Tutto e’ iniziato…

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Tutto e’ iniziato quando ho perso le mutande… O meglio, avevo perso lo slip del mio costume da bagno, uno slip nero come tutti gli abiti che indosso.
L’ho perso perché cercavo gli orecchini, quegli orecchini che avevo comperato in Nuova Zelanda, perché avevo perduto o quasi i due bei tiki scolpiti nelle isole Marchesi che mi infilavo nelle orecchie; quasi persi perché il primo era stato gettato in acqua da un inglese ed il secondo si è staccato dal mio orecchio mentre facevo il bagno in mare per andare a cercarlo… Ma questa è un’altra storia ed è già stata raccontata.
Gli orecchini che avevo stupidamente indossato pensando che forse non avrei nuotato, per non perderli, mentre mi infilavo maschera e pinne, appunto per non perderli, li avevo riposti in una bustina di plastica che si arrotola per diventare stagna; di solito li infilo nel portafoglio, nella parte riservata alle monete, ma avevo confidato il mio zainetto al bar. Dopo aver nuotato fino alle Still Rocks, sono pochi i posti qui alle Fiji dove si riesce ad arrivare nuotando perché la linea costiera e’ ancora preservata, alberi e mangrovie ci si affollano ombreggiandola, in uno stupido tentativo di ordinare le mie cose ma senza gli occhiali da vista, ho srotolato e scosso la mia bustina stagna, chissà perché, non lo avevo mai fatto! Mi sono resa conto dell’errore mentre ero sul bus, ho frugato in tutti i pacchetti, la bustina stagna ha il compito di contenere il costume bagnato quando non deve proteggere da qualche schizzo l’Iphone, ci ho frugato dentro, ho cercato, nulla, svaniti. Mentre passeggiavo per la cittadina di Savusavu con un panino in mano, ho incrociato l’autista che con un sorriso sdentato ed un’inglese stentato mi ha fatto capire che avevo perso qualcosa, gli slip del costume, appunto, e che potevo trovarli sul bus. Ho attraversato fino al piazzale, ma un uomo dalle 1.000 buste era salito, e pur con l’aiuto del gentile manager di quella linea, non sono riuscita a trovare niente. Quando mi sono affacciata al capolinea la mattina seguente l’autista era un altro, pazienza, vero che ho solo 2 costumi con me, possedere il cambio può essere comodo per non restare umidi, ma non era certo la fine del mondo. Partendo per Taveuni, un’isola vicina, all’alba o prima come sempre, ho notato un parlottare fra il personale della nuova linea sulla quale stavo per salire ed il manager indiano; non ho ben capito cosa stesse accadendo, tutto mi è stato chiaro quando, nel bel mezzo di una strada sterrata due bus si sono fermati uno di fronte all’altro e l’autista mi ha indicato col capo: “Io?” Ho chiesto stupita, ha annuito con decisione abbassando la testa in un gesto secco, la gente qui parla poco con la voce, spesso si esprime con i gesti del corpo. La mia sorpresa è stata grande quando, una volta scesa, ho riconosciuto il sorriso sgangherato, che mi guardava e mi porgeva discretamente qualcosa celato dentro la sua grossa mano. Un pacchettino di marijuana? Noooo, il mio slip nero!
Credevo di aver perso la mia fascia nera per i capelli, quella che uso quando vado a fare snorkeling o quando c’è vento per impedire ai capelli di sbatter in faccia o di entrare nella maschera, l’ho ritrovata oggi dentro ad una pinna, ne sono stata felice! È una fascia da niente, ma è nera, di un tessuto leggero che si asciuga subito, non stringe e non è troppo larga. Quando ne avrei trovata una uguale?
Mi è capitato anche di dimenticare la cintura, non una cintura qualsiasi, quella che mi era stata regalata qualche ora prima di lasciare l’Italia per non permettere alla mia testolina sbadata di perdere le cose di valore come i soldi che servono per viaggiare. Al rientro da Taveuni l’ho appesa dietro la porta della doccia per potermi lavare: dopo un viaggio come quello si ha solo voglia di togliersi di dosso la polvere della strada (bus) ed il salmastro del mare (nave). E li l’ho lasciata. Me ne sono accorta la mattina mentre mi lavavo i denti, mi sentivo insolitamente leggera. Ho immediatamente guardato: nulla. Nella David’s guesthouse i bagni sono divisi per uomini e donne, mi sono messa ad aspettare che la simpatica Liza, la proprietaria, si svegliasse, sperando la avesse recuperata lei. Sono mattiniera ed ho dovuto aspettare un bel po’; in quel mentre tutte le possibilità sono passate nella mia mente, come se stessi vedendo un film, la avrei ritrovata? Piena o vuota? Cosa avrei fatto? Come mi potevo arrangiare se i soldi fossero spariti? Fortunatamente avevo le carte di credito. Liza mi ha affettuosamente sgridata, quando ha capito di quale cintura si trattasse c’è rimasta peggio di me, non la aveva, lei usava un altro bagno. Nella mia ex camera vicina alle toilettes un uomo, che non si era nemmeno sognato di entrare in un luogo a lui proibito, sono pudici gli uomini alle Fiji.
Ma c’era un’altra donna nella pensione, non la avevo vista perché eravamo arrivati tardi con la nave ed era già in camera, subito Liza le ha bussato e come se lo sapesse, ha aperto con la mia cintura in mano.
Tutto è bene quel che finisce bene, sono stata molto ma molto contenta, sono immediatamente corsa a comperare regali per tutti, solo lei, la mia salvatrice, è rimasta senza: se ne era già andata ed era alla pensione per un incontro clandestino. Niente pubblicità!
Ed ho ancora dimenticato il cavo del mio telefonino, solo il cavo, sopra la barca di Bill, con questo viziaccio che ho di trascurare la carica elettrica, all’ultimo momento è rimasto li, infilato in non so quale porta USB. Ma Bill è un vero gentleman, ha promesso di riportarmela a Tahiti!

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Categorie: Fiji, Storie | Lascia un commento

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