Savusavu

20130802-202328.jpgMi sono trovata davanti all’improvvisa bellezza inaspettata dell’isola di Vanua Levu, la seconda per grandezza delle Fiji, nel mio immaginario queste isole erano grandi spiagge con non so ben cosa dietro… La varietà della vegetazione mi ha raggiunta con la forza pari ad un colpo di frusta, mentre il bus, partito da Nabowalu, percorreva la strada in allargamento per opera di un’impresa cinese, i cinesi, sempre i cinesi che riescono ad accaparrarsi gli appalti, qui come in Africa ed in chissà quale altra parte del mondo; il loro sistema e’ semplice, basta utilizzare mano d’opera gratuita per essere competitivi anche nei confronti di quella a buon mercato del 3o mondo, non è difficile, basta far la seguente proposta agli abitanti delle carceri: ‘Liberi lavorando o chiusi in carcere?’ La scelta sembrava semplice in apparenza, quando poi si rendevano conto di dover vivere in campi isolati dal tutto e sudare senza orario
sotto il sole cocente, capivano di essere passati dalla prigione ai lavori forzati, all’aria aperta, si, ma… La mia prima casa progettata e costruita per conto di un austriaco, Hannes, nel nero Burundi, con la sorridente impresa cinese, la riunioni di cantiere con il loro interprete, lui era un uomo libero; quando ho visto la sua stanza ricordo di aver provato una pena profonda.
Il primo tratto di strada lo si fa percorrendo una pineta, un’incredibile estesa di pinetti secchi e resinosi, spesso abbattuti per essere utilizzati come legno da costruzione; sentire il forte profumo della loro resina è stato come avere un miraggio in queste isole tropicali…20130802-201231.jpg Dopo più di un’ora di sali scendi e di polveroni di terra rossa, deviazioni camion e grandi macchine al lavoro, tutto cambia e si attraversa una zona brulla, sembra di essere in mezzo alla savana adesso, anche i pochi alberi hanno la caratteristica forma schiacciata dal vento del continente africano. 20130802-201243.jpgFinalmente, dalla connection dove rapidamente scendo da un bus e salgo su di un altro che mi aspetta nel nulla, fermo al bordo della strada, finalmente l’isola mi appare, oltre che dalla strada asfaltata che ha un suo perché, come il bel classico giardino tropicale, con centinaia di felci arboriformi, coltivazioni di banani, papaie, le enormi orecchie delle foglie di taro e la simpatica manioca. 20130802-201303.jpgMa non sarà questa l’unica sorpresa che l’isola di Vanua Levu mi riserva, è una zona vulcanica, proprio in mezzo alle casette si alzano fumane dalle acque calde che sgorgano dal terreno; c’è anche la clinica del dott. Ishaque dove queste acque vengono filtrate, portate ad una temperatura accettabile ed usate, un po’ come ad Ischia, per curare artrosi ed artriti ed ogni qual si voglia altro malanno. Sono ricche di minerali che possono essere assorbiti per osmosi attraverso la pelle. Racconto di ciò che si fa nel mio paese con queste acque e noto un barlume di interesse in questo dottore, l’unico qui, impegnatissimo fra telefonate e computer. Si percepisce un’energia ‘diversa’ in questa fiorita cittadina.20130802-201323.jpg20130802-201336.jpg
L’ultima gradevole sorpresa e’ che il resort più famoso qui accanto porta un nome importante: Jaques Coisteau, e come il famoso sub rispetta la natura, e ha una funzione didattica per i suoi ospiti, di qualsiasi età essi siano, spiega il mare, anzi l’oceano, creando quella cultura che oggi è così necessaria. Immagino che l’addestramento abbia cambiato il modo di vivere anche ai numerosi inservienti, visto che in queste isole non si è proprio molto ecologici, si possono usare con naturalezza le vecchie batterie delle auto per far scivolare in acqua le barche…20130802-201404.jpgI locali sono ingenui, a volte sembra proprio manchi loro qualcosa… Come il ragazzo che mi doveva portare oggi a fare snorkeling, lo avranno attirato i 20 f$ di compenso promesso, pari 10€, nulla in confronto alle costose gite in barca della Polinesia, solo, quando sono riuscita a trovarlo camminando nella zona convenuta, mi sono trovata davanti una puzzolente barchetta a remi, passi per i remi, tanto avrebbe vogato lui, io forse per qualche decina di minuti, tanto per far vedere che sono capace di remare anche io, ma scaglie di pesce ovunque! “Sorry madam, this is a fishing boat” “Scusa signora, questa è una barca da pesca” naturalmente con la carena bella alta e liscia e già mi vedevo arrancare faticosamente per risalire dopo lo snorkeling e riempirmi ovunque di odore di pesce… “La lavo, aspetta”, mi ha proposto per non perdere il cliente, vedendo l’espressione negativa della mia faccia: “Andiamo insieme in autobus dall’altra parte dell’isola, su una bella spiaggia con una laguna?” Ultima proposta con un grande sorriso, mai scoraggiarsi, “Un massaggio?” Ma la madam in questione, cioè io, ha resistito a tutte le tentazioni e si è dedicata alla lettura di un buon libro in italiano, (la mia lingua!) scovato in un ristorantino indiano!

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Categorie: Fiji | Lascia un commento

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