Mendoza

Mi è piaciuta Mendoza, città immersa nel deserto. L’Argentina è più allegra del Cile, sul quale la lunga dittatura ha steso una pennellata grigia, evidenziando il lato triste del paese.Mendoza ha lo stesso caos e gli stessi marciapiedi sgarrupati delle città italiane del sud, Roma compresa, la gente ti guarda e ti parla, peccato non conoscere bene la lingua spagnola, mi sarei fatta molti amici. Le sue case tipiche sono in mattoni, basse, con patio interno. Inutile dire che ho alloggiato in una di queste, in una camera minuscola ma molto carina, se i vicini non avessero sghignazzato tutta la notte sarei stata benissimo!

Mendoza, strappata al deserto dagli Huarpe, che sfruttando il ramo dell’attuale Rio Mendoza davanti alla gola di Cacheuta, crearono una faglia geologica che si incanalava sopra il terreno alluvionale, dove crebbe la città, mantiene ancora oggi questo sistema di irrigazione unico. Gli Huarpe vennero dominati dagli Inca prima, che con le loro conoscenze tecniche migliorarono il sistema idrico, dagli spagnoli poi.

Lungo la Calle San Martin ed i suoi dintorni sfilavano i ponti familiari, costruiti sopra i fossati che costeggiavano i marciapiedi unendoli alla strada. In muratura i più ricchi, in legno gli altri, avevano le forme più varie ed erano decorate con banchi permanenti pitturati in diversi colori. Verso sera si aggiungevano sedie di vimini e amache ed i signori uscivano dalle case per godere del fresco della sera. Ci si rendeva visita mentre i servitori offrivano granatina, orzata e gelato alla cannella.

Per chi non lo avesse ancora capito, mi piace raccontare le storie e ne ho trovata una anche qui, quella del terremoto del 1861.
Fu il più terribile della storia del Sud America, il più disastroso del secolo XIX nel mondo, dando la morte a 10.000 persone, pari alla metà della popolazione di allora. Del settimo grado della scala Ritcher, pare che per ben due minuti e trentacinque secondi si sentì un rumore come di tuono, forte, lungo, assordante. Interminabile. Poi silenzio. Silenzio assoluto.

La gente si scaraventò nelle strade senza badare alle lampade a petrolio cadute per i movimenti tellurici che produssero un incendio che restò indomabile per ben 4 giorni. 

Dopo il fuoco l’acqua, i canali costruiti dagli Huarpe, ostruiti dalle macerie tracimarono, allagando ed annegando. Molti feriti vennero divorati dai ratti e dai cani. 

Gli abitanti di Mendoza erano convinti che la tanto temuta Apocalisse fosse arrivata e forse, per loro fu così. Apocalisse 8-1. 

La città venne ricostruita vicino alle rovine, il vecchio centro divenne “l’alojamiento del ferro” per la durezza della vita in quel quartiere, che ospitava solo derelitti. 

Mendoza, fondata il 2 marzo 1561 venne distrutta esattamente 300 anni dopo il 20 marzo 1861.

Ho visitato oggi le rovine della Chiesa costruita fra il 1716 ed il 1731 dai padri Gesuiti. Nel 1767, quando vennero espulsi dai possedimenti del re di Spagna passò all’ordine dei Francescani, fino alla sua distruzione. Curiosità: in quel periodo, Bouganville stava compiendo il giro del mondo e si trovava in Sud America e commentò nel suo diario le rigide regole imposte dai Gesuiti agli “indiani” come chiama i nativi nel testo, ed alla veloce cacciata dell’ordine religioso. 

Due belle sculture nell’ingresso del museo, realizzate da una donna, adoro le donne che fondono e scolpiscono, una rappresenta il conquistatore con armatura e spada, l’altra il nudo indigeno indifeso.

Un gruppo di ingegneri argentini ha pensato bene di restaurare i ruderi della Chiesa nel 2012 ergendovi una pesante struttura metallica; uno zoccolo di calcestruzzo venne costruito in precedenza per fermare l’umidità, nel modo peggiore possibile, ovvero tappando la muratura e destinandola a disgregarsi nascostamente. Questi interventi farebbero impallidire anche il mio partner lavorativo, di quando ancora lavoravo come architetto… Vero Gianni? 

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Categorie: Sudamerica | Tag: , | Lascia un commento

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