Migranti

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Ne arriva uno per primo, un qualche amico lo segue, oppure partono direttamente con lo stesso volo.
Fanno gruppo, anche piccolo, quando possono si  riuniscono in branco. Provengono da famiglie agiate, non sono partiti per bisogno, hanno quasi tutti un diploma, qualcuno anche la laurea.
Fanno mestieri semplici, cosa si può mai trovare senza parlare una parola o quasi della lingua del paese? Si adattano a fare mestieri che non avrebbero mai accettato casa loro: puliscono, non solo nelle case o negli uffici ma nei cantieri, raccogliendo i mucchi di polvere e di calcinacci che restano alla fine dei lavori.
Si affidano a mediatori che li tengono saldamente in pugno, divertendosi a dar loro lavoro oggi ed a negarglielo domani. Spesso questi mediatori sono gli stessi che procurano gli alloggi: sporchi, promiscui, in otto in una camera che potrebbe essere anche senza finestra. Letti a castello, ad una piazza e mezza sotto, così chi “abita” al piano di sopra può addormentarsi cullato dalle effusioni amorose, se i vicini sono discreti, altrimenti ne deve subire sussulti e gemiti di piacere. La sporcizia regna sovrana, sembra che i giovani lavoratori non se ne rendano minimamente conto, oramai abbrutiti; sin dall’entrata il pavimento è unto ed appiccicoso, chissà da quanto non viene lavato, e molti di loro hanno l’abitudine di camminare a piedi scalzi… Le pareti e le porte, una volta bianche, hanno segni di manate ovunque, si portano a casa un po’ della terra che lavorano… In cucina impossibile trovare una posata, forse girano un paio di forchette, scovo miracolosamente un cucchiaio, ovunque padelle incrostate, cibo cotto abbandonato qua e là, briciole ogni dove… I bagni sono il colpo finale, acqua che cola a terra, docce sgangherate, mi chiedo se ci si riesca a pulire in quello sfacelo…
No, non sto parlando dell’argomento tanto alla moda in Italia, dei migranti, di quelli che attraversano il mare affrontando tanti rischi e patendo tante sofferenze per un tozzo di pane, sto parlando dei ragazzi italiani che si recano nella lontana Australia.
Working holiday, così si chiama, si può restare un anno, lavorando 88 giorni nelle farm, fattorie, il visto può essere prolungato per un secondo anno, con la speranza di potersi aggrappare a qualcosa per rimanere.
Sono i nostri figli, fratelli, amici che vivono così, ai limiti della dignità umana, quelli che a casa avevano una bella cameretta ed il piatto di pasta pronto in tavola.
Sto parlando dei ragazzi italiani partiti per imparare la lingua, che spesso, restando in branco non riescono ad imparare, adattandosi ai lavori più umili.
Perché non fare i contadini nella nostra Italia? Non potrebbe essere una migliore soluzione?
Purtroppo non tutti arrivano qui come Tommaso, con una brillante laurea in antropologia, per studiare i nativi di Crocodile Island, inserito in un progetto dal suo professore, o come Stefano, brillante ingegnere trasferitosi a Sydney con la giovane moglie con un ottimo contratto.
Molti partono senza sapere bene dove e perché.
Quando ci accaniamo contro i migranti, pensiamo bene a questi figli della nostra patria che stanno ripercorrendo le orme di nonni e bisnonni, arrivati nei tempi, non sempre riusciti a scovare la buona fortuna.
Pensiamo a loro ed a quello che la gente del luogo diceva di loro.
Pensiamo a loro ed a quello che la gente del luogo dice di loro.

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Categorie: Australia | Tag: , , | Lascia un commento

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