La prima fatica

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La prima fatica e’ il non dormire, perché alzarsi alla 4 del mattino, anche se si è andati a letto presto non significa dormire. Avevo deciso di infilarmi i vestiti senza troppi lavaggi, giusto una spazzolatina ai denti; le mie cose erano già pronte, dovevo solo far scivolare la camicia da notte una volta piegata dentro al trolley, odio dormire nuda, ho freddo. Avevo preparato gli abiti più pesanti che ho con me, la Guesthouse di Ilina si trova in altitudine e di notte sul mare si rabbrividisce. Il figlio della coraggiosa Paegey, la voce solista di San Damiano non meno generoso della madre, si era proposto per accompagnarmi al porto a quell’ora di notte fonda. A Molokai gli autobus sono gratuiti, peccato che per raggiungere i loro circuiti ci vogliano almeno un paio d’ore di cammino… Ma gli abitanti dell’isola si fermano con naturalezza per offrire un passaggio, aperti alla conoscenza reciproca; ho anche avuto la fortuna di fare un giro in Harley Devinson, la legge di questo stato non prevede il casco. 20131229-131802.jpg

Sono arrivata al molo che era ancora buio, un paio di persone già aspettavano sedute, infagottate per proteggersi dal freddo e dall’umidità. La Princesse, la barca con la quale ero arrivata e che mi avrebbe riportata non sulla terra ferma, bensì a Maui, l’isola principale della cui contea fanno parte anche Lanai e Kaoolawe L’isola dell’isola. Sono di bassa statura gli abitanti originari dell’isola, hanno i tratti forse più simili agli eschimesi, o almeno a quelli che si vedono in televisione nelle pubblicità; l’impressione che avevo avuto arrivando era stata di essere entrata in una riserva indiana, o meglio, amerindiana, termine che ho imparato da poco, con evidenti segni di disagio ed isolamento. Avevo scelto di passare il Natale su quella che viene definita la più polinesiana delle isole Hawaii, ed è stata una buona scelta, ad oggi è la mia preferita, la natura e’ stata lasciata tranquilla di svilupparsi nel suo pieno splendore, non come a Maui che sembra una gigantesca Punta Ala, accuratamente pettinata, cespuglio dopo cespuglio. Molokai ha una varietà di vegetazione e di belle spiagge, si passa dai boschi in collina alle zone arida. Ho scelto di passare qui il Natale per poter avere qualche giornata di raccoglimento, e l’ho avuta, prima di partire ho controllato ci fosse una Chiesa Cattolica dove assistere alla celebrazione della Santa Messa, sono subito andata ad informarmi sul suo orario. Affacciandomi in San Damiano ho incontrato la dolce Paegey impegnata nelle prove di canto accompagnata da un’amica al pianoforte, un piccolo pianofortino forse ad un quarto di coda, minuscolo come loro; ho chiesto se qualcuno dei fedeli abitasse nei pressi del mio alloggio, come risposta ho avuto una sonora risata… Forse ero finita in un quartiere poco raccomandabile? C’era qualche problema? Le signore si guardano ammiccando e Paegey mi spiega ridendo che la sua casa e’ quella a fianco alla guesthouse! Che fortunata coincidenza!
A pranzo ero già stata invitata da Ilima, la proprietaria della guesthouse, una anziana signora tedesca che ha già seppellito due mariti e continua a cercare l’amore, al passo coi tempi, in chat. Gli anglosassoni festeggiano il ‘boxing day’ il giorno dell’apertura dei pacchi regalo, normalmente il 25 sera, con cena alle 17, lei che ha l’abitudine di coricarsi presto, aveva fissato il pranzo alle 14; gli altri invitati non si sono fatti vedere, così, un invito che doveva impedirmi di passare sola questa ricorrenza, ha avuto il doppio risultato di non restare sola nemmeno lei. Ilima ha una bella casetta con due camere che affitta ed è la soluzione più economica dell’isola; dopo parecchie nottate in camerate, mi sono concessa un piccolo lusso natalizio! Torniamo al traghetto. Il primo a salirvi con insolita agilità e’ stato il capitano, un bell’uomo non tanto alto con una gamba artificiale che non gli impedisce di saltare o di indossare pantaloni corti, poi mano mano, tutti gli altri, dai marinai fino all’ultimo passeggero. L’amico Cris, navigatore esperto, mi aveva consigliato di sedermi vicino al posto di comando e guardare l’orizzonte per non sentirmi male, all’andata, temendo il forte rollio, avevo preso una pasticca magica che mi aveva tramortita, tanto da restare per l’intera giornata in uno stato di semi incoscienza. Niente pillola questa volta, meglio sopportare il mal di mare che, con l’età, mi è molto diminuito. In questa stagione il canale è attraversato da forti correnti contrastanti, nonostante l’abilità del capitano la piccola imbarcazione si agitava in tutte le direzioni, ho provato ad aprire un occhio, perché la mia tattica per non stare male e’ di rinchiudermi nella parte più profonda del mio io, ed ho potuto vedere potenti onde infrangersi sulla plancia di comando, in alto davanti a me. L’ho subito richiuso, impossibile seguire i consigli dell’amico, non sarei riuscita a muovermi ed anche se, sarei rimasta terrorizzata dalla vista del mare in tempesta; non restava che cercare di sopportare, quella sensazione di estremo disagio, un soffocamento strano che parte dall’interno, con il mio povero cuore sballottato che andava a mille… Un placido marinaio ha chiesto ai passeggeri se avessero bisogno di qualcosa, due attempate americane hanno riso, io sono riuscita ad alzare un dito, solo un dito, compiendo uno sforzo incredibile ed ho immediatamente ottenuto un sacchettino di plastica, il mio viso impallidito aveva parlato per me, ed il consiglio di aprirmi sciarpa e giacca per respirare meglio. Non dico che questo mi abbia aiutato ma certo non mi ha fatto male, e sono riuscita ad arrivare senza penose esibizioni fino in porto. Siamo arrivati che era ancora notte. Ho iniziato a camminare trascinando le mie cose, cercando di assomigliare il più possibile ad un essere umano e non al cencio che mi sentivo di essere, quando una donna mi ha incrociato correndo, una donna con il braccio destro amputato sotto il gomito, con il moncherino che ondeggiava per la corsa. Che incontro surreale!

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Categorie: Hawaii | Lascia un commento

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