K’gari, paradiso!

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Questa è l’isola di sabbia più grande del mondo!

Fraser Island per gli australiani.

Mentre ero alle Fiji, un ragazzo italiano mi aveva parlato di come la avesse attraversata da solo, a piedi, impiegando quattro giorni e dormendo dove capitava nella boscaglia, con tutti i rischi che questo comporta, tanto più nella selvaggia Australia. Il mio pensiero di allora era stato: “Non ci andrò mai…” Come dice il proverbio, “mai dire mai”!

Sono millenni che la forza dell’oceano, e dire che si chiama Pacifico, trascina e deposita un numero infinito di granelli, uno sull’altro, fino ad arrivare a realizzare questo luogo unico al mondo.

La forza vitale è stata più forte di ogni difficoltà, i primi semi sono germogliati su questo terreno di sola sabbia, le prime piante sono spuntate, le loro foglie, cadendo, hanno iniziato a formare un sottile strato di humus, gettando le basi di quella che oggi è una foresta pluviale primaria, dai grandi alberi, alti e fitti da non far quasi penetrare i raggi del sole. Spuntati, come per incanto, su un terreno di sola sabbia.

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Alcuni tronchi presentano strane iscrizioni, simili ai geroglifici; i primi colonizzatori credevano fosse l’alfabeto aborigeno, invece è un verme, il delizioso, si fa per dire, verme graffitaro, come si potrebbe tradurre il suo nome in romanesco puro.

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Nel centro dell’isola, percorrendo un sentierino di bianca silice, sì, anche qui come a Whitehaven Beach la sabbia è di silice, ma non nell’intera isola, si arriva al lago Burangura, per gli australiani McKenzie, 90 metri sotto il livello del mare, esclusivamente formato dall’acqua piovana rimasta intrappolata nella sabbia della vasta isola. Quando lo si scorge, con i suoi colori azzurrati, si ha un soffio al cuore!

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Fresche sorgenti, come il Wanggoolba Creek, vengono filtrate dall’enorme massa sabbiosa, facendo emergere in superficie rivi di acqua purissima nei quali è un piacere rinfrescarsi. Erano luoghi esclusivamente femminili nella tradizione degli indigeni Butchulla, il popolo di questo luogo unico e raro.

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Ogni anno si riversano sull’isola più di 250.000 visitatori, percorrendola in lungo ed in largo, sfrecciando in fuoristrada sulla magnifica spiaggia, dalla quale decollano ed atterrano aerei da turismo, per chi voglia coglierne l’insieme e sorvolarla.

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L’arrugginito relitto della nave Maheno, parzialmente insabbiata, fa capire quanto possano essere forti la violenza del mare e del vento, violenza che si nota nei pinnacoli, come in Cappadocia, eoliche sculture!

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Un’altra meraviglia unicamente in questa isola sono le Coffee Rocs, le Rocce di Caffè. Sembrano comuni scogli rocciosi, invece basta prenderli in mano per sbriciolarli… È sabbia rivestita di humus che si è compattata…

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Unica nota negativa: i miei compagni di gita, tre grassi norvegesi che, oltre a non entrare in macchina, e dire che era un ben largo Hammer, alla fine del giro hanno chiesto quale fosse la percentuale di sabbia dell’isola…

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Categorie: Australia | Tag: , | Lascia un commento

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