Curtis Island

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A solo un’ora di traghetto da Gladstone, Curtis Island rappresenta una più che piacevole alternativa, profondamente diversa dalla sua terraferma. Ci si arriva con un economico traghetto che effettua due corse al giorno, una la mattina alle 8, mi sono dovuta alzare presto per arrivarci, l’altra nel pomeriggio, in modo da programmare comodamente la gita in giornata.

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Pensavo fosse disabitata o quasi, ho scoperto al mio arrivo non poche belle villette, tutte estremamente ben tenute, nonostante la difficoltà e l’alto costo per la manutenzione.

Le prime due ore le ho passate chiacchierando, con due sorelle e la proprietaria dell’unico locale dell’isola, un’ottima scuola per il mio inglese!

La più anziana delle due conosceva bene l’Italia, aveva avuto per 30 anni un marito calabrese, originario della provincia di Crotone.

Mi sono avventurata poi in un sentierino verso l’interno, ma un po’ il fango, un po’ l’orma che poteva essere di coccodrillo, ho scavalcato la duna che scorre lungo la costa per continuare tranquilla lungo spiaggia.
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Alla mezza puntuale ero seduta davanti ad un bel cartoccio, perché viene servito avvolto nella carta, di fish and chips, facendo uno strappo alla mia dieta salutare… In un paese anglofono almeno una volta ci vuole un buon fish and chips! Devo dire che era delizioso, forse il migliore che abbia mai mangiato, non di quelli già pronti, ma abilmente preparato dalla vezzosa cuoca rossa di capelli, che aveva finanche infarinato le patatine prima di friggerle. Confesso, dopo questa ottima mangiata, abituata come sono a pesce crudo ed insalatina, sono scivolata in una comoda poltrona di fronte al mare, rapita in una meritata pennichella!

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Restava un’altra strada da esplorare, prima dell’arrivo del traghetto, che rasenta la palude dove la gente del luogo caccia i granchi, semplicemente annegando nel fango secchi di plastica e recuperandoli il giorno dopo. Non mi sono allontanata molto, questa volta a fermarmi è stato un branco di cavalli selvaggi, il cui leader maschio mi ha seguita nitrendo e soffiando dalle frogie.

“Capito, ho capito, me ne vado!” Così, guardinga ed attenta a non compiere movimenti bruschi, sono tornata sui miei passi. Tanto nella corsa avrebbe vinto lui!

Aspettare il traghetto, in ritardo a causa della bassa marea, seduta su una panchina ad osservare l’orizzonte è stato un vero piacere.

Non solo l’orizzonte, anche gli abitanti dell’isola e quelli che come me, sarebbero tornati a terra.

Con questo traghetto dal nome Endeavour, come lui.

Come Capitain Cook.

 

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