Rauhi

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Nella remota isola di Rapa, dove ancora si vive seguendo il ritmo della natura, esiste un’usanza ancestrale che, grazie all’isolamento, è rimasta immutata dai tempi dei tempi. Questa usanza si chiama rauhi, riserva, serve a proteggere la terra e le acque dell’isola. La riserva viene aperta dal To Hitu, il consiglio dei quattordici saggi che si riunisce il primo martedì del mese. Sì, quest’isola, pur facendo parte della Polinesia francese, gode di uno statuto particolare: viene amministrata dal formato da anziani del villaggio. Sono loro che conoscono i luoghi, sono loro che sanno cosa sia meglio per evitare di sperperare, anche se abbondanti, le risorse dell’isola e del mare che la circonda. Oggi, 23 dicembre, è stato aperto il rahui, leggermente in ritardo perché il maltempo ha fatto slittare questa giornata di una decina di giorni. Al mattino presto, verso le 5, le imbarcazioni sono partite con tutti gli uomini del villaggio a bordo. Ben otto battelli. Nelle case sono rimaste solo le donne, indaffarate a preparare la popo’i, come tutte le settimane. Le imbarcazioni hanno superato il canale e sono partite nell’oceano dove tutti gli uomini, meno uno che restava a governare la barca, si sono immersi armati di fucile subacqueo. Gli ottimi pescatori sanno bene come catturare le loro prede, conoscono i luoghi, riempiono di fiato i loro polmoni e riescono a restare immersi per lunghi minuti, incuranti dei terribili pescecani che li circondano, attirati dal sangue delle prede. Vederli è impressionante. Ma fin qui, nulla di nuovo, una partita di pesca, come tante altre in Polinesia, con la proibizione forse di pescare qualche tipo di pesce in particolare o le femmine con il ventre colmo di uova. La differenza sta in cosa avviene al rientro.
Al villaggio si prepara la colazione per i pescatori, centinaia di firifiri, (ciambelle doppie, con la forma di un 8) sono stati fritti ed i grossi pentoloni della cucina emanano un profumino…
L’arrivo delle barche è impressionante, una ad una accostano al molo e scaricano il frutto della pesca su un letto di foglie di a’uti precedentemente preparato. Centinaia di pesci vengono lanciati dal fondo delle imbarcazioni, formando un enorme mucchio che cresce a vista d’occhio. Dopo la lauta colazione, due canti ed una preghiera, mentre i pesci vengono tenuti freschi con ripetute secchiate di acqua di mare, inizia la spartizione. Il pescato sarà diviso ed ogni persona presente nel villaggio avrà la sua parte, anche chi, come me, ci si trovi di passaggio. Sul molo vengono preparati i mucchi di pesci, non quattro o sei per famiglia, no, vengono divisi secondo il bisogno: una famiglia con due genitori e dieci figli riceverà dodici pesci, una vedova uno… e così via.
L’isola di Rapa ci insegna la condivisione, ma non solo, ci insegna a non capitalizzare le risorse della natura.

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Categorie: Polinesia Francese | Tag: , , , , | Lascia un commento

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