Prigioniera

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Non mi piace arrivare di notte, non si riesce a vedere nulla e tutto è più complicato, i trasporti, gli alberghi… Già in aereo il personale di volo mi aveva risposto solo con dei no: no per sedermi avanti, l’aereo poteva essere pieno, va bene; no al croissant supplementare, difficilmente chiedo, ma avevo proprio fame, anche se con le ultime monetine avevo mangiato l’ennesimo hamburger di pollo; lo stuart era un Mr. NO con me.
Diciamo che a Samoa non mi sono mossa troppo bene, non ricordavo in quale albergo avessi prenotato, dopo qualche ricerca sono risalita, almeno credevo, al ‘Seaside hotel’, un nome promettente, ‘Dalla parte del mare’, quel mare che tanto amo; all’arrivo, tardissimo, con più un enorme ritardo, quasi alle 2 della mattina, mi sono mossa subito abbastanza bene, nonostante la stanchezza.
Ho cambiato l’indispensabile al chiosco giallo, di solito sono quelli che hanno il tasso migliore, giusto per poter pagare le prime spese, ho cercato di avere l’ennesima SIM locale, è l’unico contatto che mi lega con la mia famiglia, dovessero avere voglia di sentirmi, anche se di solito, nessuno mi chiama mai. Sapevo dell’esistenza di uno shuttle per i vari alberghi ed ero tranquilla, bastava aspettare e mi avrebbe portata a destinazione senza alcun problema. Poi ho visto un ragazzo con lo zaino in spalla tampinato da 2 uomini, visto che non riesco mai ad andare dritta per la mia strada, avendo percepito la sua difficoltà, mi sono avvicinata a chiedere se volesse andare in città e condividere tragitto e spesa con me. Da qui è iniziato l’incubo: i due uomini hanno iniziato a starmi addosso, ad impedirci di parlare tranquillamente, facevano pressione per farci salire sulla loro auto, “Non se ne parla proprio”, ho detto a Martin, il giovane ceco (della Cecoslovacchia) in giro per il Pacifico come me, “Se dobbiamo prendere un taxi ne prendiamo uno ufficiale.” E così abbiamo fatto, scoraggiati dalla stanchezza e dall’ora tarda, risalendo la corta fila delle auto bianche in attesa di polli da spennare. Meno male che almeno non sono molto costosi i taxi qui! A Tahiti sarebbe stata una rovina! Il ragazzo andava in un altro albergo, ho dato i due nomi al guidatore e ci siamo seduti entrambi dietro, per chiacchierare un po’, la sua prossima tappa sarebbe stata la Polinesia francese, mi sono prodigata in informazioni ed indirizzi, facile per me, gioco in casa! Non so com’è il conducente si è fermato prima all’albergo del ragazzo, avevo controllato ed il mio era in città giusto all’imbocco, pazienza, le distanze non sono molto grandi qui, salutato il giovane, la prima sorpresa: il conducente voleva altri 5 dollari per portarmi, ma come, glielo avevo detto immediatamente appena salita che avevamo 2 distinte destinazioni, non se ne parlava proprio! Abbiamo vagato nella zona del porto per un po’, non c’era modo di trovare l’albergo. Chiedi qua, chiedi la, alla fine mi ha portata in una costosa topaia dal nome diverso, spendere tanto per stare male è contro la mia religione, come dico sempre, così chiedo di tornare nell’albergo del giovane, alla peggio divideremo la stanza, altri 5 dollari, va bene, questa volta è giusto, va bene, 5 dollari in più; purtroppo e’ completo, ed è inutile chiamare Martin, la sua stanza ha 1 solo letto, singolo, impossibile dividerla. Altri 5 dollari per passare da un altro costoso motel, quasi il conducente volesse dividersi l’importo con il proprietario, mi sentivo coperta di piume da capo a piedi come un vero pollo, ancora 5 dollari per arrivare in una pensione più economica, “Questo è il mio taxi e questo è il mio business”, ripeteva l’autista che mi aveva fatta prigioniera, non consenziente ma prigioniera e se ne approfittava.
Entro e non trovo nessuno, sembrava un posto gradevole ma completamente deserto, chiamo, giro, nessuno. Dopo 10 minuti, quando l’autista era pronto a lasciarmi, tanto potevo comodamente dormire su una sedia all’entrata, era quasi mattina, (si, che sonno!) spunta un samoano con un alito percepibile da almeno 5 metri, era nascosto a bere in chissà quale anfratto, la notte pare sia lo sport nazionale a Samoa, completo, completo anche questo.
Ci sono altre 2 possibilità: un posto costoso di fronte od uno economico a fianco, chiedo di veder quello economico. Davanti all’entrata 3 uomini, forse quelli con cui il portiere di notte stava facendo bagordi, hanno la stessa ‘fiatella’ anche loro, chiedo al tassista se sia un posto sicuro o frequentato da sex workers, sicuro mi risponde, e mi chiede se per caso io sia in cerca di compagnia. Compagnia? Voglio solo un letto nel quale dormire! Certo non la compagnia di un approfittatore! Mi consolo vedendo che svegliano una donna per farmi assegnare una camera, sembra una donna per bene, una povera crista che lavora giorno e notte, le bussano fragorosamente ed apre l’ufficio per me. Camera 23, vado a vederla, decente, le lenzuola sono di un allegro verde chiaro, colore alla moda qui a Samoa; passando, un uomo in pareo esce dalla stanza all’angolo, per vedere il passeggio notturno, non mi lavo nemmeno i denti, voglio chiudermi a chiave e filare subito a letto. L’autista, che a 5 dollari per volta è arrivato a farsi pagare quasi il doppio del pattuito, anche se ho rifiutato di dargli gli ultimi 5 dollari per passare alla porta a fianco, traccheggia, non si muove, “Piove”, “Nessun problema, in valigia ho l’ombrello”, mi segue fino in camera, gli indirizzo uno sguardo feroce per spegnere immediatamente ogni sua speranza, va in macchina mi porge il resto e posso finalmente dormire. Questa mattina piove, ma piove così forte che non si riesce a fare un passo. E dire che mentre ero a Tonga, sempre sotto la pioggia, la meteo di Samoa era soleggiata! Forse questo paese non mi vuole, l’ho anche detto scoraggiata al tassista, la sua risposta è stata che lui mi voleva, mi voleva eccome!

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Categorie: Samoa | Lascia un commento

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