C’est dengue (continua)

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Lavarsi i denti, specchiarsi in un sorriso e scoprire di avere la bocca da Dracula è un’emozione forte, che ho potuto provare grazie alla dengue. Questa malattia è subdola, come la febbre scende e ci si sente meglio, questo è il momento del peggioramento: il valore delle piastrine si abbassa e si può essere esposti ad emorragie… “Devi fare attenzione” aveva detto il medico, ed anche se non sapevo bene a cosa, certo quella bocca insanguinata non mi faceva stare tranquilla, tanto più che appena due giorni prima avevo rimirato i miei denti bianchi e le gengive rosa, mandando un pensiero di ringraziamento alla mia abile dentista… Ed alla mia buona costituzione… Così, sapendo che avrei dormito male, anche se stanchissima, per quel tarlo dovuto alla bocca piena di sangue, per quelle e-mail che mi arrivavano dall’amica lontana, ma sempre in connessione con me, che mi spingeva bruscamente a tenere alta l’attenzione sulla mia salute, mi sono con fatica spinta fino all’ospedale per essere visitata al pronto soccorso. Che differenza dal Policlinico dove svolgevo servizio come crocerossina, come sono arrivata, immediatamente dopo avermi chiesto un: “Sei di qui, vero?” Che mi ha altamente lusingata, una lettiga è apparsa e mi sono potuta sdraiare. Non ce l’avrei fatta a restare in piedi, come non ce la facevano quelle persone per cui andavo a rubare le barelle nei reparti, nello sfornito ospedale romano, dove spesso l’infermiera dell’accoglienza restava in piedi per cedere la propria sedia a chi proprio non ce la faceva… “C’è da aspettare.” Mi era stato detto, ma l’attesa non è stata lunga, meno di un’ora, nella quale ho potuto dormicchiare e riposarmi, mentre il mio sangue già era partito per farsi analizzare. Una laureanda mi ha posto parecchie domande, insieme abbiamo constatato la trasformazione delle mie caviglie, non un rossore, era come se fossero diventate metallizzate, di un rosso color rame… Come i faraoni egiziani diventavo sempre più preziosa, del resto la zanzara che trasmette questo virus si chiama ben aedes aegipti, la globalizzazione l’ha fatta arrivare fino quaggiù, nel paradiso polinesiano. Una dottoressa sopraggiunta ci ha rassicurate, no, non mi stavo trasformando in una statua di qualche nobile metallo, era uno dei segni caratteristici della malattia, uno di quelli che indica di essere alla fine della fase acuta… Così, con piastrine e pressione basse, ma in leggera salita, ho guidato fino a casa, trovando il guardiano notturno che mi attendeva impaziente sul cancello, preoccupato per me, contento di rivedermi tornare, lui che passava davanti alla mia camera silenzioso, durante la ronda notturna, per vedere se avessi un qualche bisogno… In Polinesia non si è mai soli! Sono rimasta un altro paio di giornate fra il letto ed il divano, amorevolmente accudita dall’amica Maeva che mi ha preparato i più sostanziosi manicaretti, per me, che non riuscivo ad ingoiare che qualche boccone, per quanto appetitoso fosse, sentendone il sapore sempre amaro della mia bocca.

In una decina di giorni sono passata attraverso questa temuta malattia che è la dengue, di tipo 1, la più leggera, e non oso pensare come possa essere il tipo 4, la più virulenta, restando priva di forze per parecchi altri giorni.

Non è la prima volta in vita mia che me la vedo brutta, ma devo dire che in più di un momento ho pensato che non ce l’avrei fatta.

Invece questa vita così meravigliosa va avanti, questo dono che ho avuto parecchi anni fa, continua ad essere mio.

Nonostante tutto.

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Categorie: Polinesia Francese | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “C’est dengue (continua)

  1. Ciao ,mi spiace della malattia ma tanti tanti auguri io sono giovanni Di bartolo vivo in Chicago sono stato a Tahiti nel ’99 tornero’ in crociera presto ad Aprile intorno ai 20 del mese AMO moltissimo il tuo angolo di mondo quanto ti invidio (nel senso buono) per cortesia dammi un BACIO a Tahiti ed uno a te da un compaesano che lascio l’Italia 46 anni or sono spero di sentirti ,un abbraccio Giovanni

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