Bianco rifugio

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Per un giorno speciale, il 29 febbraio di questo 2016 bisestile, ho voluto trascorre una giornata particolare, andare in un posto fuori dal comune… Sono in giro nel Pacifico da 5 anni ormai, ma lo scorso 29 febbraio ero in Italia, col difficile compito di svuotare il mio appartamento per poterlo affittare; questo è stato il primo giorno in più del calendario, aggiunto grazie all’anno bisestile che ho trascorso in viaggio. In più sto esplorando la costa est dell’Australia, mi sto mano mano immergendo in un mondo per me nuovo, ancora diverso dalla mia amata Tahiti e le sue isole… La destinazione mi era chiara, ma per arrivarci dovevo trovare un mezzo speciale, non una di quelle escursioni su barche anonime che vomitano orde di turisti. Così chiedendo e cercando, sono arrivata a lei, la Provvidence V, la replica in scala 1:2 della goletta americana Blackfish, abilmente costruita da un reduce della guerra di Corea australiano, che, per ottenere i disegni necessari per la riproduzione, si è rivolto al museo di Mystic Seaport negli USA.Nel cantiere di Mourilyn, fra Cairns e Townsville, usando legname proveniente dalla vicina foresta pluviale di Tully, ha compiuto questa opera.

http://providencesailing.com.au/
La voce che mi ha risposto al telefono quando chiedevo informazioni mi ha immediatamente trasmesso simpatia, non era una di quelle abili venditrici, con la cuffietta telefonica, che non sai mai se ti stia parlando o se stia rispondendo al telefono, doveva essere una gestione familiare… Il gruppo sarebbe stato piccolo, possono portare fino a 24 persone, ma la mattina seguente saremmo stati solo in 6, vezzeggiati e coccolati dall’equipaggio.

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La bella Providence V ha anche un passato d’attrice, è stata la sfortunata protagonista nel film “Survive the Savage Seas”, titolo italiano “Dispersi nel deserto blu”, del 1992 https://m.youtube.com/watch?v=MzvE2gyG-WQ, dove viene raccontata la storia del naufragio dello scozzese Dougal Robertson, la cui imbarcazione venne affondata da un branco di orche e sopravvisse insieme alla sua famiglia, 6 persone in tutto, per 38 giorni naufragando in pieno oceano sulla scialuppa di salvataggio, fino ad essere fortunatamente avvistati e tratti in salvo dal peschereccio giapponese Tokamaru.

Questo è il mezzo che ho trovato per fare un bel giro nelle isole della baia di Airlie Beach, navigando a vele spiegate, arrivare su di un chiassoso motoscafo non sarebbe stato elegante, avrebbe rovinato la magia di questo bel posto, forse unico al mondo. Navigando in queste acque è facile capire di come, in passato, isole e montagne siano state parte di un tutt’uno: difficile scorgere la differenza fra i loro profili, impossibile capire dove finisca la terra ed inizi l’oceano, il mare alzando il suo livello 10.000 anni fa, si è comodamente adagiato formando ben 74 isole, una volta anch’esse parte della terraferma.

Questo tratto di costa ci permette di vedere oggi come potrebbe diventare un domani il nostro mondo, in caso di un ulteriore innalzamento delle acque marine.

I profili si susseguono morbidi e verdeggianti, inframmezzati da rocce che sicuramente avranno avuto ognuna un significato nella mitologia del popolo locale, gli aborigeni Ngaro.

Poi la sorpresa: si approda, si scende a terra, si procede in un breve sentiero tracciato in mezzo alla foresta pluviale fino ad un belvedere e lì…

Lì si rimane senza fiato!

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Infinite sfumature di azzurro sono circondate da una sabbia dal candore quasi abbagliante, in un enorme caleidoscopio dai colori acquamarina, cangiante in ogni momento, grazie al mutare dei raggi del sole. I sedimenti in sospensione nell’acqua disperdono la luce mentre la penetra, creando innumerevoli tonalità di blu, come contrasto ecco il bianco della sabbia di finissima di silice. Whitehaven è ben diversa dalla maggior parte delle spiagge nelle isole Whitsundays, che hanno sabbia molto più grossolana, formata da frammenti di conchiglie e di coralli. Pare che la finissima sabbia silicea, forse di origine vulcanica, bianca e compatta, non sia locale, perché le vicine rocce non contengono grandi quantità di quarzo.

La spiegazione più probabile è che la sabbia alla deriva da nord lungo la costa del Queensland, sia stata trasportata dalle correnti marine, milioni di anni fa; intrappolata fra rocce e promontori, si è accumulata in questo luogo, mentre l’acqua dolce, nel corso del tempi, ne ha dilavato ogni impurità, rendendo la silice candida come la si può vedere oggi. Refrattaria al calore, fresca anche nelle giornate più calde, camminarci sopra è un piacere, senza la sgradevole sensazione di sentirsi i piedi bruciare, godendo della sua finezza.

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Il popolo Ngaro, che abitava qui già prima degli stanziamenti europei, la chiamava poeticamente “la spiaggia dalle sabbie che sussurrano.”

Bianco, white, rifugio, haven, da non confondere con la parola paradiso, heaven, questa è l’esatta traduzione di Whitehaven, il nome di questa spiaggia, forse la più famosa dell’Australia.

Questo posto incredibile si trova sulla costa est del grande stato continente, nel Queensland a poca distanza da Airlie Beach.

Il Whitsunday Passage, che da il nome a tutto l’arcipelago, come indicato sul diario personale del capitano Cook, fu scoperto nel giorno di Pentecoste, chiamato nel Regno Unito “Whitsunday”.

Ho avuto la fortuna di passare qui una giornata speciale, arrivando veleggiando amabilmente.

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Categorie: Australia | Tag: , , , | 7 commenti

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7 pensieri su “Bianco rifugio

  1. Tommaso

    Ciao stai vivendo sicuramente una bella esperienza di vita perché sei sempre sorridente nelle tue foto. Ti viene mai la nostalgia? (Ps a me non verrebbe mai). Buon proseguimento

  2. Ciao, ho tanti problemi,ma la spensieratezza mi viene seguendo i tuoi racconti con le tue belle foto! Non è invidia è solo gioia per una donna che riesce a perseguire il suo desiderio. Brava

  3. come non invidiarti?

    • Puoi fare come Stefania, essere felice per me…
      L’invidia è un sentimento negativo, dannoso per chi lo prova, non mi stancherò mai di ripeterlo!
      Imparare a far crescere buoni sentimenti, ti migliorerà la vita!

      • invidia sana, nel senso non deleterio, sono fondamentalmente serena e felice di quanto la vita mi offre, non conoscendomi hai giustamente potuto pensare così:-) felice giornata

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