Heiva I Tahiti 1

Questa prima serata d’apertura della Heiva I Tahiti ha enormemente riempito di emozioni ogni spettatore.

Incredibile scoprire che l’origine della parola ‘mehura, termine arcaico per indicare la danza in Reo Ma’o’i, la lingua polinesiana, viene direttamente dall’ebraico, da mecholah“, nome di un ballo e per estensione, ballo, danza; caduto il suffisso me è rimasta la parola hura, di uso corrente.

heremoanaIl discorso del ministro della cultura non è stato uno dei soliti discorsi politici, Heremoana (here = amore, moana = oceano) nasce come ballerino, autore e compositore, oratore, la cultura la sente intimamente, in ogni angolo della sua pelle. È bene che a sviluppare questo tema ci sia una persona come lui!

Dopo aver parlato sul podio dal suo posto d’onore, ha gironzolato qua e la per palco e tribune a salutare, incoraggiare e distribuire consigli a quelli con cui, fino a poco fa, lavorava direttamente, come capo del Te Fare Tauhiti Nui, la Casa della Cultura (traduzione letterale te = la, articolo, fare = casa, tau = tempo, hiti = rivoluzione, nui = grande, perché la cultura rivoluziona sempre la vita dei popoli).

La cerimonia tradizionale del rahiri ha introdotto lo spettacolo: ogni persona era vestita di bianco, con corone vegetali verdi sul capo e lo scambio di foglie di banano è stato corredato da piccole performance personali di canto e ballo, volte ad indicare l’aspetto pacifico di questa competizione, ma non solo, anche per sottolineare la voglia e l’importanza di procedere tutti assieme in questa importante direzione che è la salvaguardia della propria cultura e delle proprie tradizioni.

giuria

Ecco il membro della giuria Pierrot fare il suo rahiri

Quattro i gruppi a passare sulla scena in questa prima serata, due corali e due gruppi di ballo, il primo in categoria Hura Ava Tau, amatori, Pirae Nui E, uno in categoria Hura Tau, professionisti.

Dulcis in fundo, il gruppo più atteso della serata viene sempre fatto passare alla fine, per creare una certa attesa negli spettatori: Temaeva, (te = il, articolo, maeva = benvenuto) fondato nel 1962, 53 anni fa, dall’incredibile Coco Hotahota, che di danza e coreografie ne ha fatto la propria vita. Questo gruppo ha presentato un qualcosa di eccezionale, fondendo con estrema abilità antico e moderno, in un crescendo di quadri uno più sensazionale dell’altro, da far restare giuria e spettatori senza fiato.

Questo gruppo, con la sua attività così longeva, rappresenta l’importante memoria della danza tradizionale polinesiana.

Lo spettacolo inizia con un grande spiegamento scenico, Coco entra alla testa del suo corpo di ballo accompagnandolo festosamente, da grande ballerino che è.

Coco

Le Taure’are’a, adolescenti (traduzione letterale, instabile, come lo è il loro carattere ) indossano il gran costume in moré bianco (quello che noi chiamiamo gonnellino di paglia, che in realtà, è corteccia di purau, ibisco selvatico, pestata) per simbolizzare il fiore di tiare, impreziosito da frammenti di madreperla, quella delle ostriche che producono la perla nera di Tahiti, incollati utilizzando amido naturale; questi ornamenti scintillanti ci ricordano che la pianta di tiare fiorisce su terreno corallino; i puapua, composizioni di moré a forma di ventaglio e di ghirlande di fiori aperti, inserite nell’acconciatura ed in vita, simboleggiano la maturità.

Le Mehura, danzatrici, vestite di bianco, rappresentano la pianta di tiare, ma anche i pilastri della casa, per questo portano lunghi rami di bambù tagliato nelle vallate dell’isola sul quale sono stati fissati rametti di tiare in ciuffi .

I Tane, gli uomini, eseguono due ote’a, danza guerriera, fa’atitora’a moa, galli da combattimento (letteralmente fa’atito = battere, moa = gallo) e pauma, aquilone, la prima per ricordare la danza del gallo, che aveva reso famoso il distretto di Vairao, nella penisola di Tahiti, la seconda per onorare questo gioco, anticamente riservato ai figli degli ari’i, i capi.

galli

aquiloni

I costumi sono semplici: per il combattimento dei galli un marò, cintura rossa ed una nera, per distinguere le due fazioni, bargigli e cresta rossa in capo; per il la danza degli aquiloni, il tihere, pareu annodato come lo si faceva ed a volte lo si fa ancora, quando si va a pescare o come tenuta da lavoro per gli uomini, con un lembo passato fra le gambe per praticità. La semplicità dei costumi serve ad evidenziare la purezza del movimento. La danza dei galli, incredibilmente, pur rispettando i tradizionali passi dell’‘ori, la danza polinesiana, riproduce fedelmente i movimenti di questi animali; in quella dell’aquilone si sottolinea la libertà di movimento, è libero come il vento che lo fa volare in alto, lontano da ogni problema terrestre.

La Heiva Tihani (heiva = passatempo, festa, tihani = carezze sessuali) sottolinea i momenti di gioia; i ballerini di entrambi i sessi sono vestiti di foglie della sacra pianta di auti, codyline australis, ed hanno sul capo corone multicolori di fiori.

sensualita

L’aparima materializza nei suoi testi la musica di pahu e toere, percussioni; nella prima parte dello spettacolo, i ballerini ci raccontano, con gesti e movimenti le quattro heiva (parti dello spettacolo): te vahine e te tiaré (le donne ed i fiori di tiaré), ‘ori tihani (danza dei sensi), fa’atitora’a moa (danza dei galli), pauma (aquiloni), i loro costumi sono candidi, realizzati con riri, gigli ed opuhi bianchi (amomum cevuga) a testimoniare lo splendore della tiaré.

Come se non bastassero i galli che si azzuffano su scena, i cespugli verdi ed odorosi, Coco ha portato in scena una oratrice in stato interessante, con il ventre scoperto, ben in evidenza; le ballerine nel quadro erano a seno scoperto, parzialmente nascosto dalle ghirlande di fiori, durante l’assolo dell’orchestra, un percussionista gioca con un grande tamburo come se stesse avendo un amplesso con una donna, suonandolo da sdraiato in varie posizioni.

incinta

Il secondo gruppo in gara per il ballo, passato per primo in scena, Pirae Nui E, ci racconta una storia del suo territorio: la bella Tautiti, che cavalcava le onde sulla sua tavola ad Arahiri, libera, seguendo il vento, con i capelli dai riflessi dorati splendenti sotto al sole.

TautitiPurtroppo un giorno, il suo compagno, Tehana, non resiste davanti alla bellezza della giovane Teipo con la quale inizia una relazione. Con attenzione per non farsi scoprire, ma le sue scuse per allontanarsi sempre più di frequente, gli atteggiamenti cambiati, finiscono per far venire a galla la verità.

Piena di dolore, Tautiti raccoglie le sue cose e ritorna nella sua valle, con il corpo pesante e uccisa nello spirito.

Tehana al suo risveglio non la trova al suo fianco e si dispera, colpevole della sua debolezza. Corre immediatamente a cercare l’amata compagna per averla nuovamente con lui, urlando il suo dispiacere come una bestia ferita.

Tautiti si trova davanti ad una scelta, ma la sua vita è fondata sull’amore e sa che il perdono sarà la soluzione giusta per calmare la sua anima.

Questa storia ci incoraggia a superare le difficoltà che possiamo incontrare sul nostro cammino.

Sappiamo che possiamo cadere in acqua, pensare di essere sul punto di annegare, ma dobbiamo lottare, cercare di uscire dall’acqua, alzarci e continuare a cavalcare l’onda della vita per arrivare a riva; non mancano le sirene per attirarci sugli scogli, ci lasceremo affascinare per finire devastati? O forse meglio non distogliere lo sguardo dai valori di fedeltà, saggezza, compassione ed amore.

Delle due corali la prima, Tamarii Pereaitu, si presenta per la categoria Tarava Tahiti (canto di Tahiti) e racconta la leggenda di due manu, uccelli, ura, sacri, che risale ai tempi in cui l’isola di Tahiti era popolata da migliaia di volatili.

Un uomo ed una donna che vivevano in una vallata, ebbero come figli 3 uccelli, che allevarono con tutto l’amore; un brutto giorno, il padre esprime tutto il suo disappunto alla moglie per questi figli non umani; i tre uccelli non lo sopportano e decidono di andarsene, spostandosi verso al mare.

Tamarii Pereaitu

Ancora oggi il manu’ura rimane il simbolo di bellezza, sapienza, abilità e dignità.

Divertente l’Ute are’are’a di questo gruppo, con una buona mimica degli interpreti e, naturalmente, grazie ai manu, agli uccelli, pieno di doppi sensi!

manu'ura

Il gruppo Tauraatua in categoria Tarava Tua Pae, racconta della pietra tutelare Po’roa.

Nel villaggio di Vitaria la fame era grande a causa della carestia, l’ari’i, capo, Miri’ura vedeva deperire il suo popolo ogni giorno; dà l’ordine a suo figlio Tea’uroa di battere i tamburi con il suono grave della battaglia: andranno a conquistare le fertili terre di Peva, sull’isola di Rurutu, dove abbonda il taro (patata polinesiana).

La battaglia comincia sulla terra di Peva, e si vedono i guerrieri sfidanti piroettare in aria come foglie morte in un vortice di vento: opera della pietra tutelare Po’roa, centro del potere e della forza dei loro nemici. Tea’uroa con uno stratagemma, riesce a rovesciare la pietra, ed ecco arrivare docili i guerrieri nemici, che si gettano nel fuoco preparato per sterminarli.

Nelle isole Australi la decorazione viene più che curata, sui semplici camicioni delle cantanti spiccano teste cinte di corone di fiori freschi, tutte sullo stesso tono di giallo anche se realizzate con piante diverse, meravigliosa quella della ra’atira, conduttrice, del coro, che più che una corona sembra un vero e proprio cappellino, abbellendo i suoi movimenti estremamente eleganti, tanto da sembrare quasi che danzi.

Taura'atua

Per informazioni sulla Heiva in generale il mio articolo sulla RIVISTA ETNIE

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Categorie: Polinesia Francese | Tag: , , | 1 commento

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