Il Bounty

Spesso mi si chiede come passo le mie giornate quando sono laggiù, nelle mie isole felici, all’inizio rispondevo “Nulla”, lasciando poi scoprire una per volta ai miei interlocutori, mano mano che parlavo le mie numerose attività. Poi ho aggiunto la frase dell’amico Fred: “Manuela, non fa nulla e la sua agenda è più piena di quella di un Ministro!” In realtà nell’isola di Tahiti capitano spesso eventi interessanti, come i tre giorni di convegno sul Bounty e l’ammutinamento del suo equipaggio, al quale ho assistito, senza perdere nessuna conferenza. Si, sono assetata di storia e cultura polinesiana, anche se non ho ancora scritto di questo specifico argomento, ho raccolto i dati e li ho messi in archivio. Oggi che sono passata in radio in occasione della chiusura del Parlamento dell’isola di Norfolk, del resto già parte dell’Australia, anche se fino ad oggi con una forma di auto governo, colgo la palla al balzo per mettermi a raccontare questa storia incredibile. Nortfolk

Bandiera Nortfolk

Bandiera di Nortfolk con al centro il suo caratteristico pino.

Norfolk è legata a Pitcairn perché il 3 maggio 1856 l’intera comunità, all’epoca composta di 193 persone, si imbarcò sulla nave Morayshire raggiungendo la nuova isola dopo un miserabile viaggio di cinque settimane. A metà del 1850 la comunità di Pitcairn voleva lasciare l’isola ed il loro capo aveva chiesto assistenza al governo inglese, del quale erano colonia britannica a partire dal 1838. Nortfolk era stata la risposta. Era stato loro permesso di occupare molti degli edifici rimasti dalla Colonia Penale e iniziare gradualmente consolidare attività di agricoltura tradizionale e di industria legata alla caccia delle balene. Dopo soli 18 mesi 17 decisero di ritornare alla loro isola madre, 5 anni dopo altri 27 li raggiunsero. In realtà, Pitcairn non è una sola isola, bensì di un piccolo gruppo di 4 terre emerse, del quale fanno parte, oltre alla principale, l’atollo Oeno (formato da 5 isolotti, uno dei quali è Sandy Island), l’isola Henderson, e l’atollo Ducie (con 4 isolotti). Solo l’isola principale è abitata. Isole di Pitcairn Oggi i discendenti di quell’eroico ammutinamento sono sparsi nell’intero globo terrestre, con predilezione per quelli anglofoni. Ma andiamo per ordine. Il Bounty era salpato alla fine del 1787 in direzione Tahiti, dove avrebbe dovuto raccogliere pianticelle dell’albero del pane, da trapiantare ai Caraibi per nutrire gli schiavi delle piantagioni (globalizzazione?). Arrivarono a Tahiti dopo una navigazione lunga e faticosa di circa 1 anno e mezzo, e restarono a lungo qui ancorati, per compiere la loro missione. La nave era stata predisposta all’accoglienza delle piantine, fragili nella prima parte della loro vita e bisognose di parecchia acqua, tanta da dover limitare all’equipaggio di bere. Il malcontento era alto fino a quando, come spesso succede per gli eventi storici rilevanti, un insieme di fatti e coincidenze spinsero il famoso Christian Fletcher a capitanare la rivolta. Il Capitano Bligh, in camicia da notte, perché stava dormendo, venne fatto salire su di una scialuppa (gli fu poi allungata la giacca, oltre ad un po’ d’acqua e gallette) e fu capace di un’incredibile impresa, stabilendo un record ancor oggi imbattuto: navigarono per 47 giorni, coprendo 3.618 miglia nautiche (6.700 km) fino a raggiungere Coupang, nell’allora colonia olandese di Timor. Era un perfetto conoscitore di maree e correnti, capace di mantenere la disciplina su quei pochi uomini, 18 appena, in condizioni al limite della sopravvivenza, senza cedere o farli cedere allo sconforto e riuscendo a passere indenne dagli attacchi degli indigeni, ogni qualvolta che si avvicinavano a terra in cerca di cibo. Uno solo morì, il nostromo della nave William Cole, ucciso da indigeni dell’isola di Tofua, oggi nel Regno di Tonga, l’isola più prossima al luogo dove erano stati abbandonati, durante uno sbarco per procurarsi del cibo, dopodiché Bligh decise di non approdare più fino ad un porto civilizzato. Arrivato in Inghilterra depositò immediatamente il suo rapporto per favorire l’arresto degli ammutinati. Ammutinamento quadro

Rotta Bounty

In ROSSO la rotta del Bounty a Tahiti e al luogo dell’ammutinamento. In GIALLO il percorso del Bounty dopo l’ammutinamento, al commando di Christian. In VERDE il tragitto della scialuppa di Bligh nel viaggio a Coupang.

Questi, appena impossessatosi del Bounty, dopo aver gettato a mare le piantine, avevano diretto il timone verso Tahiti a suon di “Urrà!”, l’isola dove quasi tutti avevano lasciato una bella storia d’amore; ma restarci era troppo pericoloso, poteva passare qualche altro navigatore e riconoscerli, e puntarono a sud, verso Tubuai.

In un passato lontano ma non troppo, le tribù polinesiane in difficoltà erano fuggite all’alba uscendo dal canale e remando sempre nella stessa direzione avevano evitato di essere sterminate, remando, remando, fino a trovare una nuova isola dove insediarsi, con vecchi, bambini e animali da cortile.

Questo successe ad Eteroa, oggi conosciuta con il nome di Rurutu. I primi abitanti che vi arrivarono, persa una battaglia nell’isola di Tahiti, per evitare di essere uccisi, navigando alla cieca, erano approdati su quest’isola. Era circa il 700 dc. La loro rotta fu perfettamente rettilinea, inizialmente per allontanarsi il più velocemente possibile da Tahiti, appesantiti dal carico di vecchi e bambini della tribù; una volta usciti dal passaggio di Tapuna, nella barriera corallina, puntarono dritto verso sud, senza mai cambiare direzione. Furono spinti dalla hupe = brezza di terra, che a Tahiti soffia durante la notte e conservarono, come vuole la tradizione, una rotta costante puntando a sud.
Erano i discendenti di Oropaa, venivano dal distretto di Punaauia. La grotta Atai li ha accolti, a sud di Rurutu, sulla costa est, dove le donne hanno potuto curare i loro uomini feriti e nascondere i bambini; per questo fu soprannominata la grotta del Rifugio.

Gli ammutinati costruirono un fortino in legno, per proteggersi dagli indigeni, fino a quando questi divennero così minacciosi da spingerli ad andarsene. In realtà anche qui pare ci sia un aneddoto divertente, avevano scelto come terreno per insediarsi una zona sacra per gli indigeni, come spesso capita in Polinesia sono le zone migliori ad essere “Tapu”, proibite, con sorgenti di acqua dolce e davanti alla pass. Fletcher sapeva che l’isola di Pitcairn, dalla costa aspra e rocciosa, era stata riportata con una posizione erronea sulle carte nautiche, lì difficilmente sarebbero stati ritrovati, come invece furono quelli che non li seguirono, in questo lungo peregrinare, preferendo restare a Tahiti, e vennero acciuffati e condotti in patria a bordo della nave Pandora al comando del Capitano Edward Edwards, appositamente partito con il compito di ritrovare il Bounty, aimè dato alle fiamme il 23 gennaio per evitare di essere avvistati. Ancora oggi, in questa data, per celebrarne la ricorrenza, viene bruciato un modellino della famosa imbarcazione. Erano chiusi in una stretta gabbia ironicamente chiamata vaso di Pandora, ammassati gli uni sugli altri, esposti al sole ed alle intemperie, tanto che quattro di loro annegarono mentre la nave cercava di attraversare lo Stretto di Torres durante una tempesta, rimanendo incagliata sulla Grande Barriera Corallina, anche se vennero liberati per aiutare a governare la nave in quel momento di grossa difficoltà, ma i ferri che avevano a mani e piedi certo non li aiutarono. Dei superstiti solo sopravvissero al processo che terminò per i restanti con l’impiccagione. Al processo i marinai superstiti che erano stati costretti a restare sul Bounty contro la loro volontà o perché necessari per far navigare il Bounty o per mancanza di posto nella piccola scialuppa, vennero discolpati dallo scritto del Capitano Bligh. Gli altri furono condannati con prove schiaccianti, in due vennero perdonati e reintegrati nella Royal Navy. Un terzo scampò all’esecuzione grazie ad un cavillo legale. Tre marinai furono impiccati. Pitcairn Mappa antica Pitcairn mappa 2   Pitcairn

Atollo di Pitcairn

Oeno

La piccola comunità a Pitcairn non se la cavò molto meglio, chi morì in liti e rivolte, chi in seguito ad un attacco d’asma, chi per incidente, arrampicandosi sulle rocce alla ricerca di uova d’uccello, chi divenne folle dopo aver ingurgitato litri del micidiale liquore ricavato dalle radici del ti (ancora oggi popolare e diffuso in parecchie isole, con il nome di kava) che che era riuscito a preparare, tanto per stordirsi un po’. La piccola comunità a Pitcairn non se la cavò molto meglio, chi morì in liti e rivolte, chi in seguito ad un attacco d’asma, chi per incidente, arrampicandosi sulle rocce alla ricerca di uova d’uccello, chi divenne folle dopo aver ingurgitato litri del micidiale liquore ricavato dalle radici del ti (ancora oggi popolare e diffuso in parecchie isole, con il nome di kava) che che era riuscito a preparare, tanto per stordirsi un po’. Immagino la faccia dei marinai della nave americana Topaz col capitano Folgerche, anni ed anni dopo, nel 1808, quando, navigando vicino all’isola di Pitcairn furono affiancati da due ragazzi biondi e ricci che remavano su di una piroga e parlando un inglese perfetto. Venne scoperta così quella piccola comunità formata da un solo uomo adulto, che si faceva chiamare Adams, che governava su donne ragazzi e bambini con l’uso della sola Bibbia. Si può pensare che, dopo un inizio catastrofico, questo esperimento di vita in autarchia abbia funzionato! Verne Certo è che questa incredibile storia ha spinto scrittori come Giulio Verne a raccontarla e ne sono stati fatti ben 3 film, il primo con Clack Gable, il secondo famosissimo con Marlon Brando, che si innamorò della bella danzatrice Tarita, oltre che della Polinesia, tanto da acquistare l’intera isola di Tetiaroa, dove costruì un albergo, ancora oggi proprieta della sua famiglia e sede del resort piu lussuoso del paese, l’ultimo con Mel Gibson e Anthony Hopkins.

Clarck Gable  Marlon Brando  Mel Gibson

In questi tre giorni a Tahiti, erano presenti alcuni abitanti di Pitcairn, che pubblicizzavano la loro isola, dove si può arrivare a bordo del cargo che parte dalla Nuova Zelanda alla quale fanno capo, per portar loro viveri e vettovaglie, passando per Mangareva ed eseguendo una prima rotazione con i prodotti dell’isola, tanto che ci si può restare 3 giorni, tre o sei mesi, sempre che l’oceano sia d’accordo. Alcune navi da crociera vi si accostano e gli ancora oggi abili navigatori dell’isola li fanno sbarcare a bordo di scialuppe coperte. Deve essere un posto incredibile da visitare, peccato sia ancora più isolato delle mie amate isole, e molto costoso: bisogna pagare circa 3.000 € il passaggio dalla vicina Mangareva, è un prezzo imposto dagli abitanti, una sorta di tassa d’ingresso. Alternativa: arrivare con mezzi propri: in barca a vela, ad esempio!

E’ stato bello incontrarli, conoscerli, vedere con quanta dedizione il signor Bligh difende la memoria del suo avo, sostenitore della disciplina, sì, e costretto ad usare modi pesanti una ciurma di ubriaconi ed avanzi di galera, come del resto sembrava normale all’epoca, ed era tanto stimato che venne poi mandato in Australia, altra terra di emigrazione di gente spregiudicata e pronta a tutto, per portarvi un po’ d’ordine.

Ho conosciuto i discendenti di Christian Fletcher, che forse conservano ancora quel fascino del loro antenato, ho chiacchierato con le signore di Pitcairn, dicendo loro che le sarei andata a trovare.

Un sogno, un altro sogno!

A proposito, ecco il mio passaggio a Radio Capital, montato con qualche foto: parte prima, parte seconda.

IMG_3232

Con due abitanti di Pitcairn

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Con due discendenti di Christian Fletcher

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Con il discendente del Capitano Bligh

Gente di Pitcairn

Abitanti di Pitcairn nel 1916

Gente di Pitcairn 2

Abitanti di Pitcairn nel 2006

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