Da Iguazu ad Asuncion

Il gestore della posada Flores mi voleva assolutamente aiutare. Prima mi ha proposto di partire per Asuncion con la sua socia alle 4 del mattino, troppo presto per me che non ho bisogno di arrivare ad un orario preciso, anzi voglio godermi il viaggio. Non avrei attraversato il confine a piedi, esperienza che volevo proprio fare, anche se con le scarpe e non scalza, vero Alessandra? La socia era un’energica quarantenne con i capelli tinti di grigio, non grigi, tinti di questo colore, magari fumava o chissà come guidava… Avrebbe viaggiato con il suo compagno, un mulatto che doveva darle belle soddisfazioni.Non contento, la mattina dopo colazione il gestore mi ha infilata quasi a forza nell’automobile di due sposini, tutti perfettini, appena arrivati da San Paolo per comprare nella conveniente Ciudad del Este, in Paraguay l’elettronica per la loro nuova casa. Né io né loro abbiamo avuto modo di controbattere, mentre scaricavano i loro pochi bagagli ha infilato nel cofano il mio valigione maremonti, ha spiegato che dovevo far timbrare la mia uscita dal Brasile e siamo partiti. Con lo spagnolo me la cavo, del portoghese proprio non capisco nulla, loro masticavano una decina di parole di inglese… Ho atteso, in balia degli eventi, fino a che, arrivati vicino alla dogana, mi hanno scaricata con tutto il valigione ed hanno continuato per la loro strada. Messo il timbro sul passaporto, il tassista di ieri mi aveva avvisata: “Devi farti timbrare l’uscita, altrimenti risulti sempre in Brasile” visto che la grande massa di gente che passa la frontiera non ne ha bisogno e se si segue il flusso si rischia di diventare clandestini senza esserlo, ho affrontato il ponte. Non c’era pericolo, solo era in salita e lo spazio in cui passare stretto ed affollato. Sono giorni di festa in Argentina e Brasile questi, tutti ne approfittano per venire qui a fare spese. Avrei voluto una foto mentre camminavo sul ponte, con zaino e valigia, ma tutti correvano verso la metà agognata, mi sono dovuta accontentare di fare una foto al fiume. 

Arrivata in Paraguay, timbrato l’entrata, sono salita su un autobus di linea che ho potuto pagare con pochi soldi brasiliani che mi erano rimasti, sempre io ed il valigione, sempre aiutata a caricarlo dalla gente. Arrivata al terminal dei colectivos, il Sudamerica si sa, lo si gira in bus, un giovane mi è letteralmente venuto a prendere per farmi salire sul bus della sua compagnia, diretto ad Asuncion, sì, ma con tutte le fermate possibili! Ho guardato il panorama, ho visto due volte lo stesso film, sempre quello passava il convento, e non si arrivava, non si arrivava mai! 

La strada, con le sue due corsie tagliava il paese a metà e mi ha permesso di averne una visione generale. Tanta gente, tante piccole casette, tanti piccoli negozi, si può comperare da mangiare ovunque! Ambulanti salgono e scendono dal bus con le loro mercanzie, proponendo succhi di frutta, panini, asadito, spiedini di carne… il Paraguay è un paese meno sviluppato rispetto a quelli che ho visitato finora, mi sembra autentico, anche se selvaggio, mi piace vedere le piccole costruzioni in mattoni rossi con le tegole sul tetto!

Abbiamo incrociato un terribile incidente, un camion aveva colpito e distrutto un’auto, facendo volare anche un motociclista. Chissà quale era stata la dinamica dell’incidente, se la moto aveva causato una brusca frenata, o l’auto tentato un sorpasso azzardato, od un colpo di sonno del camionista… 

Passato il lago il paesaggio è diventato meno agreste e più cittadino, perdendo la sua bellezza, ingolfandosi di mercati e di gente. Un tratto urbano ed eccoci al terminal di Asuncion. 

Dovevo cambiare un po’ di soldi, almeno per pagare il taxi, con la stanchezza rischio sempre di fare confusione, dopo aver cambiato in guaranì Paraguaiani i pochi soldi brasiliani rimastomi, ho chiesto moneta uruguaiana. Vedevo che c’erano difficoltà a procurarmela, non riuscivo a capire il tasso di cambio, me ne aspettano molti di più… Per fortuna ho chiesto quanto costasse il taxi per il centro, l’omino mi ha detto: “Non hai abbastanza soldi, vai in bus” Come, e questi cosa sono? “Questi non sono di qui!” Sventato l’errore fra mille risate, presa la giusta moneta, sono salita sul taxi guidato da un argentino, qui da 30anni per sfuggire la crisi nel suo paese. Mi ha chiesto circa la metà di quanto previsto, seguendo il tassametro, chiacchierando amabilmente. L’alloggio è carino, una casetta tipica adibita ad hostel, era la casa della nonna ed ha mantenuto la sua struttura, con i due patio e le sue piante, sembra anche abitata da gente simpatica. Sono andata a piedi nel vicino centro per veder un po’, pericoloso? Non pericoloso? Certamente un luogo dove fare attenzione. Ho mangiato una buona zuppa di pesce nell’equivalente del nostro caffè Greco di via Condotti, mi piace viziarmi quando sono stanca, e via a nanna, che era già tardi.

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Categorie: Sudamerica | Tag: , | Lascia un commento

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