Storia di una traversata

Quest’anno il clima è bizzarro nell’emisfero sud, l’inverno australe si fa sentire in tutte le sue sfumature, anche se rapportato alla mitezza del clima polinesiano. Abbiamo dovuto affrontare la traversata della laguna di Rangiroa in una giornata di mare mosso, è grande questa laguna, la più grande dell’arcipelago delle Tuamotu, potrebbe tranquillamente contenere l’intera isola di Tahiti con la sua coda. Il tempo normale di attraversamento è di circa un’ora, dipende dalle condizioni del mare… Sapevamo che sarebbe stata dura. Del nostro piccolo gruppo nessuno ha avuto paura, avevamo grande fiducia in Manua, il nostro capitano. La rotta più breve sarebbe stata quella obliqua, ma avremmo avuto le onde di fronte, allora Manua ha tagliato la massa d’acqua perpendicolarmente, preoccupandosi del nostro confort. All’inizio era impressionante, le onde muovevano la barca come se fosse un fuscello, facendola salire e scendere sulle sue liquide montagne che la toccavano di traverso, sembrava potesse capovolgersi in ogni momento. Ero a poppa, seduta nel lato maggiormente riparato, ciò nonostante forti secchiate salate mi sommergevano con regolarità. Ero girata a guardare la scia, il punto maggiormente omogeneo, per evitare un attacco di mal di mare o perdermi in inutili preoccupazioni. Intorno a me tutti erano silenziosi, il capitano concentratissimo, come lui anche Moana, il suo uomo di fiducia, originario di Rapa, dalle mille abilità, non ultima la navigazione: il suo figlioletto di appena 6 anni segue le sue orme, tanto da essere capace di indicare la rotta fra mille scogli di corallo. Vedevo il volto terreo di Claudia, seduta proprio di fronte a me, di tanto in tanto mi giravo e notavo la sofferenza di Titti, immobile, assente, come se fosse in un altro mondo… Per proteggerci ci siamo tutti chiusi in noi stessi, a doppie mandate, fermi, immobili, pensando ad altro per non soccombere sotto la forza dei marosi, aspettando che passasse quel tempo infinito, necessario a rientrare. Un paio di volte ci hanno chiesto se tutto andasse bene, cosa potevamo fare se non annuire? Non avevamo scelta.

Una volta raggiunta la terra, quando il cuore già si allargava dalla gioia, abbiamo dovuto costeggiarla, le onde erano di fronte e ci colpivano con maggiore violenza. Piero e Noemi si sono sdraiati sui bagagli per essere meno colpiti, se non avessero avuto quell’espressione tirata sarebbero sembrati due allegri vacanzieri. Eravamo quasi arrivati, ho visto Manua rilassarsi, emettere grida di gioia anche se le secchiate avevano raddoppiato forza e intensità, eravamo quasi alla fine, il più era fatto, sicuramente il nostro nocchieri conosceva quel tratto di mare, pass di Avatoru compresa, come le sue tasche. La grande casa di Olga sembrava non spuntare mai. La ricordavo così vicina, invece ci sono voluti altri 20 minuti di navigazione, durante i quali, se mai avessimo ancora avuto un centimetro di corpo asciutto, ci eravamo ridotti tutti grondanti.

L’ingresso nel piccolo porticciolo è stato drammatico: la forte corrente lo agitava e non era quasi possibile fermarsi. I cani hanno annunciato il nostro arrivo con un rumoroso abbaio, correndo in tutte le direzioni, immediatamente Sophie, la giovane moglie di Moana è corsa ad aiutare… Moana facendo da puntello con il suo fisico possente teneva ferma la barca mentre l’altro ragazzo dell’equipaggio lanciava le valige sulla piccola banchina… Sì, avevamo anche tutte le valige con noi! Provvidenzialmente coperte da una tela cerata.

Ricordo di essere scesa il più velocemente possibile, avevo bisogno di fare pipì, non vedevo l’ora di toccare terra e trovare un bagno. Anche Olga è accorsa gridando: “Nella doccia, andate nella doccia!” Indicando la sua casa, dove c’è sempre l’acqua calda. Ho salito i gradini a due a due, come mi sono infilata nella doccia ho visto le altre arrivare alla spicciolata, il calore è stato ritrovato con l’acqua calda condivisa, tutte insieme appassionatamente, un po’ vestite un po’ in costume, tremanti ma allegre, felici di aver ritrovato la terra ferma. L’ultima ad arrivare è stata Claudia che, dopo aver tanto tenuto, si era sentita male non appena toccata terra.

Come siamo scese un buon the caldo era già pronto, non mi è bastato, tremavo ancora dal più profondo del mio corpo. Sono uscita a comprare il Tahiti Drink, una bevanda leggermente alcolica, che è stata determinante.

Il bello di questa Avventura è che la abbiamo affrontata tutti insieme, uniti, col gruppo ben saldo. Appassionatamente. Come dovrebbe sempre essere.

Con Manua alla partenza

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Categorie: Polinesia Francese, Senza categoria | 1 commento

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Un pensiero su “Storia di una traversata

  1. Che viaggietto, traversata durissima, ma appassionante !! Bravi tutti, e tu una Sirena delle Lagune, devi cercare questa nella mitologia polinesiana. Bacioni

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