Nananu-i-Ra

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Me la sono girata tutta a piedi, anche perché di macchine qui non ce ne sono, percorrendo tutti i viottoli che trovavo, a volte sbagliando e tornando sui miei passi, a volte trovandomi a sorpresa in una collina che non potevo vedere prima. Ho camminato sulla spiaggia ventosa con i piedi affondati nella sabbia, qui è di grana grossa, un trito di coralli e conchiglie, ho camminato nei sentieri del bosco con la foresta primaria ai miei lati, su uno spesso tappeto di foglie, completamente isolata dal resto del mondo, senza nemmeno percepire un alito di vento o sentire il rumore del mare; ho camminato in mezzo alle mangrovie, sui neri sassi vulcanici e sulla terra ricca di buche: le tane dei granchi. Ho camminato sotto il sole, col vento, in una fresca ombra; sono stata divorata dalle zanzare, sentivo di tanto in tanto le loro stilettate e quando riuscivo a schiacciarne una era gonfia del mio sangue. Sono arrivata in fondo all’isola, passando dalla galleria di fronde ad un sentiero in cresta, godendo del meraviglioso panorama; ho avvistato una spiaggia di sabbia bianca dove ho nuotato fra coralli di colori incredibili, in mezzo ad una moltitudine di pesci; sono rientrata per un altro cammino, in un campo di fiori prima, in mezzo all’erba alta poi, sono passata fra le radici delle mangrovie, ho cercato di scivolare lato mare, impossibile, troppo vento, suolo viscido e fangoso e non se ne vedeva la fine. Avevo il mio zainetto con me, un litro d’acqua, poca, e sulla spalla sinistra mi passava la corda della borsa bucherellata per pinne e maschera, la sentivo su di me come se fosse la cinghia di un fucile, come se stessi portando in spalla una doppietta da caccia, il paesaggio si prestava a questa confusione e mi infondeva una certa sicurezza; ho pensato a Cetona, al mio vicino Nanni che dorme col fucile appeso sul letto, sempre pronto lui che vive in un bosco, ho pensato a quando accompagnavo mio padre a caccia da bambina.
È stata una giornata piacevolmente faticosa, ho apprezzato fino in fondo la bellezza di questa isola, Nananu-i-Ra, ha questo strano nome perché, pare che, in questa regione ricca di cannibali, tanto che sull’isola principale proprio qui di fronte è sepolto il feroce Udreudre che di nemici ne ha mangiati in grande quantità, i sacrifici umani fossero destinati ai locali dei pagani, al dio sole in particolare, chiamato anche qui Ra come nell’antico Egitto. Nananu-i-Ra = il sogno dell’est, l’est da dove sorge il sole, il Ra.
Che strana connessione!
Pare esistano ad oggi sette segrete che adorano questo dio, e chissà forse praticano ancora il cannibalismo!

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Categorie: Fiji | Lascia un commento

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