Heiva I Tahiti 4

Dopo qualche giorno di sosta, la quarta serata della Heiva ci ha regalato l’esibizione di 3 corali, due in categoria Tarava Raromatai, una in categoria Tarava Tahiti e 2 gruppi di danza, il primo in categoria Hura Ava Tau, amatori, l’altro Hura Tau, professionisti.

I Tamarii Mahina gruppo in categoria Tarava Raromatai, canta per noi la triste leggenda di Tua’uru, la principale valle del distretto di Mahina, nell’isola di Tahiti, a qualche chilometro dalla capitale Papeete. ‘Utari, il padre, viveva con la sua famiglia vicino all’imbocco della vallata, ogni giorno andava a caccia nella foresta per procurare il cibo per la sua famiglia. Durante una delle sue spedizioni, resta lontano tre giorni e tre notti fino a che non riesce a catturare un enorme cinghiale; torna a casa pieno di gioia, ma la notte è calata, tutta la famiglia dorme a pancia vuota. Il suo cuore si riempie di compassione per i suoi cari affamati come i suoi occhi si riempiono di lacrime.

Alza allora gli occhi verso il cielo con un’implorazione: “O dio del cielo, fa che il mio corpo diventi nutrimento per la mia famiglia!” Quando la mattina ‘Utari vahine si alza, nota un grande albero, che prima non c’era, davanti all’entrata del suo fare, casa.

Una voce dolce le mormora all’orecchio: “Non avere paura, sono io, ‘Utari. Prendi il grande cinghiale che ho lasciato davanti casa e mangiatelo. Il mio corpo si è trasformato in tronco, i miei piedi in radici, le mie mani in rami, le mie dita in foglie, la mia testa in ‘uru (frutto dell’albero del pane).

È questa leggenda a dare il nome alla valle: Tua’uru, ovvero l’origine dell’‘uru.

Il gruppo si presenta con le donne vestite con i classici camicioni bianchi, un inserto a forma di foglia e frutto di ‘uru sul davanti, in testa corone delle foglie di questo albero e fanno il loro ingresso con i frutti in mano. Anche i perepere incitano il gruppo sventolandone le foglie.

Tamarii Mahina 1

Tamarii Mahina 2

Simpatica la storia che ci vene narrata da canti e balli del gruppo Tefana I Ahurai, presentatosi in categoria Hura Ava Tau.

L’ari’i, il capo, si accorge che uno dei suoi servitori cominciava ad essere anzianotto e decide di sceglierne un’altro durante i tornei sportivi. Queste prove duravano una settimana e quella finale sarebbe stata la preparazione dell’ahimaa, forno polinesiano; il primo a presentare il cibo ben preparato al sovrano avrebbe guadagnato il privilegio di servirlo.

Taumata, piantò le sue mani direttamente nella fornace, sebbene calda come il sole, e con la rapidità di una freccia portò il cibo all’ari’i. Così ne divenne il servitore di fiducia.

In questo gruppo TH orerorecita abilmente gli orero (si può tradurre come parola dorata, declamazione di arte oratoria) il padre della mia amica Vaeoho, che mi racconta di come ripetesse i testi la mattina in auto, mentre accompagnava i figli a scuola, così che quando si presentava alla Heiva, ne conoscevano le parole a memoria. Sono 20 anni che si presenta come oratore, sostenendo il gruppo con la sua voce possente e declamando la storia che viene messa in scena, i suoi tatuaggi e la sua barba bianca sono oramai un’istituzione!

TH tapa

Simpatica anche la citazione alla lunga gonna di tapa (tessuto realizzato battendo la corteccia di alcune piante) con la quale si ballava anticamente, anche se realizzato con tessuto di cotone bianco, ma imbottita a sua imitazione.

Tefana I Ahurai 1

Tefana I Ahurai 2

Tefana I Ahurai 3

L’associazione Haururu Papenoo vanta tra i suoi coristi Patrick Amaru, autore del tema e dei testi dei canti, noto compositore e linguista polinesiano. Cantano la leggenda di Fate Te Urua (nome di pesce, piccolo carango o harehare in Reo Ma’ohi, letteralmente faate te = allattare, urua = pesce di taglia poco piu grande del carango) la storia di una coppia senza figli, Aoaomaa Tane (letteralmente: aoaomaa = i rami che crescono lateralmente, la coppia rappresenta il tronco, tane = uomo/i) ed Aoaomaa Vahine (vahine = donna/e) che abitavano nella valle della Papenoo.

Un giorno, Aoaomaa Vahine si reca fino al mare per raccoglierne l’acqua nella sua zucca, qualche tempo dopo, un piccolo harehare, tipo di pesce, si agita nel su grande e profondo contenitore. La donna supplica il marito di allevare il pesciolino come fosse loro figlio, l’uomo cede ai pianti della compagna e così fanno.

Passano molte lune, l’harehare cresce enormemente, si presenta un periodo di carestia, il cibo inizia a mancare.

I genitori cominciano a borbottare: “Se avessimo allevato un maiale, adesso non saremmo in preda alla fame!” Il pesce aveva percepito i discorsi dei suoi genitori e, folle di dolore, abbandona la valle per andarsene nell’oceano.

I genitori pentiti, pregano per il suo ritorno.

Non tornerà. È partito per il suo viaggio in esilio.

Haururu

Da questa storia deriva l’espressione vai Tuaru (tuaru = esiliare, con riferimento all’esilio di Fate Te Urua).

Numerosi i doppi sensi del testo, eccone un paio:

…..

I to oe opu metua na

Nel tuo ventre

Ua Rau puna vai i pu

Le sorgenti ingiallivano numerose

I te omoemoe o to aau

nel mistero delle tue viscere

I reira hoi te tuna e otiti ai

dove l’anguilla si divincola

E patote ai i te aa mape

sbattendo sulle radici del mape (albero simile al castagno, con grandi radici esterne)

Ia nuu, ia otohe o ia

per avanzare, per indietreggiare

I te rua i to anavai

nei buchi del tuo fiume

I reira hoi te maire noanoa

dove la felce odorosa

E toro ai i to na rauere

tende le sue foglie

I te toriirii a here

alla pioggerellina dell’amore

Ia piri o ia te pa

quando si attaccava al muro

Ia hanihani i te mato,

quando si univa al muro,

…..

…..

Oe Aoaomaa te vahine,

tu Aoaomaa la donna

Te vahine tama ore,

la donna senza figli

Te pua iti maro

il fiore secco

I to hue

la tua zucca

E hue aano,

la tua larga zucca

E hue hohonu…

la tua zucca profonda…

…..

…..

Parahi atu ra oe i te pape

Ti siedi nel mare

Toomaa atu ra oe i to avae

Apri le gambe

Mai te uputa o te faanui

come l’ingresso della grande vallata

Ia paina mai te toerau.

Quando risuona il toerau (tamburo).

Tia atu ra te are tuatea i tai

Un’onda si alza al largo

Aano atu ra, paari, roa atu ra

si ingrandisce, indurisce, si allunga

No te papa i tahatai,

per raggiungere la riva

Tepapa i te hue faarii hau.

L’accogliente zucca

Fati atu ra teie are roroa…

l’onda lunga si rompe

Rarirari atu ra to utu iti e,

le tue labbra ne furono umettate

Tomo atu ra te miti

il mare entra

I to hue Aoaomaa vahine

nella tua zucca

E hue aano,

nella tua larga zucca

E hue hohonu…

nella tua zucca profonda…

Aue i te au e!

Che felicità!

…..

Ottima corale quella dei Vaihoataua, dinastia di guerrieri, che, nel suo tema sul matrimonio, canta le gesta del guerriero Taruia, in maniera brillante.

Questo eroe venne gettato in acqua legato ad una pietra, ma il dio del mare, il grande squalo blu Ruahatu, accorre in suo soccorso. Tuihanatahatera, informata della morte di Taruia, accorre dal suo benamato per ridargli la vita con il suo soffio magico. E un giorno di gioia, e il momento propizio dell’anno, adatto a festeggiare l’unione dei due innamorati.
Haururu 1
Haururu 2

Il gruppo Tamarii Mataiea, che si presenta per la danza in categoria Hura Tau, professionisti, mette in scena la leggenda della palma da cocco, molto conosciuta in tutta la Polinesia. Maui corre in aiuto della bella Hina, ed uccide la grande anguilla che la voleva come sposa; consegna alla ragazza la testa del mostro raccomandandole di non posarla mai a terra. La strada  è lunga, fa molto caldo, Hina si ferma per rinfrescarsi nella pozza d’acqua formata da una cascata. Una volta uscita dall’acqua non trova la sua cesta con dentro l’orribile trofeo, al suo posto uno strano albero, con dei frutti particolari. Ne coglie uno e nota che ha come tre occhi, buca il piu grande ed, accostandoci la bocca, beve l’acqua che si trova al suo interno. Ricorda allora le parole del mostro morente:

” Hina, Hina, anche se oggi lo rifiuti, verrà  il giorno che mi bacerai ancora ed ancora!”

Da allora la palma da cocco si  è estesa su tutta la terra, aiutando l’umanità: nutre chi ha fame, da da bere a chi è assetato, fa riposare chi è stanco, sostiene con il suo tronco, i tetti delle case, realizzati con le sue stesse foglie.

Per dare l’impressione del corpo dell’anguilla, ballerini e ballerine attraversano la scena sincronizzati in lunghi serpentoni.

Tamarii Mataiea anguilla

 Tamarii Mataiea 1 Tamarii Mataiea 2 Tamarii Mataiea 3 Tamarii Mataiea 4 Tamarii Mataiea 5Per informazioni sulla Heiva in generale il mio articolo sulla RIVISTA ETNIE
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Categorie: Polinesia Francese | Tag: , , | Lascia un commento

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