Un’altra domenica di pioggia

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Un’altra domenica di pioggia, cambio immediatamente il programma ed invece di andarmene a fare snorkeling mi dirigo alla Mission, la maestosa Chiesa Cattolica dell’isola di Taveuni. In realtà avevo prenotato la gita in barca perché non mi ero resa conto che il giorno dopo sarebbe già stata domenica, ero rimasta indietro, mi sembrava proprio che fosse venerdì! Quando si viaggia e’ facile perdere la nozione di tempo, a volte non riesco a ricordare se sia estate od inverno, il passaggio a Wellington mi ha confusa, non so se sono scappata al caldo per sfuggire ad un inverno freddo, devo fare uno sforzo di memoria per ricordare che è agosto e questo clima senza canicola corrisponde all’inverno del Sud Pacifico, mi confonde anche l’assenza di persone, qui i turisti sono pochi, si trova facilmente da dormire anche in alta stagione, adesso, l’unico rischio, arrivando senza preavviso, può essere quello di non trovare i gestori, usciti per commissioni o andati a trovare i parenti! Non incontro molte persone con cui parlare, a parte la gentile proprietaria del campingground dove dormo, che mi cucina certi manicaretti… Gode a vedere che mangio con le mani proprio come fanno gli isolani! C’è poca luce, tutto è natura, gli alberi intorno alla terrazza la ombreggiano frescosamente, non riesco a vedere, almeno le lische le sento sulla punta delle dita! È un momento di riflessione, di una riflessione serena, mi sento molto cambiata in questi due anni erranti nel Pacifico, sento di aver avuto un’evoluzione enorme, di essermi staccata da tante parti di me malate, di essere come guarita da una malattia. In questo periodo non mi interessano nemmeno i rapporti con l’altro sesso, non so se perché sia finito il momento delle conferme, non ho più bisogno che vengano dal fuori, le sento dentro di me, nella mia persona o se le ferite profonde che mi hanno lasciato gli uomini che ho amato durante la mia vita mi abbiano oltremodo scoraggiata, o perché, a parte qualche bel giovane locale od un pazzo americano non mi sia capitato poi di incontrare molto altro… Non so, proprio non saprei… So che a non ho più voglia di perdere tempo in storie che subito appaiono inutili nelle quali sono sempre rimasta invischiata, mi piacerebbe trovare un compagno, un vero compagno di Avventure, con la A maiuscola!
Mi è capitato qui, come mi era capitato alle isole Cook di vedere, immaginare, trovare una somiglianza fra l’ospite di un albergo nella cui spiaggia mi aggiravo, ed un mio vecchio compagno, si l’unico uomo con cui ho vissuto, dormendo sotto lo stesso tetto per circa 3 anni. La nostra storia non era finita bene, lasciando una serie di rancori nei miei confronti, lo avevo chiamato una volta, di passaggio in quella città dove non lo avevo mai raggiunto, aveva tremato sentendo la mia voce; avevo saputo che si era sposato con una francese, i nomi dei suoi due figli; quando le torri gemelle si erano dissolte in una nuvola di povere avevo domandato sue notizie ad amici comuni, ogni tanto cerco sue tracce in internet, quella meravigliosa macchina che è internet, dove basta saper cercare per trovare ed in questo sono una maestra, rallegrandomi di vederlo mentre pratica sport, lo sport che tanto amava in piena forma, nell’ultima foto aveva un volto affilato, dimagrito, chissà se per dieta o per malattia. Mi sembra di riconoscerlo in qualcuno, mi sembra proprio sia lui, lo guardo da lontano, cerco di passargli davanti, mi domando se potrebbe riconoscermi, se sono così fisicamente cambiata, quale sarebbe la sua reazione, cosa potrebbe dirmi. Non credo ci amassimo, ne io ne lui, eppure siamo stati insieme 5 anni, il trasferimento in Africa, la nuova vita, avevano allungato la nostra storia, creandoci dei diversivi, distogliendoci da essa, senza questi elementi esterni non credo avremmo superato i 3 anni. Mi tradiva sfacciatamente, dopo averne sofferto per alcuni anni ho iniziato a tradirlo anche io, ancora più sfacciatamente di come faceva lui; dopo un periodo da separati in casa, il suo lavoro lo portava in un’altra città dal lunedì al venerdì, il fine settimana me ne andavo a dormire da un vicino. Rientrati entrambi in Italia, pensando di partire per chissà dove io, sicuro della nuova destinazione lui, ci siamo riconciliati ed ancora ma volta dovevo modificare la mia vita per poterlo raggiungere. Non sarebbe stato male, lo riconosco, ma si era rotto qualcosa e non lo raggiunsi mai, senza avere il coraggio di dirglielo, solo scrivendo, affidando i miei argomenti ad una lettera che non arrivava mai. Non me ne pento, anche se la vita in quella frenetica città sarebbe stata interessante, magari il mio figlio tanto italiano si sarebbe finalmente internazionalizzato, chissà! Forse lo intravedo quando sono in località turistiche frequentate da americani perché mi piacerebbe incontrarlo così per caso, per dirgli chi sono, per raccontargli com’è stato…

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