Popo’i

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La giornata della popo’i è una giornata speciale. Si parte nei campi di taro, lontani nel fondo della baia, con un lungo bastone si fanno spuntare i grandi tuberi dalla terra fangosa, morbida e scura, una prima sciacquata, poi le radici vengono sbucciate, tagliate a pezzi e cotte in un grande pentolone fumante. In ogni casa, sull’isola di Rapa, in ogni giardino si può scorgere una tettoia, per proteggersi dalla pioggia frequente, sotto la quale si notano un grande fornello con il suo pentolone annerito, e grosse pietre dalla superficie liscia e piatta, come il piano di un tavolo. Le donne, sedute su una pietra più bassa, circondate da grandi secchi colmi dei pezzi di taro appena bolliti immersi nell’acqua, acqua, tanta acqua che scorre dalla pompa tutta intorno alle impastatrici e sui piani del loro lavoro, con una pesante pietra in mano iniziano a schiacciare i tuberi, con colpi forti e ritmati. Schiacciano ed incorporano, con ritmo e grande pazienza, spesso dandosi il cambio. È un lavoro faticoso, soltanto tenere la pietra in mano richiede una forza notevole. E battono, e battono, incorporando acqua, mettendo i pezzi di pasta collosa a bagno di tanto in tanto, e battono, e battono… L’acqua scivola tutto intorno, l’impressione è che ogni attività su quest’isola sia bagnata, le persone del loco sembrano non curarsene affatto… Si passa poi ad un’altra fase di questa faticosa preparazione, posata la pietra si continua ad impastare a mano, una donna anziana intona il pata’uta’u e, quasi avessero degli strumenti in mano, le impastatrici, a turno, suonano la loro pasta come se avessero delle percussioni. Si ride, si ride, ogni fatica viene condita e sdrammatizzata con grandi risate. Ecco, la popo’i è pronta, arrotolandola con le mani la si fa scivolare nelle foglie di a’uti sapientemente preparate, un nodo sotto, un nodo sopra, con la grazia estetica che solo le donne polinesiane possono avere. La provvista è pronta, ognuno parte con il suo pacchetto, lo si può conservare a lungo, è un ottimo alimento pieno di vitamine, dal gusto acidulo. Se i navigatori fossero stati più attenti alle usanze del popolo di queste isole, tanti marinai si sarebbero salvati dalla morte per scorbuto. Grazie a questo nutrimento i polinesiani hanno potuto espandersi per ogni dove nell’oceano Pacifico, conquistando quella che è pari ad 1/3 della superficie terrestre.

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Categorie: Polinesia Francese | Tag: , , , | Lascia un commento

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