La grande barriera corallina

IMG_6040Se volete fare un’uscita in barca fino alla grande barriera corallina, quella sterminata distesa di coralli che si estende ad est dell’Australia, fatelo con loro, con Wavelength. Sono i migliori. http://www.wavelength.com.au

Sono arrivata a Cairns piena di eccitazione per questa nuova esperienza che presto avrei vissuto, mi sono immediatamente sgonfiata. Ho capito che l’industria turistica è implacabile in questo angolo di mondo, non guarda in faccia nulla e nessuno, pensando solo al massimo profitto. Così i coralli attorno a Green Island sono morti, pare a causa di un componente della protezione solare che i pallidi turisti si spalmano con abbondanza. Non è meglio coprirsi con le apposite magliette, che qui si comperano per poco ad ogni angolo, invece di diffondere prodotti chimici in un ecosistema così fragile come la barriera corallina? Misteri della civiltà.

Ho guardato le barche che partivano dal porto di Cairns, enormi, cariche di centinaia di turisti, ho provato a sentire il resoconto di chi questa gita la avesse già fatta e ne ero sempre meno convinta. Anche perché, rispetto alla costosa Polinesia, qui i prezzi sono ancora più alle stelle, il doppio od il triplo, addirittura!

Pagare un occhio per qualcosa che per me è a portata di mano, con gli amici pescatori che mi invitano spesso e volentieri, in più con l’alta possibilità di restarne delusa, non mi andava proprio.

“Più si procede verso nord, meno ci sono insediamenti abitativi e migliore è lo stato della barriera”, mi ha confermato oggi il Capitano, così sono arrivata fino a Port Douglas, 55 chilometri a nord di Cairns, ultimo posto facilmente raggiungibile (la punta nord non ha strade asfaltate) per cercare di organizzare questa uscita.

I volantini pubblicitari erano numerosi anche qui, ma in numero minore, circa un decimo rispetto alla capitale dello snorkeling. Dopo una rapida selezione, ho tentato una mossa che sempre risulta vincente: sono andata al porto a vedere l’arrivo delle varie barche.

A farmi scegliere, senza alcun tentennamento Wavelength sono stati i ringraziamenti delle persone che scendevano: in molti si sono fermati col volto sorridente e soddisfatto a stringere la mano all’equipaggio! La barca era piccola ed il gruppo non sarebbe stato di più di 30 persone. Previsto arrivare fino alla parte estrema della barriera, dove inizia l’oceano.

La giornata è stata fantastica.

Tanto per iniziare, rispetto a Cairns, la barriera qui è molto più vicina, si risparmia più di un’ora per ogni tratto, tempo che si guadagna in nuotata.

I punti in cui ci si immerge son tre, andando in gran crescendo.

Nella prima nuotata mi sono trovata davanti enormi patate di corallo di colore blu, che non ho mai visto nelle mie isole. Intorno, come per accordarsi col colore dominante, alberelli di corallo di varie forme e dimensioni, sempre sui toni del blu intrecciavano i loro rami. Un blu vivo, che si percepisce attivo, quasi si riesca a vedere il lavorio dei microrganismi che, momento dopo momento, lo costruiscono.

Nella seconda nuotata la scena è cambiata: una foresta di lunghi rami intricati, sempre sui toni del blu, ed in mezzo a tutta questa confusione, delle conchiglie grandi, ma così grandi che ci si sarebbe potuto sfamare un intero villaggio! Queste Tridacna gigas avrebbero fatto sfigurare le cugine delle Isole Cook, tanto fieramente mostratemi da Te King, che a loro confronto non erano che delle pigmee! Qui le biologhe che accompagnano il gruppo, ci hanno istruito direttamente in acqua, con le prove viventi delle loro parole sotto i nostri occhi, o meglio, sotto i vetri delle nostre maschere!

La terza nuotata mi ha lasciata senza fiato. Era proprio così che me la immaginavo, la grande barriera di questo grande paese continente che è l’Australia. Nuotare ed essere circondata da tutti questi coralli, coi pesci che ci giocano a nascondino, non ho parlato ancora dei pesci: eccoli, grandi, ancora più grandi, colorati, piccoli, ancora più piccoli, numerosi come una nuvola.

Pare che questo sito in particolare sia stato filmato dal National Geographic nonché da molti altri e ci credo! Intatto e di una dimensione quasi infinita.

http://video.nationalgeographic.com/video/oceans-narrated-by-sylvia-earle/oceans-barrier-reef

Qui i colori dei coralli sono diversi da quelli delle mie amate barriere polinesiane, della spiaggia dove mi alleno a nuotare, ancora diversi rispetto quelli di Fiji o di Tonga, che anche meritano grande rispetto.

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Il blu, qui in Australia il colore che predomina nei coralli è il blu, un blu scuro, vivo, dalle mille sfumature.

Non lontano da dove ho nuotato oggi, il Capitano Cook, sì, proprio lui, sempre lui, è rimasto incagliato e si è dovuto fermare per ben 48 giorni per sistemare i danni riportati dal suo vascello, l’Endeavour. Per questo il capo qui a nord si chiama Cape Tribulation!

La Grande barriera corallina Australiana è la barriera di corallo più grande del mondo, è la più grande struttura fatta di un unico organismo vivente, il polipo del corallo, ed è così grande che la si può vedere dallo spazio!

Non potevo perderla.

Inutile dire che nei primi due siti, lui, il mio animale totemico si è avvicinato per salutarmi: “Buon giorno sua maestà lo squalo, oggi è veramente un buon giorno!”  IMG_6045

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Categorie: Australia | Tag: , | 3 commenti

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3 pensieri su “La grande barriera corallina

  1. Tommaso

    Ciao, condivido tutto quello che stai facendo, soprattutto pensando ai bei posti che stai “visitando” e che (leggendo i tuoi resoconti di viaggio) mi fanno tornare indietro con la mente con un pizzico di nostalgia. Sono stato anche io in Polinesia (Fakarawa) e l’Australia…..posti lontani anni luce dalle nostre pretese di vivere la vita. Ti seguirò con piacere nei prossimi tuoi spostamenti. Buon proseguimento

  2. Bello!! Comunque anche qui tra una ventina di giorni saremo sulla corallina. Non la barriera ma … Un buon salame 🙂
    Ciao. Baci. Siamo contenti della tua piena ripresa

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