Hei Rurutu

Hei Rurutu, vincitore della Hura Tapairu 2015

Le isole Australi sono uno dei cinque arcipelaghi che formano la Polinesia francese, è quello che si trova più a sud, le sue isole remote sono altamente legate a cultura e tradizione. I cinque grandi capi delle cinque isole di questo arcipelago si riunivano regolarmente sul marae, luogo di culto e di assembramento, Mata’ara (occhio aperto) a Ra’ivavae per decidere insieme ciò che concerne a la vita sociale, religiosa e politica. Tu’iva’o, (tu’i colpire, va’o selvaggiamente) accompagnava sempre suo padre, grande capo di Rurutu, ed era incaricato, per la sua grande abilità, di pescare per nutrire l’intera assemblea.

Su suo ordine, Tu’iva’o prepara l’arpione, prende la sua corda fabbricata con le fibre della noce di cocco, la arrotola a bandoliera intorno al corpo e si dirige verso l’oceano, con gli occhi fissi su ogni piccolo indizio che gli possa rilevare la presenza di pesci.

In piedi sulla barriera di corallo, la sua attenzione viene attirata dai riflessi argentei di una veste coperta di macchioline nere e blu nel bel mezzo dell’immensità dell’oceano. Si sposta senza far rumore verso una roccia di corallo leggermente soprelevata per meglio colpire la bella caranga blu che sembrava lo stesse guardando con aria di sfida. La sua mano impugna ferma l’arpione e quando sta per scagliarlo con tutta la sua forza, la roccia di corallo si sposta. Sorpreso, Tu’iva’o controlla dove siano poggiati i suoi piedi e si accorge di essere sul dorso di una balena; senza il minimo timore lega la sua corda intorno alla grande pinna caudale del mammifero marino e si attacca vigorosamente a quella dorsale. La balena lo trasporta nuotando fin nella sua tana, un isolotto lontano.

La balena si ferma davanti alla barriera di corallo e Tu’iva’o si avvicina all’isola arrivando sulla spiaggia a nuoto.

La sete lo fa salire su una palma per raccogliere i cocchi con i quali dissetarsi, mentre beve avidamente l’acqua zuccherina di questi frutti, vede uscire dall’acqua una una donna bellissima dai lunghissimi capelli.

La bella Tareparepa (tarepa fare segno di avvicinarsi, repa la parte sottile di un pesce piatto), così si chiamava la bella fanciulla, gli si avvicina e gli domanda il suo nome ed il motivo della sua visita. Ascolta attentamente la storia del giovane e gli chiede di preparare il forno interrato per cucinare i piatti che potranno mangiare insieme l’indomani. Quando apriranno il forno, però, i cibi risulteranno ancora crudi. Tu’iva’o confessa di essere incapace con la cucina tradizionale, visto che passava la maggior parte del suo tempo a pescare per nutrire il suo popolo. Tareparepa gli chiede allora di rientrare, “Ma come?” Risponde lui, “Sono arrivato sul dorso di una balena!”

La bella Tareparepa chiama allora le sue balene e tra queste sceglie la più grande per riportare indietro Tu’iva’o che le chiede però la stessa balena che lo aveva trasportato fino all’isolotto, che si poteva riconoscere dalla sua corda ancora legata alla coda del cetaceo. Con molte esitazioni Tareparepa cede alla richiesta del ragazzo, perché la sua scelta era caduta sulla decana delle balene.

Schermata 2015-12-12 alle 08.16.43

Prima della loro partenza, Tareparepa si raccomanda: quando saranno arrivati vicino all’isola di partenza, il giovane dovrà saltare in mare per percorrere l’ultimo tratto a nuoto.

Quando è prossimo alla riva, Tu’iva’o si ricorda di essere stato incaricato di sfamare con il frutto della sua pesca i cinque saggi riuniti ed il loro seguito, non lascia andare la balena, che, stupita, salta a tre riprese, fino a terminare la sua corsa sulla spiaggia di Nu’unu’uavete (nu’u flotta armata, vete pesce). Così Tu’iva’o può presentarsi al consiglio dei saggi dicendo loro che il frutto della sua pesca li attende sulla spiaggia di Nu’unu’uavete.

Danzando questa amara leggenda il gruppo Hei Rurutu ha vinto quest’anno, il 2015 la Hura Tapairu, competizione di ‘ori Tahiti, la danza polinesiana, riservata a gruppi non numerosi di selezionate ballerine. Anticamente erano le figlie degli ari’i le sole a potersi permettere costumi ed allenamento per queste danze soavi. Le isole Australi sono uno dei cinque arcipelaghi che formano la Polinesia francese, è quello che si trova più a sud, le sue isole remote sono altamente legate a cultura e tradizione.

I cinque grandi capi delle cinque isole di questo arcipelago si riunivano regolarmente sul marae, luogo di culto e di assembramento, Mata’ara (occhio aperto) a Ra’ivavae per decidere insieme ciò che concerne a la vita sociale, religiosa e politica. Tu’iva’o, (tu’i colpire, va’o selvaggiamente) accompagnava sempre suo padre, grande capo di Rurutu, ed era incaricato, per la sua grande abilità, di pescare per nutrire l’intera assemblea.

Su suo ordine, Tu’iva’o prepara l’arpione, prende la sua corda fabbricata con le fibre della noce di cocco, la arrotola a bandoliera intorno al corpo e si dirige verso l’oceano, con gli occhi fissi su ogni piccolo indizio che gli possa rilevare la presenza di pesci.

In piedi sulla barriera di corallo, la sua attenzione viene attirata dai riflessi argentei di una veste coperta di macchioline nere e blu nel bel mezzo dell’immensità dell’oceano. Si sposta senza far rumore verso una roccia di corallo leggermente soprelevata per meglio colpire la bella caranga blu che sembrava lo stesse guardando con aria di sfida. La sua mano impugna ferma l’arpione e quando sta per scagliarlo con tutta la sua forza, la roccia di corallo si sposta. Sorpreso, Tu’iva’o controlla dove siano poggiati i suoi piedi e si accorge di essere sul dorso di una balena; senza il minimo timore lega la sua corda intorno alla grande pinna caudale del mammifero marino e si attacca vigorosamente a quella dorsale. La balena lo trasporta nuotando fin nella sua tana, un isolotto lontano.

La balena si ferma davanti alla barriera di corallo e Tu’iva’o si avvicina all’isola arrivando sulla spiaggia a nuoto.

La sete lo fa salire su una palma per raccogliere i cocchi con i quali dissetarsi, mentre beve avidamente l’acqua zuccherina di questi frutti, vede uscire dall’acqua una una donna bellissima dai lunghissimi capelli.

La bella Tareparepa (tarepa fare segno di avvicinarsi, repa la parte sottile di un pesce piatto), così si chiamava la bella fanciulla, gli si avvicina e gli domanda il suo nome ed il motivo della sua visita. Ascolta attentamente la storia del giovane e gli chiede di preparare il forno interrato per cucinare i piatti che potranno mangiare insieme l’indomani. Quando apriranno il forno, però, i cibi risulteranno ancora crudi. Tu’iva’o confessa di essere incapace con la cucina tradizionale, visto che passava la maggior parte del suo tempo a pescare per nutrire il suo popolo. Tareparepa gli chiede allora di rientrare, “Ma come?” Risponde lui, “Sono arrivato sul dorso di una balena!”

La bella Tareparepa chiama allora le sue balene e tra queste sceglie la più grande per riportare indietro Tu’iva’o che le chiede però la stessa balena che lo aveva trasportato fino all’isolotto, che si poteva riconoscere dalla sua corda ancora legata alla coda del cetaceo. Con molte esitazioni Tareparepa cede alla richiesta del ragazzo, perché la sua scelta era caduta sulla decana delle balene.

Prima della loro partenza, Tareparepa si raccomanda: quando saranno arrivati vicino all’isola di partenza, il giovane dovrà saltare in mare per percorrere l’ultimo tratto a nuoto.

Quando è prossimo alla riva, Tu’iva’o si ricorda di essere stato incaricato di sfamare con il frutto della sua pesca i cinque saggi riuniti ed il loro seguito, non lascia andare la balena, che, stupita, salta a tre riprese, fino a terminare la sua corsa sulla spiaggia di Nu’unu’uavete (nu’u flotta armata, vete pesce). Così Tu’iva’o può presentarsi al consiglio dei saggi dicendo loro che il frutto della sua pesca li attende sulla spiaggia di Nu’unu’uavete.

Danzando questa amara leggenda il gruppo Hei Rurutu ha vinto quest’anno, il 2015 la Hura Tapairu, competizione di ‘ori Tahiti, la danza polinesiana, riservata a gruppi non numerosi di selezionate ballerine. Anticamente erano le figlie degli ari’i le sole a potersi permettere costumi ed allenamento per queste danze soavi.

In categoria Mehura, il nome antico della danza, spicca fra le vincitrici del gruppo Ori Noa la bella Taraina, moglie del cantante Teiva LC che, come sempre, accompagna le danze della sua giovane sposa cantando con voce melodica ed inconfondibile. La forza dell’amore, questo il loro tema vincente, magnificamente interpretato.

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Mi è molto piaciuto il gruppo Hitireva, dove, per la prima volta, l’abile ballerino Tuarii Tuaqui, beato fra le donne, si cimenta nell’Orero, l’arte oratoria. Il tema di questo gruppo è l’importanza della tapa, il tessuto vegetale con cui si vestivano i polinesiani fino all’arrivo dei navigatori e di quanto questo tessuto, dalla preparazione lunga e laboriosa, sia importante nei vari momenti della vita e della morte.
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Categorie: Polinesia Francese | Tag: , , | 1 commento

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Un pensiero su “Hei Rurutu

  1. sì, è tutto un sogno…ed il sogno continua! grazie

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