Atiu

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Credevo fosse la solita passeggiata, magari facendo attenzione a non inciampare in radici e liane, invece è stato veramente impegnativo salire e scendere per circa un’ora sulla makatea… Cos’è la makatea? In questa isola ne esiste un intero anello, ancora attivo, che monta al ritmo di 0,2 mm all’anno. Le makatea sono delle rocce, in origine coralline, che, in seguito a spinta orogenetica (processo di formazione di un qualsiasi rilievo, masse rocciose che si impilano grazie a spinte laterali) ricominciarono a salire; i coralli una volta superato il livello del mare muoiono ed è rimasta questa dirupata scogliera fossile, a testimonianza del loro passaggio, in parte coperta dalla foresta che nulla risparmia, tanto per rendere ancora più difficile il passaggio. Guai cadere! Le rocce sono talmente frastagliate che una scivolata può causare graffi in tutto il corpo! Così, passo dopo passo, facendo ben attenzione a dove mettevo i piedi, siamo arrivati alla caverna. Qui un’altra sorpresa: oltre alla sua dimensione, grande e ramificata, piena di stalattiti e stalagmiti scintillanti, al suo interno vive un uccello molto particolare. Si chiama Kopeka, o Atiu Swiftlet, ed è una delle 14 specie al mondo che si posano e nidificano nella profondità delle caverne, nel caso del nostro pennuto vive solo nelle due caverne di Anatakitaki e Vaitupuranga, usando, per evitare di sbattere contro le pareti od i numerosi ostacoli in esse presenti, un sistema di eco localizzazione. Una volta al buio nelle profondità della grotta, il pennuto emette dei suoni simil ad un “click”, che non hanno nulla a vedere con gli ultrasuoni e sono chiaramente udibili anche da noi umani. Non è un caso che l’isola sia chiamata Enuamanu, la terra degli uccelli.

Sono rimasta in ammirazione seduta su di una stalagmite, che per la sua bellezza viene chiamata “wedding cake”, torta di matrimonio, stando ben attenta a non diminuirne la brillantezza strofinandoci sopra il mio didietro, ad ascoltare questi uccellini che rientravano dalla caccia emettendo sempre il loro caratteristico suono, più rapidamente mano mano che si avvicinavano al fondo della caverna! E che meraviglia queste grotte! Uno dei due rami ospita una piscinetta d’acqua dolce, fredda e profonda, dove rinfrescarsi dopo la difficoltosa camminata.

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Atiu è un’isola piena di grandi particolarità: i suoi villaggi non sono lungo la costa ma al centro, in collina, si dice che i missionari volessero godere dall’alto del bel panorama. Ha una bella spiaggia di sabbia bianca, dove era approdato anche Capitan Cook, la sua vegetazione lussureggiante la avvolge in un caldo abbraccio, la gente vive ancora in modo antico e rispondente alle tradizioni. È facile essere felici qui ad Atiu, se ci si accontenta di una vita sana e semplice. I suoi abitanti sono più che accoglienti e merita assolutamente di essere inserita nell’itinerario, come Aiututaki dall’insuperabile laguna, o Rarotonga, dai tramonti ricchi di dolcezza.

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