1 aprile è venerdì 

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Oggi, proprio oggi, trovo una mail nella mia casella; la prima impressione è di pensare che sia uno scherzo, non ci faccio caso più di tanto, sono tentata di trascinarla nel cestino senza nemmeno leggerla. Qualcosa dentro di me mi dice di guardarla. È del governo americano, hanno cancellato la mia Esta, quella che mi permetteva di transitare per gli Stati Uniti d’America, nel lungo volo Papeete, Los Angeles, Parigi, Roma.
Sono a Papeete, appena arrivata, dopo due mesi quasi passati in Australia, dove avevo facile accesso ad ambasciate e consolati. In Polinesia francese esiste un console americano, onorario, ed un console italiano, sempre onorario. Scrivo all’americano, chiedendogli se posso passare da lui per ottenere il visto, dopo poche ore la risposta, no, non può emettere visti, il Consolato più vicino è quello di Auckland. Sono rientrata da appena due giorni! Passando proprio da lì!
Scrivo al Console italiano, chiedendo se sia possibile fare un nuovo passaporto elettronico, requisito sine qua non dal 1 aprile appunto, posso richiedere una nuova Esta; non risponde.
Il giorno seguente lo chiamo, aveva letto la mia mail sì, ma di sfuggita. Non ha la macchinetta per prendere le impronte digitali, non gli è stata ancora consegnata, ha chiesto a suo tempo se si possa fare questa operazione tramite l’ufficio passaporti francese, ma la risposta era stata negativa.
Scriverà al Console generale di Parigi per avere lumi. Prima di questa modifica, in caso di smarrimento di passaporto, ne veniva rilasciato uno temporaneo, con il quale il cittadino italiano poteva rientrare a casa. Transitando negli Stai Uniti.
Nel frattempo cerco di avere informazioni dal Consolato di Auckland, devo aspettare ancora un giorno, siamo arrivati a domenica, per poterli chiamare. Da loro è lunedì mattina. Trovo un disco lungo e terribile, che devo ascoltare più volte per riuscire a capire cosa si debba fare. Tutte le informazioni sono on-line, per parlare con qualcuno devo prima compilare il modulo D 160 col quale posso richiedere il visto C1, transito di meno di 24 ore (me ne bastano 2, è un volo diretto che atterra, per motivi tecnici a Los Angeles). Cerco il modulo. Primo scoglio: la foto. Senza occhiali. Con sfondo bianco. Senza espressione. Ne scatto alcune, provo a mandarle, no, no vanno bene, troppo piccole. Ne scatto altre, la testa è troppo grande, esce dalla traccia prevista, non vanno bene. Dopo un po’, scattando ed impicciando, ingrandendo e riducendo, riesco a centrare l’obiettivo. Passo al modulo. Si inizia con le informazioni più semplici, si passa ai nomi dei genitori con le relative date di nascita, ci siamo ancora, poi diventa più difficile: ultimo impiego, da quando a quando, devo fare  una ricerca, per fortuna ho conservato la cartellina relativa al mio ultimo lavoro, la volevo gettare giusto pochi giorni fa… Ancora più difficile: le ultime 5 volte che sono stata negli States, transiti compresi. Guardo e riguardo il passaporto, sfoglio tutte le pagine dalla prima all’ultima, lo rifaccio a ritroso segno le date su di un foglio, a parte i transiti per Los Angeles un timbro appena appena leggibile con la data che non si riesce a decifrare… I giovani occhi della figlia della mia amica si accorgono che il transito non è stato da Los Angeles, scriverò erroneamente American Samoa, ricordandomi solo dopo qualche giorno che in quell’anno avevo passato anche un paio di mesi alle Hawai, in territorio americano, appunto. Ed il timbro di Samoa riporta la data sbagliata perché si era inceppato, è corretto sotto, questo genera ulteriore confusione…
Finito di riempire il modulo, riaffronto il disco, riesco ad arrivare alla fine, ed a parlare con un addetto.
La voce, che non capisco perfettamente, un po’ per la linea disturbata, un po’ per il modo di parlare, è inflessibile: devo andare ad Auckland se voglio ottenere l’agognato visto. L’unica cosa che può fare per me è darmi il primo appuntamento disponibile per il 12 aprile. Lo prendo.
In serata sollecito con un messaggio il console italiano, che non ha ancora scritto la mail, è un console onorario, da domani, lunedì, lavorerà, credo sia insegnante, e dubito che si ricordi dei miei problemi… Nella notte arriva la risposta: non è possibile transitare senza visto dagli Usa con un passaporto temporaneo, non accettano le impronte depositate presso un ufficio francese (qui si possono depositare anche presso gli uffici comunali), mi consigliano di andare a Parigi (!!!) presso il loro consolato generale o di volare via Sidnei… Scritto così, italianizzato…
Capisco che il mio paese d’origine non vuole aiutarmi in questa situazione pirandelliana, inizio a guardarmi intorno per comprare un nuovo biglietto.
Ho il mondo in mano!
Passo per prima da Air Tahiti Nui, la compagnia con cui ho il biglietto di ritorno. Il tragitto non è modificabile  e non posso cedere il biglietto ad un’altra persona. Non posso comprare un biglietto con Air Tahiti Nui per passare dal Giappone perché è previsto dormirci una notte, serve un passaporto con tre mesi di validità residua. Questa compagnia ha la Japan Airlines come partner che, naturalmente, tira l’acqua al suo mulino.
Idem via Seoul.
Per entrare in Nuova Zelanda basta il passaporto con un mese di validità se passo entro metà maggio sono in regola.
Alternativa: posso volare verso est, passando dall’isola di Pascua, Santiago del Cile, Madrid infine Roma, oppure da Auckland, volare sull’Asia con la China Airlines che ha ottime tariffe per andata e ritorno.
Sceglierò, di sorvolare l’Asia, dopo essermi accertata, con un fitto scambio di mail notturno, di poter transitare in tutti i paesi dove farò scalo. Allungherò fino alla Nuova Caledonia, dove le mie “vecchie” amiche, non vedono l’ora di abbracciarmi. Diciamo che con questa deviazione il nuovo itinerario ha un suo perché!
Appena in Italia rifarò un nuovo passaporto, sperando di ottenere la Esta, senza più problemi.
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Categorie: Polinesia Francese | Tag: , , | Lascia un commento

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