Il lungo volo

  Un lungo volo, o meglio quattro, mi hanno accompagnata in Italia.

Da Auckland a Sydney, da Sydney a Taipei, da Taipei a Nuova Delhi, da Nuova Delhi, infine, a Roma.

Ho combattuto contro lo spazio ed il tempo, partendo alle 18.30 del 16 maggio ed arrivando alle 21.30 del 17, dopo aver trascorso 37 ore in viaggio ed aver sorvolato la metà del globo terrestre. 

Le ore 18.30 di Auckland corrispondono alle 8.30 italiane, con 10 ore di differenza, arrivando il giorno dopo alle 21.30 il conto è presto fatto.

Mentre in Italia si cenava, dormiva, lavorava, usciva, io passavo da uno scalo all’altro.

Mi sono preparata fisicamente per questo sforzo fisico, almeno ho cercato, nuotando molto e facendo lunghe camminate in salita e discesa nei giorni antecedenti al viaggio. Restare tutte quelle ore confinata nello spazio di una poltroncina è una tortura fisica bella e buona, per non parlare poi degli attacchi di allergia, di cui inevitabilmente soffro in aereo.

Nel primo volo avevo scelto di stare in fondo all’aereo, in posizione centrale, ottima scelta, avevo ben quattro posti a mia disposizione ed ho potuto tenere le gambe alzate. Il volo successivo no, era pieno, ho dormicchiato seduta, guardando un film. Nel primo volo ne avevo visti quasi due! Il terzo volo, con posto assegnato dal computer, sono ancora stata fortunata, era ora di dormire in Italia e mi sono allungata e sono sprofondata nel sonno dei giusti. Per l’ultimo tratto ero accanto ad un ragazzo ungherese, lui vicino al finestrino, io al corridoio, un po’ strettini con l’aereo che si era mano mano riempito. Poco dopo la partenza da Taipei era stato chiesto se a bordo ci fosse un medico, qualcuno si stava sentendo male. A Nuova Delhi siamo partiti con due ore di ritardo per aspettare questa persona, a cui stavano somministrando delle cure. Un intero aereo ha aspettato il passeggero malato! Al mio arrivo a Roma mi sentivo come appena uscita dalla sala operatoria, dopo un’anestesia, con i sensi offuscati. Da Taipei in poi l’allergia mi ha allegramente accompagnata, facendo esplodere il mio naso in sonori starnuti, con grande meraviglia di tutti gli asiatici che, per chi non lo sapesse, considerano il soffiarsi il naso in pubblico una grande maleducazione. 

È fatta, dopo tanta costrizione fisica, sono arrivata a Roma.

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