Viaggio in cargo

Il viaggio in cargo si è rivelato più faticoso del previsto. Le cuccette per i passeggeri sono a poppa della nave, 12 letti a castello in legno verniciato di bianco, ancorati sopra un pavimento sudicio… Fortunatamente siamo solo in 4 passeggeri, una coppia che commercia in tutte le isole, scendendo a terra ogni volta con la propria mercanzia, ogni genere di dolciume, ma anche calzini, reggiseni e mutande, veri tesori per chi vive nelle isole, un figlio che accompagna la salma del padre nell’atollo di provenienza, sì, in stiva ha trovato posto anche salma, ed io.

La prima parte del viaggio, quella di navigazione, è passata più o meno velocemente, mi sono sdraiata tramortita e, nonostante la scomodità, grazie alla pastiglia contro il mal di mare, sono riuscita a dormire; per due volte mi hanno chiamata a mangiare, pranzo, cena e colazione sono incluse nella misera cifra che si paga per il passaggio a bordo. Sono scesa con fatica per il pranzo, paura di scivolare sulle ripide scale mentre la nave ondeggia paurosamente… Mi sono aggrappata forte dove ho potuto, arrivata in cucina mi sono fatta servire, non sono proprio riuscita ad andare e venire con disinvoltura… Cucina e sala da pranzo sono due ambienti piccolissimi, in sala da pranzo ci si siede appena in quattro, come si inizia a mangiare simpatici scarafaggetti spuntano dal rivestimento della parete, dove ci si siede, il tavolo è unto, cerco di toccare il meno possibile… Inaspettatamente arriviamo a Tikeau, che sapevo essere la seconda tappa. Prima di scendere a terra mi doccio, per fortuna ci si lava in una cabina che si può chiudere, l’acqua esce da un tubo che pende dal soffitto, per terra è sporco, ma c’è un piano verniciato di bianco sul quale appoggiare la borsa… Mi lavo, anche se continuo a sentirmi sporca e non scriverò della toilette, lo risparmio! Docciata e cambiata, devo sostituire la gonna che avevo indosso, pronta ad alzarsi ad ogni soffio di vento effetto, creando un penoso effetto Marilyn ogni volta che salivo o scendevo una scala ed indossato dei più adatti pantaloni sotto il ginocchio, mi accingo a scendere a terra. Due marinai fortunatamente mi accompagnano, si scende da una scala di corda che penzola lungo il fianco della nave, tutto intorno è buio, le luci del porto sono spente e non si vede dove si mettono i piedi e come si sfiora il molo, questo è viscido per l’acqua di mare che lo percuote, lo scivolone è in agguato! La balaustra dove ci si aggrappa e la corda della scala sono ben unte di quel bel grasso nero da motore. Per fortuna tutto fila liscio, passeggio con uno dei miei due accompagnatori per almeno un’oretta, facendo ben attenzione a non destare in lui strane idee… Pare che la mia età non scoraggi questi giovani tatuati e nerboruti… Il villaggio è addormentato, in giro giusto qualche cane, per fortuna non aggressivo. Mi fermo un attimo a guardare le stelle: ecco lo scorpione, con la sua coda ritorta ed Antares, stella dal rosso riflesso! Arrivano le 22, è ora di andare a dormire. Mi arrampico di nuovo sulla nave e riprendo il mio posto nella scomoda cuccetta. Il marinaio che era fuori con me si mette a dormire in quella a fianco alla mia, russando terribilmente… Pare che le cabine dell’equipaggio siano molto sporche e preferisce dormire all’aria aperta, se c’è posto… Fra dolori e rumori arriva l’alba, apro un occhio, sono più stanca della sera precedente. Mi lavo i denti, mangio un pezzo di pane e formaggio, scendo a terra per cercare di cambiare il biglietto. Inutile restare un altro giorno a bordo, posso rientrare direttamente da Tikeau! L’unico volo della giornata è nel pomeriggio, devo aspettare parecchie ore, vado al negozietto cinese di alimentari a prendere informazioni… Ho la fortuna di simpatizzare con una simpatica signora che sta facendo spese, ha una pensione e mi accompagna nella sua spiaggia, giusto giusto accanto all’aeroporto. Così, la seconda giornata di faticosa navigazione su di un cargo lento e sporco in mezzo al mare agitato si è trasformata in una mattinata di relax su una spiaggia da sogno. Grazie Polinesia di viziarmi come sempre, grazie!

  

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Categorie: Polinesia Francese | Tag: , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Viaggio in cargo

  1. Cristina C.

    Ho scoperto da poco questo blog. Tanto bello. Hai anche un viso molto simpatico, ti seguirò

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