Tempo di bilanci

IMG_0369Sono passati cinque anni da quando sono partita da Roma.
Ricordo benissimo quella mattina, sono arrivata all’aeroporto prima dell’alba, accompagnata dalla mia grossa valigia fucsia dal peso di ben 30 chili. Non c’è stato verso, ho dovuto pagare il sovrapprezzo,100 euro, me lo ricordo come fosse oggi, per quell’insieme di indumenti, forse inutili, che avevo ben pressato nel mio bagaglio.

Dopo un breve passaggio di quattro giorni in Corea del Sud, sono arrivata a Noumea, la città dove contavo stabilirmi.

L’arrivo è stato immediatamente drammatico: anche se era notte fonda, ho subito capito di aver sbagliato destinazione. La città mi ricordava Montecarlo, era lontana da ciò che cercavo.

Ho subito scoperto che la nuova carta di credito, avevo aperto un conto proprio per questo lungo viaggio, non funzionava. Valida in tutta l’Europa, e i territori francesi non sono certo là.

Terzo problema, l’amica di vecchia data dalla quale pensavo di fermarmi mi ha accolto con un: “Ma dove vai con quella valigiona?” Facendomi così capire quanto fosse gradita la mia presenza in casa sua.

Avevo forzato la mia partenza, in Italia avevo lasciato parecchie cose in sospeso e la mia situazione economica non era assolutamente definita, promettente ma non ancora florida.

La mia amica, che oltre ad essersi inzitellita diventando maniaca di detersivi e pulizia, era in preda ad un forte mal di denti ed aveva programmato una giro della Grande Terre, dormendo in ottimi alberghi.

Era esattamente ciò che non volevo e non potevo permettermi, non ero andata dall’altra parte del mondo in vacanza, volevo cimentarmi con una nuova vita in questo nuovo paese… Così, dopo tre infelici giorni in giro, ho chiesto di tornare, causando le sue ire per la mancata vacanza. Non potevo permettermi di bruciare in una settimana il budget di tre mesi, senza poter ritirare dal bancomat e con i contanti contati per giunta!

Nel frattempo mi era venuta una fastidiosa infezione in un dito, che mi sono portata avanti per circa tre mesi. Incredibile come un piccolo malessere possa provocare un malessere così generale.

Prima di partire per il giro mi sono data da fare per trovare un altro alloggio. Ero stordita, dal fuso, dalle inaspettate difficoltà, mi ero immaginata un arrivo glorioso in un bel paese tropicale, ritrovare una vecchia amica, invece tutto stava andando storto.

Era domenica delle Palme, mi sono svegliata all’alba, come succede sotto fuso, con un autobus gelato dall’aria condizionata sono arrivata in centro, la mia amica aveva un grande appartamento panoramico fra la baia Des Citrons e Saint Marie, a qualche chilometro dalla città, per la Messa nella Cattedrale.

Dopo aver ben pregato, già che ero in zona, sono salita al vicino Ostello, a dare un’occhiata.

Appena arrivata, un giovane stava affiggendo un annuncio in bacheca…

“Di cosa si tratta?”

“Di dividere un appartamento.”

“Dove si trova?”

“Vicino alla Cattedrale.”

“Quanto costa?”

“40.000 franchi al mese.”

Non mi sembrava vero, ho chiesto di vederlo e, anche se l’aspetto non era proprio invitante, quella che doveva essere la mia camera era vuota, con un grande armadio a muro, avrei potuto prendere uno dei due materassi che il ragazzo teneva a terra in soggiorno, forse anche un tavolo ed una sedia, gli ho lasciato 100 euro, non avevo altra valuta, come caparra. Sono partita con la mia, diciamo ex amica.

Al ritorno mi sono fatta accompagnare con la mia grande valigia rosa, ma non le ho permesso di salire, per non farle vedere lo stato confusionario dell’appartamento.

Il ragazzo non c’era, ho messo i miei vestiti nell’armadio, ho spostato il materasso, visto che ormai era pomeriggio, ho pensato di mandare un messaggino a David, così si chiama, per avvisarlo del mio arrivo.

Come risposta ho immediatamente ricevuto una sua telefonata, dove arrabbiatissimo, mi intimava di non toccare le sue cose… Avevo solo preso il materasso, come mi aveva proposto…

Spaventata, sono andata a trovare le suore che avevo conosciuto a Messa nel vicino convento. Suor Maria, con il suo garbo, mi ha tranquillizzata, no, non potevo restare a dormire da loro, ma parlare con quella santa donna mi aveva fatto ritrovare la pace.

In questo modo è iniziata la mia coabitazione con David, che si è rivelato cortese ed educato nei miei confronti, quel giorno aveva avuto uno scatto di nervi, temendo che potessi trovare l’erba che fumava, spesso e volentieri. Non è stata un coabitazione felice, il ragazzo, sporco e confusionario, era sempre senza soldi, mangiava ogni cosa che trovava in frigorifero, anche il mio cibo e qualche sera sono rimasta io senza cena, se rientravo tardi e contavo sulle mie riserve…

Non avevo internet, ma a fianco al palazzo si captava la linea della vicina Casa delle Donne, così la mattina all’alba, da quel periodo sono diventata mattiniera, scendevo per collegarmi e parlare con l’Italia.

Una mattina, rincasando, ho trovato il soggiorno devastato, come se fossero passati i ladri, con sedie a terra ed indumenti dappertutto… David non riusciva a trovare la maglietta con la quale andare a lavorare… Aveva buttato tutto all’aria per cercarla!

Quando, tre mesi dopo, il gruppo di AVVENTURE nel MONDO che dovevo coordinare in Polinesia francese si è concretizzato, sono stata più che contenta di lasciare Noumea e trovarmi in un paese decisamente più simpatico ed ospitale.

La scelta quasi obbligata di Noumea aveva un suo perché: per il mio problema ai reni, l’ospedale di questa città aveva risposto, contrariamente a quello di Tahiti e per chi, come me, rischia la dialisi, poter contare su una struttura sanitaria è fondamentale.

Sono approdata nella Pension chez Fifi, davanti all’aeroporto, all’arrivo, ero felice, mi sembrava di avere il mondo in mano! Era il 14 luglio, festa francese in ricorrenza della presa della Bastiglia, giornata che, grazie al l’attraversamento della linea di data, ho vissuto due volte.

A Noumea la mattina, avevo visto il défilé delle truppe militari, schierate vicino a dove abitavo, la mia stanza aveva una posizione centrale invidiabile, al mio arrivo a Tahiti, la processione di carri coperti di fiori e le danze caratteristiche. Ero andata a mangiare alle roulottes da sola, ma felice come una Pasqua, la piazza gremita, il fumo dei girarrosti, gli odori, mi avevano riempita di allegria. Non sapevo bene cosa ordinare, ho mangiato steak frit, bistecca con patatine, che aveva un ottimo sapore! Al ritorno, scoperto che gli autobus smettono di circolare alle 18, mi ero incamminata verso la pensione, una coppia che mi aveva notato a cena si è fermata per darmi un passaggio. Il cuore dei polinesiani è grande!

Finito il giro con il gruppo, in giro per tre arcipelaghi, Società, Touamutu e Marchesi, dopo aver visitato quei luoghi magnifici, non avevo nessuna voglia di rientrare in Nuova Caledonia. Sono restata, mi sono presa una settimana di tempo per riflettere, facendo partire il gruppo direttamente da Hiva Oa.

Dopo questa piccola pausa di riflessione ho affrontato il nocciolo del mio problema: sono volata a Papeete, mi sono recata all’ospedale per farmi seguire.

Così è iniziata la mia Avventura polinesiana.

Oggi sono legatissima a questo paese, affascinata dalla sua cultura ed ho trovato il mio posto.

Non è semplice, ma ci sono riuscita, qui sono felice e, nel mondo intero, questo è l’unico luogo in cui mi senta a casa mia.

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Categorie: Liberi pensieri, Nuova Caledonia, Polinesia Francese | Tag: , , | 1 commento

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Un pensiero su “Tempo di bilanci

  1. Abbiamo parlato insieme parecchie cose del tuo arrivo, ma non conoscevo questa storia. Sei ammirabile per chi arriva a appena percepire la tua anima, figuriamoci dopo!

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