Ritiro in montagna 

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Le due montagne più alte dell’isola di Tahiti, eccezionalmente visibili: Orohena 2.232 mt e Pito Hiti 2.110 mt.

Anche se febbricitante, in pieno attacco di sinusite, ho accettato l’invito ad andare in montagna con l’associazione Ia Ora, che raggruppa 120 pensioni di tutte le isole polinesiane. Con alcuni proprietari già ci si conosceva, con altri ho fatto amicizia in queste due belle giornate di vita ed attività in comune. Ben cinque 4×4 ci hanno accompagnato nel cuore magico dell’isola di Tahiti, dove il “Mana”, l’energia ancestrale la si taglia col coltello, tanto la si percepisce con forza; prima di iniziare la salita ci siamo fermati nel piccolo marae, luogo di culto, dove è stata celebrata una toccante cerimonia volta a propiziarci l’accesso a questo luogo tanto sacro. Prima sorpresa: per entrare nell’area del marae bisogna essere assolutamente a piedi nudi! Il buon Punua ha percepito la mia esitazione e con un sorriso mi ha detto: “Sì Manuela, anche tu scalza, come tutti gli altri!” Così, per non essere da meno, ho sfilato dai piedi i sandali da trekking. Sì, avevo stupidamente abbandonato le infradito di plastica che calzo comunemente per qualcosa di più adatto alla gita in montagna… Adatto… Così credevo!

La sorpresa è stata tanta, non solo i miei piedi non hanno sofferto, nemmeno a camminare sulla ghiaia, anzi, sono stata avvolta da una miriade di nuove sensazioni: mi sono sentita ancorata saldamente alla terra, come se alla mia estremità avessi due ventose, molto meglio di qualsiasi suola artigliata, percepivo sotto di me l’erba ora più folta e morbida, ora più umida e fresca, in alcuni punti si affondava leggermente nella fanghiglia, sentendone il piede deliziosamente accarezzato, in altri si camminava sulle pietre scaldate dal sole… Ogni passo era una scoperta! Bello, è stato proprio un bel momento e con uno slancio di riconoscenza ho posato sul muretto il fiore che porto sull’orecchio, un bel ibisco color fuoco, mentre gli altri deponevano complicate corone intrecciate con grande sapienza.

Dopo aver domandato la benevolenza degli antichi abitanti della valle, abbiamo continuato la salita fino a Fare Hape, la casa della crisalide, a fianco del marae più importante dell’isola di Tahiti. Appoggiate le nostre cose nei simpatici fare, casette, dove avremmo dormito, via subito per la visita al grande marae, sempre a piedi nudi. Avevo già visitato questo luogo, ma mai scalza e con i sensi amplificati dalla pianta dei miei piedi. Mi sono goduta, centimetro per centimetro questo luogo magico. Nessun millepiedi mi ha morso, cosa che sempre si teme quando ci si aggira senza calzature, nessuno è stato colpito. Quando siamo entrati nel piccolo museo dove, tra l’altro, sono custoditi gli unu, steli di legno scolpito che vengono posizionate in particolari occasioni all’interno del sacro recinto, quali antenne fra la terra ed il cielo, ho percepito una ventata di Mana, energia. In Polinesia si può tranquillamente parlare di queste sensazioni che, diciamo, non hanno alcuna base scientifica, senza essere presi per matti, anzi, si viene incoraggiati e considerati. In questo paradiso lontano i filtri che abbiamo interposto fra l’umanità e madre natura sono pressoché inesistenti. I nativi hanno sensibilità particolari. Anche noi, nuovi arrivati, se tendiamo le orecchie possiamo sentire…

Abbiamo ammirato il lontano picco che gli antichi arcieri miravano nella gara che avveniva il 21 dicembre, solo quel giorno perché solstizio d’estate nell’emisfero sud della grande madre 

terra, dove il vincitore era chi fosse riuscito a scagliare il proprio dardo il più lontano possibile.

 La continuazione della giornata è stata la preparazione di un pranzo, un vero banchetto, con le primizie portate da alcuni dalle loro isole: abbiamo bevuto l’acqua dei cocchi di Huahine, mangiato i corori (il mollusco dell’ostrica perlifera) che arrivavano dalle lontane Gambier, i buoni pesci arrostiti alla brace delle Tuamoutu, i gamberetti della parte più remota di Tahiti; ci siamo affiatati tagliando, sminuzzando, mescolando e cuocendo, tutti trasformati in abili macchine da cucina, persone di grande esperienza, abituate a mettere a tavola almeno trenta persone ogni sera.

  

Inutile dire quanto sia stato delizioso il risultato! Già nel pomeriggio si è riunito un gruppo di ukulele, ogni attività è stata amabilmente accompagnata dalle vecchie canzoni polinesiane… Che piacere!

Una rigida notte ci ha accolti, ho ringraziato di avere un sacco a pelo che mi era stato prestato per l’occasione, ma anche se mi ci sono rannicchiata dentro, il freddo e l’umido si faceva ben sentire! Certo la mia sinusite non ne ha giovato e la mattina al risveglio ero un vero straccio…

Ma le attività continuavano, non potevo certo mancare! Dopo una più che lauta colazione, con deliziose marmellatine, pane al cocco, hipo, (il pane al cocco delle Tuamoutu) ci siamo divisi in tre gruppi per un lavoro in comune. È bello aver a che fare con persone di tutte le isole, dove ciascuno porta il suo contributo con estrema competenza e saggezza. Un giro di impressioni e, dopo aver raccontato ai presenti chi sono ed il progetto del libro, è iniziata la cerimonia di chiusura.

Una pianta appositamente portata dall’atollo di Fakarava è stata piantata, ognuno di noi ha posto una manciata di terra sulle sue radici.

Qualcuno aveva intrecciato una lunga sottile treccia di fibra di cocco, tutti insieme, mano nella mano in circolo, la abbiamo stesa su di noi e la abbiamo fatta passare… Quei due giorni in comune avevano creato un legame tra noi, un legame che va consolidato e mai dimenticato. Adesso so che ho nuovi amici da andare a trovare, in nuove isole. Adesso so che sarò accolta come una di loro. Perché lo sono.

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Categorie: Polinesia Francese | Tag: , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Ritiro in montagna 

  1. E noooo nella foto hai i sandali però!!!!! 😉

    Ho visitato la polinesia lo scorso dicembre, e devo dire che le sensazioni che racconti sono esattamente le mie… Il legame con la natura che viene rispettato e onorato lí é qualcosa di magico.
    Complimenti per il tuo blog e bon courage!

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