Arance

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Bisogna conoscere la montagna, per capire il valore di queste arance, quanta fatica costi scendere carichi, sotto il peso della frutta appesa ad un ramo, dopo essere partiti alle 4 del mattino, un’ora prima dell’alba, aver attraversato l’altopiano di Tamanu, a 600 metri d’altezza, essere ridiscesi nel fondo della magnifica arena di roccia dominata dai monti Marau, Aorai, Orohena, Tahiti e dal diadema, la tipica formazione rocciosa dell’isola principale della Polinesia Francese. Dopo una sosta al Fare Anani, la casa delle arance, per una pausa e quattro risate, perché i polinesiani amano ridere e scherzare in ogni situazione, si ricomincia a salire lungo la cresta rocciosa, per arrivare agli 804 metri d’altitudine dell’altopiano di Rata, dal nome del guerriero, dove le arance abbondano.

Difficile salire e scendere dalla montagna dove non esiste più un sentiero, si passa fra una radice e l’altra, guardando con estema attenzione dove si mettono i piedi, e si è obbligati a procedere con calma. Non parliamo poi della raccolta! Una volta arrivati sull’altopiano bisogna arrampicarsi, su questo ed in quelli adiacenti, spingersi, sporgersi, con grande attenzione per non cadere nel vuoto. Alcuni raccoglitori, troppo carichi nella loro discesa, ci hanni rimesso la vita.

Fu Cook in persona ad importare le arance in Polinesia, ed erano così diffuse nelle isole, tanto, nel 1860, da poterle esportare in America; gli aranci piantati lungo la costa sono stati decimati da una malattia, solo quelli dell’altopiano sono sopravvissuti grazie all’altidudine nella quale si trovano ed al suo clima fresco. L’isolamento dell’anfiteatro roccioso della parte alta della vallata della Punaruu costituiscono un ambiente ideale, nel quale gli aranci selvatici continuano a riprodursi; le arance più compatte e zuccherate arrivano dell’altopiano di Puharuru sopra quello di Rata, le più amare si trovano a Ti, le più spugnose e senza succo arrivano da Paru. Le più sugose arrivano da Fataraa Poti Pataaroa, ma hanno anche una buccia spessa sono le più pesanti e quindi le più dure ad essere trasportate. Quelle rosse e zuccherine sono le arance di Maretia, che ogni anno vincono il concorso della migliore!

I portatori che abitualmente partecipano alla raccolta, hanno un bozzo dietro alla nuca, prova della difficoltà di questo particolare trasporto.

L’aranceto è stato piantato dai missionari, della loro opera restano ancora numerose le piante, diventate selvagge, e grazie alla tenacia del gruppo di questi audaci possono essere gustate anche da chi, come me, non ha la capacità di raccoglierle.

Per questo il comune di Puna’avia festeggia, con tre giornate di canti e balli ed una simpatica sfilata, questa raccolta, che sottolinea il simpatico momento dell’anno.

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