La prima e l’ultima

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Sarà la prima di tutta la mia famiglia a venirmi a trovare, la prima ad attraversare i due Oceani nonostante il terrore che ha degli aerei, sola per il lungo, interminabile viaggio. Ero convinta che non sarebbe partita, che non ce l’avrebbe fatta, invece, dopo un paio di mesi di indecisioni altalenanti, un continuo “Vengo. Non vengo” il biglietto e’ stato comperato. Avremo l’opportunità di passare 15 giorni insieme, io e lei in questo luogo remoto, dall’altra parte del suo mondo; avrò l’opportunità di farle conoscere questa Polinesia che tanto amo e cercare di aprirle una finestra sul mio mondo quaggiù. La mitica Gio’ ed il colto Ale sono passati per questa mia nuova vita, restandone entrambi favorevolmente meravigliati. Prima la Gio’ spinta dall’esuberanza dei suoi 30anni, non si sapeva nemmeno se avessi fatto ritorno nel mio paradiso quando ha stabilito le date del suo giro del mondo, ha rischiato vincendo una settimana indimenticabile; il paterno Ale spinto dall’affetto che prova per me, un affetto misto a preoccupazione, profondamente perplesso dalla scelta del mio errare nel Pacifico, lui che ha avuto il privilegio di sbirciare nel profondo della mia anima, è rimasto attonito davanti alla mia grande gioia di vivere qui. Sapevo di avere le giuste energie con loro, forse anche troppe nel caso di Ale che voleva solo riposarsi e si è trovato da me sballottato da un’isola all’altra. Ma si sa, sono esuberante.
Con lei è diverso, con lei non so cosa fare. Tanto per iniziare e’ una persona difficile, non adattabile, poco indipendente; stretta come un’ostrica nella sua piccola realtà. Capirà il mio nuovo stile di vita? Capirà il perché di questa mia scelta? La gioia di avere questa mia vita nuova e leggera, senza i pesi che mi ancoravano saldamente in Italia.
Lei è la piccola della famiglia, venuta al mondo quando i nostri genitori erano già avanti negli anni: abbiamo 12 anni di differenza, e non erano giovani nemmeno quando sono nata io. Ero felice quando è arrivata in famiglia, ricordo nostra madre con un enorme pancione, con un vestito sui toni del blu di una stoffa leggera, aerea e svolazzante, la ricordo quando mi veniva a cercare perché già allora fuggivo per il mondo; quell’estate non ci eravamo troppo allontanati per le vacanze estive, per prudenza, eravamo in una casa in affitto vicino a Terracina. Ricordo la sera quando ha telefonato al ristorante dove mio padre era fuori a cena con gli amici insieme a me, i semafori che lampeggiavano spenti la notte, non ero mai rientrata così tardi, quella frase strana: “Si sono rotte le acque.” La loro assenza, la sorpresa di quel fagottino scuro così pieno di capelli… Ero contenta, come lo ero stata quando era nato il mio fratellino, allora avevo solo 4 anni ma già capivo molto e mi sentivo responsabile nel mio ruolo di sorella maggiore. Mai ho nutrito un sentimento di gelosia verso i miei fratelli, anzi, ero contenta di non essere più sola, anche se in famiglia non siamo mai stati incoraggiati a vivere insieme, o meglio, forse i nostri genitori non volevano che i più giovani stessero con me, ero diversa, originale, che uscivo da quei binari che hanno sempre cercato di farmi percorrere. Sono sempre stata la ribelle, quella che non si adattava, ho tanto faticato e finalmente sono riuscita a trovare la mia strada, a spezzare quelle catene invisibili ma pesantissime che mi hanno avvolto per anni, sono riuscita ad emergere ed essere come mi sento realmente. Lei no. Lei è prigioniera, non vede la porta di quella gabbia dorata che le è stata costruita intorno, non sa chi è, non riesce a decidere della propria vita. Quando ero giovane affermavo che con lei la tecnica era stata affinata, poteva vestirsi come voleva, cosa per me impensabile, indossare jeans e collant, aveva abiti di carnevale da principessa mentre la mia femminilità era continuamente schiacciata da vestitini di colori scuri e canottiere in lana, da non dimenticare gli odiati calzettoni bianchi! Quando cercavo di sentirmi una donna venivo ricacciata indietro, nella mia goffaggine da adolescente, i miei complessi erano amplificati, venivo schiacciata da quella ricerca di potere volto allo tenermi in pugno che mi ha smarrita per lunghi anni, gettandomi nelle braccia del primo che capitava alla ricerca di una conferma.
Ho trovato ben altro.
Avevo promesso di aiutarla, di proteggerla, di strale vicino, invece me ne sono andata lontana ed ancora più lontana, abbiamo perso quel contatto che viene dallo crescere insieme. Oggi lei non sa chi sono; immagino chi lei sia ma realmente non ci conosciamo.
Ora è il suo turno, è lei che attraverserà tutti questi mari per venire da me, carica di speranze per la sua vita. Lei che vorrebbe essere me perché mi vede grande e forte, io che vorrei essere lei per avere potuto avere, crescendo, quell’approvazione nelle piccole cose che mi è sempre mancata, per avere un posto nella famiglia, che non ho mai avuto, per avere i suoi folti ricci capelli.

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Categorie: Liberi pensieri, Polinesia Francese | 1 commento

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Un pensiero su “La prima e l’ultima

  1. Ora la vedo la porta di quella gabbia dorata che mi era stata costruita intorno, dopo questo viaggio in Polinesia…grazie a te, durante questa esperienza che per me posso dire sia stata fondamentale e forse determinerà cambiamenti dentro me stessa e nella mia vita in generale, (ma questo lo si vedrà con il tempo), ho potuto vedere faccia a faccia tutti i miei limiti che avevo sempre intuito ma, essendo ancora nella gabbia, non avevo veramente potuto percepire così nitidamente perchè questa percezione potesse determinare una vera crescita…io e te siamo diverse, tu sei coraggiosa, molto indipendente, e vorrei essere come te in questo…ma pur nella nostra diversità, sebbene non abbiamo condiviso tutto ciò che avremmo potuto condividere durante il nostro percorso di vita fino adesso, sebbene ci sia tra noi una differenza di età non indifferente e ora anche una distanza di luogo altrettanto non indifferente, credo di poter dire che, tra i nostri alti e bassi, le due sorelle Macori si siano un pò ritrovate, forse anche più di un pò…e la cosa che mi commuove, anche adesso che sto scrivendo velocemente queste poche righe, è l’aver sentito il tuo affetto per me, un affetto che forse non ero mai stata in grado di sentire prima e in questo modo…un affetto assolutamente ricambiato, anche se non so se sono stata capace di dimostratelo…ma…”scusa, non l’ho fatto apposta”… 🙂

    P.S. Non puoi dire però che rispetto alle tue aspettative, io non mi sia adattata…ero persino pronta ad andare in tenda e addirittura sul motu e l’avrei fatto davvero! 🙂

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