Heiva I Tahiti 5

La quinta serata della Heiva ci ha regalato l’esibizione di due corali, una in categoria Tarava Tuhaa Pae, una in categoria Tarava Raromatai, e 3 gruppi di danza, i primi due in categoria Hura Ava Tau, amatori, l’ultimo in categoria Hura Tau, professionisti.

P1060105Coraggioso lo spettacolo di questo gruppo, Hei Ora, in categoria Hura Ava Tau, che, nella sua prima partecipazione alla Heiva prende come tema Tetuapuaa, nome di battesimo di Pouvana’a a Oopa, uomo politico polinesiano di grandi ideali, a torto più  volte imprigionato, esiliato prima nelle Raromatai, isole sottovento, poi in Francia; ciononostante ha perseguito fino alla fine della sua vita gli ideali di giustizia ed uguaglianza, secondo il noto motto francese. La fede in Dio è la sola cosa che ci permetterà di vivere senza odio e senza rancore, questo è il Te tua a pua.

Il gruppo presenta una Polinesia ben diversa dal mito che se ne ha in occidente, con le donne ben forti e motivate a sostenere i bisogni delle loro famiglie durante le due guerre mondiali; i soldati partiti a difendere il lontano fronte francese, rientrati con gli orrori della guerra negli occhi; l’introduzione della moneta, che ha creato discordia nella popolazione. Le flagranti ingiustizie sociali, l’invio in esilio di Pouvana’a, imbarcato su di un cargo dentro una rete, come un animale: questa operazione, eseguita malamente, gli causerà danni ad una gamba, che lo tormenteranno per tutto il resto della vita; il tempo della prigionia e dell’esilio, vissuto senza mai perdere la speranza. La vita nelle isole lontane, legata alla natura, i cicloni che con la loro furia distruggono ogni cosa e costringono a ricominciare tutto daccapo. L’importanza di restare uniti.

Questo tema ci focalizza sull’offerta, il dono di sé per la libertà, perché solo la verità ci rende liberi. Bella l’‘aparima “Tifai Vai” (tifai = tessuto, vai = pioggia) dove i caratteristici tessuti ad inserti ricamati vengono usati in una danza quasi dei veli e metaforicamente usati per proteggersi dalle avversità come dalla pioggia.

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Il coro Tamarii Rapa No Tahiti in categoria Tarava Tuhaa Pae, esegue un curioso Himene Ruau con un voluto effetto al rallentatore.

La leggenda cantata dal gruppo dell’isola di Rapa, la più remota dell’arcipelago delle Australi dove ancora si vive secondo la tradizione con la proprietà indivisa, gestita dal consiglio dei saggi e, per scelta dei suoi abitanti, senza aeroporto, è legata al suo territorio.

Ci cantano di come, un giorno, un guerriero del forte di Tevaitau, incontri una donna del forte di Ruatara, intenta a coltivare taro (tubero locale) e di come, nonostante il suo diniego, la forzi ad avere un rapporto con lui. Dopo qualche tempo la donna scopre di essere incinta, ma non ha avuto rapporti con il marito, che subito capisce che il figlio non è suo, e giura di vendicarsi. Il bambino viene al mondo, cresce, diventa un bel giovanotto; viveva con la madre a Ruatara, ma andava a trovare suo padre a Tevaitau quando voleva. Un giorno i guerrieri di Ruatara decidono di sterminare i vicini nemici, il patrigno propone al ragazzo di farsi mettere di guardia al forte di Tevaitau e di lasciarli entrare. Il giovane accetta, a patto che la vita di suo padre venga risparmiata. Il patrigno gli fa questa promessa, ma in fondo al cuore alberga ancora il sentimento di vendetta. Quando l’attacco viene sferrato, il padre fugge insieme ad altri, per non essere ucciso, fino a cadere dall’alto delle falesie. Invano il figlio cerca di trattenerlo, la vendetta è compiuta.Schermata 2015-07-13 alle 18.46.06

I Tamarii Pereaitu, gruppo di danza in categoria Hura Ava Tau, inscenano l’antica leggenda dei Manu’ura, gli uccelli sacri. Belli i loro colorati costumi ed i balletti con i movimenti degli uccelli riproposti.
Una coppia che viveva in una lontana vallata ha come figli tre uccelli, che crescono nell’abbondanza della natura e circondati dall’amore dei genitori. Un giorno, però, il padre si scaglia indignato contro la madre, rimproverandola di non aver messo al mondo degli umani. I tre uccelli decidono allora di abbandonare la valle. Il maggiore dei tre, Pihiti (pi = verde, hiti = est), si posa sulle terre oggi chiamate Faa’a, Manu’ura (manu = uccello, ‘ura = sacro), il secondogenito, scende sulle terre di Paea, mentre Manutahi (tahi = stesso) vola a Punaauia.

Quando si vuole evidenziare la bellezza di qualcuno, il suo sapere, la sua abilità e la sua dignità, lo si paragona al Manu’ura, diventato simbolo di perfezione.

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Il gruppo Tefana I Ahurai, in categoria Tarava Raromatai, canta dei gemelli Ata ed Atu delle isole sottovento. Avevano sentito parlare del clima freddo del vallone di Tefana e decisero di andarci; scoprirono amaramente la veridicità di quelle chiacchiere, e non trovarono altro modo per scaldarsi che di battersi. Avevano iniziato con una lotta fraterna, finirono per restare entrambi uccisi dai colpi violenti che si erano scambiati. Da allora il luogo dove giacquero le loro carni in putrefazione, il ruscello che attraversa Nu’utania, viene chiamato Vaihau’a o Pape Hau’a, acqua che odora.

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In categoria Hura Tau il gruppo di ballo Taura’a Atua la loro leggenda è la stessa cantata dal coro dello stesso gruppo la prima sera. 

Particolare l’entrata in scena a viso coperto dei danzatori.

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P1060430Schermata 2015-07-13 alle 18.53.26Brava la ra’atira Apaura Walker, un vero animale di scena, canta, balla sia come gli uomini che come le donne, infaticabile e sorridente per tutto lo spettacolo. eccezionali i percussionisti, non si vedono bene nella foto, ma sono due vecchie conoscenze. Serata dedicata alle lanterne: anche questo gruppo porta il fuoco in scena!

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Schermata 2015-07-13 alle 19.38.48

Per informazioni sulla Heiva in generale il mio articolo sulla RIVISTA ETNIE

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Categorie: Polinesia Francese | Tag: , , | Lascia un commento

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