Rapa Nui

Rapa Nui anche conosciuta come isola di Pasqua è uno dei posti più isolati al mondo: dista circa 4.000 km dal lembo di terra più vicino. Il turismo si è sviluppato grazie alla costruzione della sua pista aerea, finanziata dagli USA durante la presidenza di Ronald Regan, come punto di atterraggio di emergenza in questa zona del globo terrestre, necessario alla NASA per i suoi lanci.

La leggenda principale dell’isola narra del sogno di Haumaka, allora consigliere dell’ariki, capo. Una nuova isola gli appare mentre sta dormendo, dove il suo popolo potrà continuare a vivere dopo la catastrofe che sommergerà la loro terra, chiamata Hiva. Così l’Ariki Henua Hotu Matu arriva a Rapa Nui, stabilendovisi per i secoli seguenti. Circa mille le anni dopo, verso il 1610, ecco una nuova ondata migratoria: sono uomini con i lobi delle orecchie allargate, grandi e forti che e questo verranno chiamati tangata hanau e’epe. I primi abitanti erano tangata hanau momoko, uomini di razza magra. Gli ultimi arrivati svilupperanno gli ahu, costruzioni megalitiche , piattaforme, e i moai, riducendo in schiavitù l’etnia presente nell’isola. I moai erano preesistenti alla seconda ondata di migrazione. Sono paragonabili ai marae della Polinesia, grandi piattaforme in riva al mare, luoghi sacri e di riunione al cui interno venivano sepolti i defunti. La particolarità di Rapa Nui è proprio la presenza di questi moai, grandi statue in pietra, costruite in dimensioni sempre maggiori, nelle quali l’anima sarebbe volata una volta lasciato il corpo. Più la persona era importante, più grande doveva essere il suo simulacro.

Svilupparono anche il rongorongo, la scrittura bustrofaica, unico esempio di trasmissione non orale in tutta l’Oceania.

Dopo la seconda migrazione, la popolazione crebbe velocemente, arrivarono le guerre dovute al sovraffollamento che metteranno fine al culto del tangata manu, uomo uccello.

Il primo navigatore a giungere sull’isola fu l’olandese Rogeween che vi approdò con tre navi il 5 aprile 1722, giorno di Pasqua.

La vita sull’isola è la dimostrazione di come sia possibile essere felice con poco.

Nell’isola esiste il piano A.M.O.R.E., per proteggere la terra, la cultura, gli anziani, i bambini, i meno abili e così via.

A Auto sostenibilità

M Miglioramenti continui

O Ottimizzazione delle risorse

R Responsabilità sociale

E Endependencia, la persona che si autogoverna.

Questo programma può essere rappresentato come una piramide rovesciata con alla sua sommità il popolo responsabile.

Appartenente alla regione di Valparaiso, l’isola di Pascua è provincia del Cile dal 1888, anche se i rapanui furono riconosciuti come cittadini cileni sol nel 1966.

L’isola viene governata da 36 ariki, rappresentanti di altrettante famiglie, ognuna delle quali elegge il proprio, alcune a vita, altre per 2/4 anni. Il consiglio dei 36 ariki si chiama Mau Hatu ed è riconosciuto dal Cile dal 1888.

La proprietà terriera viene gestita dal Mau Hatu con honui, autonomia, come nell’isola di Rapa alle Australi.

Gli abitanti dell’isola sono, tra l’altro, scontenti della tassa di 32.000 us$ versati al governo cileno, da ogni nave da crociera che si ancora davanti all’isola; è da poco che i fondi generati dalla tassa di ingresso al parco di 80 us$ a persona vengono destinati direttamente all’isola.

L’isola di Pascqua viene visitata da 100.000 turisti l’anno. Ha la capienza di 5.000 camere al giorno.

La bandiera dell’isola mostra su sfondo bianco un rei miro rosso. Rei miro è il pettorale tipico di questa isola: rei significa sterna, la rondine di mare, miro barca: una falce, che rappresenta la canoa, con due teste umane alle estremità. Esistono antichi rei miro coperti da scrittura rongorongo. Pettorali simili vengono adottati dalle donne nelle Isole Salomone come ornamento.

Un’altra scultura tipica di Rapa Nui è quella che rappresenta la varua, anima, come apparse in sogno ad un indigeno. Al risveglio corse a scolpirla per ricordarne ogni minimo dettaglio. È una figura umana grottesca, magra, scavata, con le costole ben in evidenza con il viso allungato. Rappresenta il corpo umano attaccato dalla decomposizione della morte. Ancora oggi statue della stessa fattura vengono portate in scena, per rappresentare le anime dei tupuna, antenati.

Le foto dei tupuna, antenati, come scenografia del Tapati

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