La pressa

IMG_2195.JPGÈ il momento di aprire il forno, l’orario previsto è cambiato in continuazione: venerdì mattina, no, giovedì alle dieci, meglio alle 11, forse a mezzogiorno… Un comunicato passa per radio, la simpatica radio locale che diffonde le musiche dell’isola: l’ahima, il forno polinesiano, sarà aperto alle 13.30. Dalla finestra della mia stanza spio il terreno dove è stato scavato, nessuno. Verso le 14 finalmente scorgo qualche movimento e mi precipito, per non perdere nulla, nemmeno un particolare di questa lunga, antica preparazione.
Prima la terra, con attenzione, viene spostata con delle pale, il fumo bianco ritrova la strada è ci avvolge con un sottile aroma di cucinato; anche se è da poco che abbiamo mangiato, lo stomaco sussulta al delizioso richiamo! Un tubero scoperto viene assaggiato per controllare la cottura, i pezzi passano di mano in mano, è ottimo, rispetto a quando lo avevo assaggiato da crudo e non sapeva di nulla, adesso ha un sapore dolce e zuccherino, gradevolissimo! Si continua con l’apertura del forno, i pezzi in assaggio passano di mano in mano, gli uomini rastrellano la massa di foglie a protezione del cibo con attenzione, per non fare cadere la terra su ciò che verrà mangiato. I tuberi sono filamentosi, ma niente paura, la preparazione non termina qui: una grossa pressa di legno è pronta ad entrare in funzione per estrarre il dolce succo dalle radici fumanti. Su un lungo tavolo vengono pulite, liberate della terra, inserite nelle fauci della pressa con sapienza. Vengono passate due volte, la prima spremitura avviene nel punto più lontano dal fulcro, dov’è la forza è minore, i pezzi già spremuti vengono ripassati, ma più vicini, per avere da loro tutto quello che possono dare. Scanalature quadrate favoriscono lo scorrere del liquido che scivola dolcemente nella fessura, modellata in una forma che fa ricordare il sesso femminile, per riempire la grossa pentola, pronta a riceverlo in abbondanza. Sono simpatiche le persone dell’isola di Rapa, amano ridere e scherzare, spesso con allusioni sessuali, e dal sesso è stato ispirato lo scultore della pressa!
La preparazione non è finita!
Il succo viene cotto per altre lunghe ore su un vivo fuoco di legno, mescolandolo continuamente con una pianta di a’uti, con tanto di foglie, la stessa della quale sono state cotte le radici, chiamate semplicemente ti. Dopo questa lunga preparazione, una marmellata dolce è pronta, ottima per essere spalmata sui firifiri o mangiata con la popo’i.
L’isola di Rapa si distingue non solo per la sua diversa bellezza e per il perdurare delle tradizioni, ma anche per la bontà del suo cibo. Le donne sono abili cuoche, mettono in tavola 500 persone come se niente fosse, servendo prelibati ed elaborati manicaretti! Non si esibiscono solo in ricette locali, sono stata spesso in Marocco, ma giuro, il miglior cuscus che io abbia mai mangiato è quello cucinato qui, in quest’isola.

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