Un teatro da vivere e da amare

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Non sarò riuscita a salire sino sulla vetta del Manua Kea, nonostante i 2 tentativi, a causa dell’avverso clima, non sarò riuscita a marciare per le 7 ore di trekking necessarie per vedere colare la lava incandescente a causa dell’incidente al mio piede destro, ma a Big Island ho avuto la fortuna di partecipare alla vera vita dei suoi abitanti, e che abitanti!
Non scriverò della mia bionda amica che vive magicamente in una casa nella prateria, con una mucca, un cavallo, due cani, tre gatti e numerosi polli, non ora. Tramite lei ho conosciuto uno dei suoi cari amici, Tawn, un medico da pochi mesi in pensione, che da molti anni si occupa del People’s Theatre di Honoka’a, la cittadina dove entrambi vivono.
L’appartamento di Tawn e’ nel retro del teatro, ha occupato quella che era la Green Room, arredata con pochi mobili e molti oggetti interessanti: vecchi proiettori, foto d’epoca… Nel suo studio troneggia un’enorme stampante professionale, che non poteva sfuggire al mio attento occhio di architetto, per i manifesti dei vari film che saranno proiettati, perché: “E’ più conveniente stamparli che farseli spedire, visto che li inviano uno per volta…” La graziosa cittadina di Honaka’a, ad appena un’ora da Hilo, e’ nella parte produttiva e meno turistica dell’isola, circondata da fattorie dove si coltivano the e caffè, ed si allevano animali vari, prati e boschi impenetrabili si susseguono nel suo territorio; la cittadina vanta di una strada con simpatici negozietti, oltre agli storici B. Ikeuchi’s e T. Kaneshiro’s la più parte vendono oggetti particolari un po’ vintage, un po’ d’artigianato, ed al centro, in posizione predominante, ma senza sfarzo e senza appariscenza, si colloca il Teatro. E’ il più grande di tutte le Hawaii, con i suoi 525 posti a sedere, costruito nel 1930, dalla famiglia Tanimoto che ne gestiva più d’uno in Big Island, proiettando non solo la migliore produzione di Hollywood, ma anche film giapponesi, portoghesi, filippini e in lingua spagnola, per intrattenere il suo pubblico internazionale. Nel 1988 la signora Tanimoto iniziò gradualmente ad avere problemi di salute e chi meglio del suo medico poteva aiutarla, non solo con curandole il corpo, ma aiutandola con il teatro. Inizialmente abitava nei camerini dietro allo schermo e si era dedicato con amore al lavoro di restauro del vecchio edificio, prendendo i pennelli in mano e ridipingendolo interamente, facendosi aiutare da amici e parenti per rifare il tetto o l’impianto elettrico, per non parlare poi dei macchinari per le proiezioni! Dopo alterne vicende, qualche anno fa il teatro ha avuto risonanza internazionale con il libro prima, il film poi: “Honakaa boy” di Leo Yoshida, ambientato e girato dentro questo particolare edificio.
Attualmente il Teatro che ho conosciuto non è solo un luogo di spettacolo o proiezioni dove andare a vedere qualche buon film, e’ un simpatico luogo d’incontro per musicisti, intellettuali e ballerine, dove si può anche mangiare un raffinato spuntino, ben illustrato dalla sua foto nel menù, ed ognuno porta il nome di un film o di un eroe del cinema, da Superman a Titanic!

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Tawn e’ stato per me un ospite squisito, mi ha scorrazzata in lungo ed in largo, mi ha con gentilezza ospitata nel Caffè antistante la sala di proiezione, dove può capitare di tutto, anche un concerto jazz il sabato mattina, quando il bus che si aspetta non ne ha proprio voluto sapere di passare…
Mi sono sentita a casa in questa bella antica struttura e quando una sera sono passata al rientro dalle mie esplorazioni, ed ho trovato Tawn che si accingeva a cucinare, con in mano una cipolla appena sbucciata, ma esitante, simile ad un Amleto con il teschio in mano: “To cook or not to cook…” Ho percepito il suo pensiero, mi sono sostituita a lui, che qualche minuto dopo mi domandava: “Manuela, cosa stai facendo?” “Sono italiana, cucino, ho il cibo che mi esce dalle dita, come per magia…” E la serata, che tra l’altro era quella di chiusura, senza pubblico, e’ stata una simpatica serata, mangiando spaghetti, bevendo un buon vino spremuto da uve spagnole, spizzicando deliziosi pezzetti salmone averli intinti nella guacamole… Perché la cuoca italiana e’ anche internazionale e si diverte a cucinare ogni piatto che più la ispiri.
E’ stato bello poter vedere le proiezioni a porte chiuse, e’ stato bello entrare in contatto con una persona che, oltre alla sensibilità dell’amore per le persone, coltiva in se l’amore per lo spettacolo e la letteratura.
Quando ho un’affezione particolare per un posto ‘metto una bandierina’, lascio un qualche vestito in un cassetto, come ho fatto nella residenza di Wellington ed a Noumea, dalla mia ‘madre adottiva’ Yvette, le mie pantofole sono la ad attendermi, attentamente custodite, ne sono certa. Questa volta non ho lasciato qualcosa di mio, ma ho messo al collo di Tawn una collanina di conchiglie, quella con cui la tenera Maeva mi aveva cinto prima di partire ed alla mia protesta: “Parto, si, ma per poco, e sempre in isole polinesiane” aveva risposto: “Troverai qualcuno che ne sarà degno, a cui lasciare queste conchiglie.” Sicura del fatto suo.
Ed e’ andata così, mi aveva predetto il momento, con la conoscenza tipica dei polinesiani. Ho spiegato con dolcezza all’amico il significato del mio gesto: “Questa non è una semplice collanina, ognuna di queste conchiglie è stata raccolta sulla spiaggia, accuratamente lavata e preparata, bucata da un lungo ago con attenzione perché non si rompesse, infilata in un resistente filo da pesca; chi ha fatto ciò e’ il suocero della mia amica, un uomo eccezionale, ex ballerino, dotato ancora oggi di straordinarie capacità artistiche, che vive secondo la tradizione, perché Maeva usa solo le collanine composte da ‘papi’, dal nonno; questa collanina e’ un pezzo del Fenua, la terra, da portare con se per averlo quando la nostalgia dell’amata terra, dell’amato mare si fa sentire. In questo caso e’ un invito a raggiungere questa terra, un invito che ti porgo, infilandotelo al collo.
Il Fenua ti chiama Tawn, ti aspetto la’.

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Categorie: Hawaii | Lascia un commento

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