Rambo

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Mi sento molto simile a Rambo oggi. Tranquilli, continuate pure a leggere, non pubblicherò le foto di quello che mi è successo ieri, semplicemente aprendo una porta e… L’unghia del mio alluce destro ha ben pensato di alzarsi in un’orribile posizione innaturalmente obliqua.
Ma sono Volontario del Soccorso, non perdo mai la calma in situazioni come questa, posso guardare e medicare le ferite più raccapriccianti senza battere ciglio, certo, preferisco su un corpo diverso dal mio! Ho sfilato attentamente le scarpe, ho lavato con acqua abbondante la ferita, ho cercato un qualche disinfettante ma nulla, nell’appartamentino della figlia del dottore niente, nemmeno un flaconcino abbastanza consumato. Mi sono protetta il ditone avvolgendolo sapientemente nella carta igienica, perché, in mancanza di meglio, e’ quanto di più pulito si possa trovare in una casa.
Ho infilato cautamente le ciabatte di plastica, più adatte delle scarpe al piede ferito, e mi sono incamminata, in quel momento non pioveva, dovevo riuscire a trovare un disinfettante, Hilo non è calda come Papeete, ma disinfettarsi e’ d’obbligo in paesi tropicali come questi, anche nelle civilissime Hawaii. Erano circa le 18, iniziava ad essere buio, ero appena arrivata in questa città dove mi era graziosamente stato messo a disposizione un appartamentino, ma ero sola, senza nessuno che mi potesse aiutare, stanca per aver camminato tutto il giorno, senza nulla da mangiare a casa, con il frigo vuoto perché la proprietaria e’ in vacanza… Stavo infatti uscendo per comprare qualcosa da sgranocchiare. Sapevo in quale direzione erano i negozi, il mio fido IPhone me li aveva indicati, ‘lento pede’ mi sono incamminata, mmmmm, faceva male, ma dovevo assolutamente trovare del disinfettante! Ho chiesto ad una ragazza grassa e sorridente se sapesse dove fosse una farmacia, nulla, sembrava non capire, forse il mio accento o forse era anche lei come me, straniera, chissà! All’incrocio seguente un’altra ragazza con le cuffiette nelle orecchie ascoltava musica e giocava con una palletta da tennis gialla lanciandola in aria, ho chiesto, mi ha guardata ed ha capito che stavo passando un brutto momento, si è offerta di accompagnarmi, una farmacia c’era, si, ma doveva essere chiusa, tutto finisce presto qui negli States, alle 5pm si rientra a casa e già si mangia!
Abbiamo guardato un paio di negozi, l’università e’ leggermente lontana dal centro, negozi pochi e per la maggior parte chiusi. Come coronamento alla notte che stava calando, un bello scroscio di pioggia, che mi ha colpito in pieno, grazie alla lentezza dei miei passi.
Abbiamo guardato in un paio di supermercati, sono riuscita a malapena a trovare un flacone di acqua ossigenata, niente bende, per fortuna il rotolo di carta igienica era bello paffuto… Mi sono assicurata di avere un qualcosa di caldo da mangiare, il pratico panetto di riso compattato alla giapponese incartato in un’alga con una salsiccietta sopra… Abbiamo intrapreso la strada del ritorno, la pioggia era finita ma ero ancora bagnata; mi ero affacciata in un ristorante cinese dove mi avevano chiesto se volevo chiamassero l’ambulanza… No. Non me la sentivo, ero stanca, confusa, affrontare medici ed ospedale era troppo in quel momento per me.
Sono tornata nell’appartamentino, ho aperto l’incriminata porta, sapevo di dovermi spettare difficili momenti. La ragazza che mi aveva pazientemente accompagnata dal secondo incrocio fino al rientro a casa era una studentessa originaria delle Samoa Americane, Sssamoa come dicono loro, purtroppo non rientrava spesso a casa per il costo del biglietto, ma manteneva alta la tradizione di generosità tipica dei paesi polinesiani. E’ rimasta colpita nel sapere che qualche mese fa, appena lo scorso agosto, ero passata nella sua isola, non dobbiamo essere in molti a farlo, che avevo degli amici laggiù, ma il nome, non ricordavo il nome… E peggio, ho perso il loro indirizzo mail! Forse un giorno lo ritroverò fra i vari bigliettini raccolti nei miei viaggi ed invierò immediatamente un saluto caloroso dal profondo del cuore.
La notte e’ stata dura, mille pensieri nella mia mente, sarei forse dovuta andare al pronto soccorso, forse il piede non sarebbe mai più tornato grazioso come prima, l’unghia obliqua mi avrebbe impedito di indossare scarpe chiuse, immaginavo il matrimonio di mio figlio con quel piede da nascondere… Forse l’unghia sarebbe caduta da sola, forse avrei dovuto cercare di riattaccarla, ma che male, doloroso solo sfiorarla! Grazie alle mie conoscenze di volontario di Croce Rossa mi ero accuratamente disinfettata, le infezioni sono in agguato nei paesi caldi, anche se qui proprio caldo non è, mi ero bendata con la carta igienica, i cerotti che avevo comprato non erano adatti; dormivo, il dolore mi svegliava, i pensieri si susseguivano nella mia mente, il dolore, cosa fare domani, farmi vedere o meno da un medico, chiamare la europe assistance, sempre efficienti in caso di bisogno, come avevo già avuto modo di sperimentare nei miei viaggi di Avventure nel Mondo… Dolore, sangue, acqua ossigenata, il tutto si mescolava alla lettura del testo di Camus che descrive cruentemente le battaglie in Terra Santa, i corpi a brandelli, il cannibalismo alle Hawaii, o forse alle Marchesi, il volto sorridente che mi guardava dalla mia nuova tablet, mi aggrappavo a quegli occhi esortanti, oh, fossero stati vicini, avrei potuto contare sul loro aiuto! Tutto si mescolava nella mia testa.
Finalmente la mattina e’ arrivata, mi sono preparata accuratamente, lavandomi anche i capelli, niente doccia ma meglio essere puliti, il più possibile, chissà dove mi avrebbero portato gli eventi.
Ho cercato di contattare l’assicurazione, unico modo richiedere l’aiuto di mia sorella, per fortuna efficiente, e farmi richiamare da loro al telefono della farmacia, dove il gentile Mike mi aveva dato tutto l’aiuto che mi era necessario.
“Deve farsi vedere da un dottore.” Su questo era stato inflessibile, mi aveva disegnato una mappetta dettagliata per farmici arrivare con facilità. Immaginavo cosa mi avrebbero fatto e ne avevo orrore: anni fa, quando aspettavo il mio bambino, spesso accompagnavo suo padre in ospedale, chirurgo, specie quando era di guardia al pronto soccorso ed ancora ricordo quando un suo cugino, medico anch’esso, aveva strappato un unghia ad un povero vecchietto, tirandola centimetro per centimetro, non so dire se per crudeltà od imperizia, causandogli un immenso dolore. Il medico americano e’ stato bravo, mentre mi parlava della sua visita in Toscana e mi faceva abbracciare dalla sua infermiera (voleva tenermi ferma, ne sono sicura, aveva capito che posso scalciare come una nera puledra) con uno strappo secco aveva finito di staccare dalla sua base l’unghia oramai morta, dopo avermi sedato il dito con uno spry freddo, un modo semplice per farmi sentire di meno il dolore. Ho comprato un paio di scarpe dalla suola rigida per proteggere il dito e con lo strech, per indossarle facilmente, proprio come mi era stato chiesto di fare, ho modificato i miei programmi: per oggi erano previste 7 ore di trekking per poter vedere scorrere la lava incandescente… Niente trekking, niente lava, pazienza.
Il più duro e’ stato il trovarmi da sola, di notte, mentre pioveva a dover affrontare tutto questo.
Qualcosa sta cambiando in me, non ho più tanta voglia di essere sola!

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Categorie: Hawaii | 2 commenti

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2 pensieri su “Rambo

  1. E’ che quando per qualche motivo non si sta bene, si ha inevitabilmente voglia di essere un po’ coccolati anche se si è abituati a stare soli. Anche le persone più forti hanno di questi momenti quindi non ti scoraggiare! Buona guarigione!

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