Himalaya, il volo

È stata un’esperienza incredibile, vedere quelle cime bucare la fitta coltre di nubi, forti e fiere di essere parte della catena montuosa più alta della terra. Ho volato sull’Himalaia questa mattina subito dopo l’alba, per la seconda volta ci siamo alzate alle 5, ieri pioveva forte, siamo arrivate all’aeroporto abbiamo aspettato invano, volo cancellato, ma oggi… Oggi ci hanno imbarcate insieme a due famiglie indiane, per farci godere di uno dei migliori spettacoli forniti dal nostro pianeta terra. Appena uscite dal bianco ovattato che ci avviluppava, ecco risplendere l’azzurro del cielo, la morbida coltre di nuvole traforata dalle cime delle montagne, coperte dai loro ghiacciai perenni, aspre, rocciose, quasi impossibili da raggiungere.

Penso a Giuseppe Pompili, coordinatore di AVVENTURE NEL MONDO come me, con la sola differenza che lui questi ottomila se li è scalati tutti e 14, con la sola forza delle gambe. Ricordo quando ero casualmente capitata alla sua proiezione e mi ero gustata il racconto. Di come aveva parlato della finestra di 2/3 giorni durante la quale si possa tentare la scalata del Sagarmatha, l’Everest, 8.848 metri sopra il livello del mare, la montagna più alta del nostro pianeta. Dell’ultimo tratto da percorrere, apparentemente breve ma terribile. Del nervosismo della notte nell’ultimo campo prima della grande impresa, dove già pochi riescono ad arrivare, di come avesse rinunciato a soli 50 metri dall’agognata meta, mentre il suo compagno che aveva continuato era stato inghiottito dalla montagna, quella montagna che non perdona e fa suo chi osi sfidarla senza averne realmente le capacità. Delle due scalatrici coreane in competizione, ognuna controllava che l’altra non barasse respirando ossigeno; anche di queste una era scivolata rimanendo in un ghiacciaio eternamente… Ho letto che il percorso dal campo base è costellato di tracce di chi ha provato e non c’è riuscito, si segue il sentiero per svoltare a destra dove affiorano gli scarponi azzurri, non dimenticare di andare a sinistra dopo la giacca a vento rossa, e così via, seguendo un percorso tracciato da chi per averlo tanto desiderato ci è restato.

Ce l’ha fatta Pompili, l’ingegnere bolognese dalle cosce di marmo, qualche anno dopo quella serata è riuscito a conquistare l’agognata cima.

Ce l’abbiamo fatta, il mio piccolo gruppo ed io, a sorvolare le montagne più alte della terra, senza farci scoraggiare dalle cattive previsioni meteorologiche o dalle alzatacce.

Ciascuno ha avuto la sua giusta soddisfazione!

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