Elementi

20131213-101631.jpgLo credo bene!” E’ stata la risposta di mio figlio quando gli ho detto che Honolulu mi piaceva, e molto; per chi come me vive in Polinesia, in un isola isolata e lontana da tutto, arrivare in un posto simile con una città americana, grande, ricca, piena di tutto, sembra di essere in una dimensione paranormale, in un sogno! Me lo avevano detto che tutto era pulito, che tutto organizzato, non immaginavo tanto.
Il primo giorno ho schiacciato il naso contro le vetrine, si fa per dire, con la mia nasca avrei potuto romperle, guardando ogni sorta di ben di dio, dal vestito al dentifricio, assegnando mentalmente ad ogni persona cara un regalo, il regalo che le porterò; ho resistito alle tentazioni, nulla, non ho comprato nulla per me.
Honolulu ha una bella dimensione internazionale, e’ una grande città ordinata con edifici alti affacciati sul mare, nelle sue strade camminano persone di tutti i colori. Ho incontrato due giapponesi da sole, mentre facevo il giro dell’intera isola, una all’andata ed una al ritorno, eleganti, diafane, prive della stanchezza che mi sentivo addosso dopo tutti quei chilometri percorsi su di un bus di linea. Anche l’isola mi è molto piaciuta; alterna zone selvagge ad altre moderatamente abitate, ma con garbo, con costruzioni basse e gradevoli.
La costa nord e’ il paradiso dei surfisti, anche se in alcuni punti delle dighe in calcestruzzo permettono di nuotare anche a chi atletico non è, formando baie artificiali dalle acque calme e sicure. Ovunque passano persone scalze con la tavola da surf sottobraccio, come se fosse una baguette, pronti a lanciarsi fra le onde. Sono a torso nudo ed hanno schiene muscolose: prima bisogna avvicinarsi alla zona sdraiati a pancia in giù sul surf remando con le braccia, poi è tutto un gioco di prontezza ed equilibrio, si ha interesse ad avere un fisico super allenato! Interessanti i modi di trasporto della tavola: oltre alle jeep modificate con appositi accessori, i pick up con il comodo cassone, anche le bici hanno un paio di ferri aggiunti lateralmente per poterci far scivolare dentro la tavola, oppure basta sedercisi sopra mentre si guida il motorino, in modo che sporga si, ma non troppo.
Ho nuotato nel cratere di Hanauma bay, simile alla baia di sull’isola di Nuku Hiva, credevo di aver visto tutto, invece i grossi pesci che brucavano placidamente il corallo circondati da rocce vulcaniche, sono riusciti ad emozionarmi. Guai pensare di aver visto tutto! Non si uscirebbe mai di casa e non è certo il mio stile!
Un cratere sommerso, come probabilmente ne troverò altri in queste isole vulcaniche; ho nuotato con vigore nell’acqua fresca, frizzantina, non sono più abituata a queste temperature, in Nuova Zelanda me ne sono ben guardata dal fare il bagno con quelle temperature gelide… Ho assorbito con ogni poro delle mia pelle l’energia che poteva venire da quella straordinaria combinazioni di elementi: la terra, il fuoco che l’ha spostata, il mare che la copre e l’aria che la sovrasta…

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Categorie: Liberi pensieri | Lascia un commento

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