Levuka

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Bisogna essere tenaci per volerla visitare, e per visitarla come ho fatto io, usando i mezzi della gente, salendo con loro prima dell’alba sugli autobus, percorrendo le distese di oceano sui traghetti non proprio nuovi… Ciò che ho potuto vedere, ciò che ho potuto ammirare ha riparato le mie fatiche.
Si parte alle 13 dal piazzale degli autobus, il viaggio e un alternarsi di pullman e nave, un primo tratto, subito appena fuori Suva verso il nord passando nella natura lussureggiante, la magnifica foresta che tutto avvolge velocemente non appena viene lasciata libera di crescere, una sosta a metà strada, per sgranchire le gambe ed acquistare un po’ di cibo, la mia vicina mi offre delle ottime fette di ananas, succoso e zuccherato, le mangiamo facendo le gocciolare sul pavimento, a discapito del cartello che recita severamente ‘No food, no drink on the bus’, ‘Niente cibo o bevande sull’autobus’; parlando con lei, che torna sull’isola di Ovelau a casa carica di pacchi, capisco il perché degli orari: sono per la gente del posto, permettere loro di partire dalla vecchia capitale la mattina presto, si il bus parte alle 4.30 di mattina non esiste altro modo per lasciare l’isola un aereo anch’esso mattutino, arrivare verso le 9 nell’attuale, Suva, avere la mattina per espletare le varie attività, la dimensione della capitale è modesta, si gira agevolmente, ripartire alle 13, come ho fatto io, per tornare sull’isola carichi di ogni ben di dio, sicuramente pagato meno che dall’indiano locale.
La mia vicina, una graziosa signora sorridente e ben curata, ha ogni sorta di oggetti con se, anche una pentola per cuocere il riso, il suo arrivo nella bella casetta rosa strazia il cuore, i suoi bambini iniziano ad urlare “Mamma, mamma” come se non la vedessero da mesi… In realtà ha solo passato il fine settimana lontana da casa. Forse avrò perso due giorni a Suva, ma quest’arrivo insieme alla gente, la gente del luogo che rientra come se fosse partita per la guerra, ed andare in città somiglia ad una guerra, e’ stata una bella pura emozione.
Levuka è un luogo interessante, pieno del fascino dovuto al suo importante passato, e’ qui che le Fiji sono diventate un vero stato, cedute dal feroce capo dell’epoca, quando i suoi folti capelli e la sua folta barba da neri si erano incanutiti, lo stesso cambiamento era avvenuto sul suo carattere diventando quasi un buon nonno gentile. I suoi vecchi edifici sono il simbolo della decadenza e del passare del tempo, anche se spesso accuratamente ridipinti. È un posto piacevole da visitare, alcuni forestieri, australiani, neo zelandesi, hanno comprato casa qui ed è possibile vedere queste belle ville in legno colorato appena avanti la laguna, non hanno considerato però la montagna alle loro spalle, scura incombente, non di roccia ma di materiale sciolto che, taglia oggi taglia domani, senza più la protezione delle radici rischia di scivolare non troppo lentamente sui loro tetti…

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20130801-185702.jpg Ottime le cene al Whale’s tale, dove se ci si siede soli si rischia di ritrovarsi immediatamente in compagnia, sono tutti estremamente curiosi ed affabili qui, adorano sapere le storie della gente, come me del resto.
Da Levuka è necessaria l’alzataccia per partire, prima il bus nella notte fino al molo solitario, poi il traghetto dove tutti si sdraiano sfiniti per riprendere quel sonno così crudelmente interrotto. L’autista del bus, un indiano, quando ero scesa vagando senza un’apparente meta, (in realtà guardavo i diversi alberghi prima di sceglierne uno) mi ha avvicinata per porgermi aiuto e mi ha raccontato che ogni giorno partiva da Suva per arrivare a Natovi imbarcarsi per Buresala, sull’isola di Ovelau, sbarcare e guidare fino ad accompagnare a casa uno per uno i suoi viaggiatori ed il giorno seguente, dopo aver dormito nell’ufficio della Fiji Sea Road and Service, ricominciava il giro al contrario, un giorno andava, un giorno tornava, sempre la stessa vita felice, lo stesso lavoro che eseguiva professionalmente con garbo ed accuratezza. Aveva l’aria agiata, un bell’orologio, vestiti puliti, i capelli appena tagliati. Questa era la sua vita, quella che gli permetteva di dar da mangiare alla sua famiglia.

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Categorie: Fiji | Lascia un commento

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