ma non più toccarla, per l’eternità. 

Il primo europeo a vederle fu Alvaro Nuñez, nel 1542, in zona vivevano e vivono i Guaranì, parola che significa guerrieri, più esattamente i Guaranì-mbià, e nella loro lingua Iguaçu significa i, tanta, guaçu, acqua. 

Interessante sapere che la lingua dei Guaranì, è il tupi, non solo parlata ancora oggi in una zona molto vasta del Sudamerica che comprende Argentina, Brasile Bolivia e Paraguay, in quest’ultimo stato esiste il progetto di farla diventare lingua nazionale, per sottolineare l’identità del paese, dove viene parlata dall’86% della popolazione. Non per niente l’indipendenza dalla Spagna venne conquistata nel 1811. 


Con i loro tre chilometri di larghezza queste cascate sono uniche l mondo! 275 salti dell’altezza media di 65 metri, particolare la garganta do diablo, dove si riuniscono 14 cascate per un dirupo di 90 metri, formando una fitta nebulizzazione che si libra leggera fino in cielo, per giungerai alle nuvole in un trionfo di arcobaleni. I 1.500 metri cubi di acqua al secondo che sprofondano fanno sì che vengano visitate da almeno 2 milioni di persone l’anno.

Da visitare il lato argentino e quello brasiliano, meglio alloggiare in Brasile, più economico e meno turistico! 


Nelle gite alle cascate mi sono fatta degli amici:


Il pesce gatto, enorme!


Tanti coati, un procione col naso da formichiere…


Un giovane caimano…

Purtroppo il sentiero Macuco era chiuso per la presenza di troppi giaguari e mi sono persa l’armadillo!

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Da Iguazu ad Asuncion

Il gestore della posada Flores mi voleva assolutamente aiutare. Prima mi ha proposto di partire per Asuncion con la sua socia alle 4 del mattino, troppo presto per me che non ho bisogno di arrivare ad un orario preciso, anzi voglio godermi il viaggio. Non avrei attraversato il confine a piedi, esperienza che volevo proprio fare, anche se con le scarpe e non scalza, vero Alessandra? La socia era un’energica quarantenne con i capelli tinti di grigio, non grigi, tinti di questo colore, magari fumava o chissà come guidava… Avrebbe viaggiato con il suo compagno, un mulatto che doveva darle belle soddisfazioni.Non contento, la mattina dopo colazione il gestore mi ha infilata quasi a forza nell’automobile di due sposini, tutti perfettini, appena arrivati da San Paolo per comprare nella conveniente Ciudad del Este, in Paraguay l’elettronica per la loro nuova casa. Né io né loro abbiamo avuto modo di controbattere, mentre scaricavano i loro pochi bagagli ha infilato nel cofano il mio valigione maremonti, ha spiegato che dovevo far timbrare la mia uscita dal Brasile e siamo partiti. Con lo spagnolo me la cavo, del portoghese proprio non capisco nulla, loro masticavano una decina di parole di inglese… Ho atteso, in balia degli eventi, fino a che, arrivati vicino alla dogana, mi hanno scaricata con tutto il valigione ed hanno continuato per la loro strada. Messo il timbro sul passaporto, il tassista di ieri mi aveva avvisata: “Devi farti timbrare l’uscita, altrimenti risulti sempre in Brasile” visto che la grande massa di gente che passa la frontiera non ne ha bisogno e se si segue il flusso si rischia di diventare clandestini senza esserlo, ho affrontato il ponte. Non c’era pericolo, solo era in salita e lo spazio in cui passare stretto ed affollato. Sono giorni di festa in Argentina e Brasile questi, tutti ne approfittano per venire qui a fare spese. Avrei voluto una foto mentre camminavo sul ponte, con zaino e valigia, ma tutti correvano verso la metà agognata, mi sono dovuta accontentare di fare una foto al fiume. 

Arrivata in Paraguay, timbrato l’entrata, sono salita su un autobus di linea che ho potuto pagare con pochi soldi brasiliani che mi erano rimasti, sempre io ed il valigione, sempre aiutata a caricarlo dalla gente. Arrivata al terminal dei colectivos, il Sudamerica si sa, lo si gira in bus, un giovane mi è letteralmente venuto a prendere per farmi salire sul bus della sua compagnia, diretto ad Asuncion, sì, ma con tutte le fermate possibili! Ho guardato il panorama, ho visto due volte lo stesso film, sempre quello passava il convento, e non si arrivava, non si arrivava mai! 

La strada, con le sue due corsie tagliava il paese a metà e mi ha permesso di averne una visione generale. Tanta gente, tante piccole casette, tanti piccoli negozi, si può comperare da mangiare ovunque! Ambulanti salgono e scendono dal bus con le loro mercanzie, proponendo succhi di frutta, panini, asadito, spiedini di carne… il Paraguay è un paese meno sviluppato rispetto a quelli che ho visitato finora, mi sembra autentico, anche se selvaggio, mi piace vedere le piccole costruzioni in mattoni rossi con le tegole sul tetto!

Abbiamo incrociato un terribile incidente, un camion aveva colpito e distrutto un’auto, facendo volare anche un motociclista. Chissà quale era stata la dinamica dell’incidente, se la moto aveva causato una brusca frenata, o l’auto tentato un sorpasso azzardato, od un colpo di sonno del camionista… 

Passato il lago il paesaggio è diventato meno agreste e più cittadino, perdendo la sua bellezza, ingolfandosi di mercati e di gente. Un tratto urbano ed eccoci al terminal di Asuncion. 

Dovevo cambiare un po’ di soldi, almeno per pagare il taxi, con la stanchezza rischio sempre di fare confusione, dopo aver cambiato in guaranì Paraguaiani i pochi soldi brasiliani rimastomi, ho chiesto moneta uruguaiana. Vedevo che c’erano difficoltà a procurarmela, non riuscivo a capire il tasso di cambio, me ne aspettano molti di più… Per fortuna ho chiesto quanto costasse il taxi per il centro, l’omino mi ha detto: “Non hai abbastanza soldi, vai in bus” Come, e questi cosa sono? “Questi non sono di qui!” Sventato l’errore fra mille risate, presa la giusta moneta, sono salita sul taxi guidato da un argentino, qui da 30anni per sfuggire la crisi nel suo paese. Mi ha chiesto circa la metà di quanto previsto, seguendo il tassametro, chiacchierando amabilmente. L’alloggio è carino, una casetta tipica adibita ad hostel, era la casa della nonna ed ha mantenuto la sua struttura, con i due patio e le sue piante, sembra anche abitata da gente simpatica. Sono andata a piedi nel vicino centro per veder un po’, pericoloso? Non pericoloso? Certamente un luogo dove fare attenzione. Ho mangiato una buona zuppa di pesce nell’equivalente del nostro caffè Greco di via Condotti, mi piace viziarmi quando sono stanca, e via a nanna, che era già tardi.

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Brasile


Sono tornata in Brasile 40 anni dopo, come se niente fosse.

Un breve passaggio di un giorno per ammirare le cataratas anche da questo lato.

Era stato il mio primo viaggio intercontinentale, sola, senza i genitori, invitata da un’amica mooolto benestante. Mi ero ritrovata a Rio de Janeiro, e mi era così piaciuto, che l’anno seguente avevo fatto di tutto per tornarci con la famiglia, per condividere la mia bellissima scoperta. Non scorderò mai quel primo viaggio in Sud America, perfetto per le emozioni provate, per le sensazioni vissute. La spiaggia immensa, le onde, fredde, che ti risucchiavano per trasportarti in pieno oceano, la sabbia fresca intorno al piedi al tramonto, quando ci si indugiava a parlare… “Ti muovi come una ballerina” Mi disse una signora, “Studi forse danza?” No, ma sarebbe stata la mia grande passione! 

Ho ancora in bocca il sapore del budino al cocco, bello caramellato, le insalate fatte di foglioline mai viste, gli ananas che si chiamavano abacasci… Cafesito cafeson, caffè corto o lungo? 

Quel capodanno passato a ballare la samba in non so quale prestigioso locale, la tavolata di italiani, non il gruppo con il quale ero, impazzita intorno ad un magnifico trans, ed io, scatenata, scatenatissima come sempre, ma questo non mi aveva impedito di conoscere un fratello ed una sorella italo brasiliani, venuti con i genitori, seguendo il filo delle proprie origini. 

Ci siamo visti e rivisti… Abitavano a Firenze. La prima volta che ho guidato in autostrada è stato sulla Pisa Firenze, per andare a pranzo da loro, con la vecchia mini di mia madre che vibrava tutta e mi sembrava di pilotare un jumbo… 

Così diversi da me e dalla mia vita, così perfetti, con quella madre brasiliana che non solo era bella, ma aveva quel qualcosa che appartiene alle persone speciali… La loro casa così moderna, lui studiava architettura, poteva inclinare il piano bianco della scrivania per disegnare, lei studiava canto, aveva un pianoforte in camera su una pedana, un quarto di coda credo…

Il padre ci guardava e rideva sotto i baffi, anche se non ricordo se li avesse veramente. 

Non andò come sarebbe potuto andare.

Ricordo bene quella vacanza, i tamburi che risuonavano per le strade, la mia grande voglia di ballare, di sentirmi libera… La stessa che provo ancora adesso. Mi univo ai cortei di samba senza essere notata, la mia pelle scura e sempre abbronzata è sempre stata un ottimo lasciapassare in parecchi paesi del mondo, almeno fra quelli che amo frequentare. 

Degna conclusione: il volo in Concorde Rio de Janeiro – Parigi, esperienza che pochi possono dire di aver intrapreso. Non mi rendevo conto della fortuna che avevo, mi sembrava tutto così semplice e naturale… Colpita da una terribile gastroenterite nella capitale francese, dove con la mia amica ed il fratellino ci contendevamo il bagno…

E il fratello e la sorella?

Persi di vista per tanti anni, ritrovati grazie alla magia di FB.

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