Da Rangiroa a Makatea

Sono le 6 del mattino e la vita già scorre fluida sul piccolo molo di Tiputa, a fianco alla famosa pass di Rangiroa, con un semplice filo di nylon ed un piccolo peso appeso, basta anche la candela della vespa, in molti pescano i pesci balista, di passo in questa stagione. Ecco che ne abbocca uno, un altro… Sembra estremamente facile!

Arriva una barca carica di scolaretti dalla vicina Avatoru, son piccoletti, indossano tutti la maglietta della scuola ed il giubbotto di salvataggio. Scendono ed alcuni più grandicelli salgono, infilano lesti i giubbotti arancioni e via a scuola in barca! Col sole e con la pioggia, col vento e con le onde! Questa è la vita degli atolli! Parto come una vera polinesiana, con due ghiacciaie cariche di pesce e due sacchi di pane come bagaglio. Si dice che non si è polinesiani se non si possiede una ghiacciaia ed io che non ne ho ancora comperata una, parto scortata da almeno un paio…

I pesci vanno e vengono dalle isole, Makatea è ricca dei grossi granchi delle palme da cocco, ma per pescare bisogna allontanarsi in alto mare, è più complicato. A Rangiroa i pesci certo non mancano! E si incrociano le ghiacciaie, cariche delle prelibatezze della propria isola. Sono arrivata da Tahiti con una sporta pieno di insalata e verdura da cuocere, quale migliore regalo?

Si inizia a caricare, pensavo di avere un grande bagaglio, invece no, passano casse e casse piene di ogni cosa, in una un gallo da combattimento fa sentire il suo canto… Sarà l’unico dell’isola, con chi si potrà battagliare?

La partenza dalle 8 è stata rinviata alle 10, i polinesiani si siedono sul bordo del battello, se dovesse spostarsi finirebbero in acqua… “Ma no, la gomena è ben annodata stretta”, mi dicono ridendo… Sì, sì, se mi ci fossi seduta io sarei di sicuro finita a gambe all’aria in acqua!

Uno squalo dormiente viene a salutarci, si mette in posa nella fessura azzurra fra il molo ed il battello, quasi quasi sorride per essere più bello! È enorme!

 Prima di partire il sindaco di Makatea canta una canzone di ringraziamento per l’accoglienza ricevuta, “Maruru ia oe Tavana…” Al sindaco di Tiputa, sono le 10 in punto, il capitano mette in moto il battello e si parte!

Qualcuno mi dice di spostarmi, di non sedermi in fondo perché sarei investita dagli spruzzi… Vado in avanti, sperando di non soffrire troppo il mal di mare. Dopo vari cambiamenti di posto riesco a sdraiarmi scomodamente su tre sedili di plastica, con il mio zainetto come cuscino. Sei ore sono lunghe, riesco a passarle tutte addormentata, o meglio intorpidita, mangiando cracker ogni 2 ore per tenere lo stomaco a posto.
L’arrivo è epico! L’isola si avvista da lontano, con i suoi 80 metri di altezza. Le bianche falesie spiccano sul blu del mare. Avvicinandosi alla terra il mare si calma e riesco a scattare qualche foto ed a fare anche qualche piccola ripresa. Lo sbarco è ancora più eroico: il battellino si ferma in rada e delle barchette con tre giovani iniziano a fare la spola per scaricare e sbarcarci. Sono macchine da guerra, in men che non si dica e soprattutto prima che la notte sia calata, ogni cosa è sbarcata e viene caricata sui camioncini in attesa che ci hanno aspettatati pazienti nei resti del vecchio porto industriale. La strada è ripida e si vedono ancora i binari gettati di lato, Makatea è l’unica isola in Polinesia, forse in tutto il Pacifico, che vanta una strada ferrata! Oggi in disuso.

Il villaggetto è in alto sull’altopiano, ospita circa 80 persone, anche se molti sono a Tahiti a lavorare o forse in cerca di fortuna. L’ambiente è gradevole, circondato da una fitta foresta, mi ricorda Atiu, anche se con le dovute differenze. Anche qui, come nell’isola delle Cook è presente la makatea, la roccia corallina che si è alzata in seguito ad un movimento tettonico, ma la maggior parte di questa isola è in calcare.

Nulla a che vedere con i classici atolli dell’arcipelago delle Tuamutu, bianche falesie di calcare con in cima a 4, 6 metri di profondità, uno strato ricchissimo di solfato, quello che ha fatto di quest’isola un centro di estrazione mineraria. Lo sfruttamento, perché di sfruttamento si può parlare, è terminato il 6 settembre 1966, esattamente 50 anni fa. La società CFPO (Compagnie Française des Phosphates de l’Oceanie) francese con capitali inglesi che si occupava di estrarre i fosfati, ha abbandonato l’isola lasciando pozzi, scavi di anche 60 metri aperti, tanto che si sconsiglia di andare a camminare in alcune zone, per il pericolo di caderci dentro. Il porto di Temao (traduzione: lo squalo, il guardiano del luogo), dove i minerali venivano imbarcati passando su quello che veniva chiamato il coccodrillo trasportatore, un lungo nastro, si presenta oggi con i sui miseri resti in grande abbandono.

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Categorie: Polinesia Francese | Tag: | 1 commento

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Un pensiero su “Da Rangiroa a Makatea

  1. Che sapore e che colori queste terre! Mi fanno sognare un pò ogni volta che le guardo. Grazie per condividere con noi i tuoi racconti! Sabrina

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