Indiani

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Come avranno fatto gli indiani ad ambientarsi qui alla Fiji, è veramente un miracolo. Sono arrivati seguendo le solite menzogne che i mercanti di manodopera a basso costo ben conoscono, si sono trovati stranieri in un nuovo paese con gli abitanti che li guardavano, li guardano con astio profondo. Un paese, due razze, una complicata convivenza. Lo era per gli Indiani provenienti dalla stessa nazione, quello che i fijiani non sapevano e’ che quelle facce scure ed affilate, quei capelli lisci e scuri nascondevano grandi differenze, di religione, di casta… Nel loro paese d’origine non era minimamente contemplata la vicinanza fra certi esseri, figuriamoci la convivenza! Anche le persone provenienti dalla stessa parte dell’India, dello stesso gruppo culturale o della stessa religione non necessariamente si aggregavano, l’avvicinamento iniziò solo nel momento in cui la prima generazione dei figli dei migranti divenne adulta. Le maggiori differenze erano nella lingua, nelle usanze quali diete e regole di matrimonio, nella religione. 20130729-112859.jpg
Fra il 1879 ed il 1916 anno di arrivo dell’ultima nave carica di manodopera, circa 60.000 indiani sbarcarono alle Fiji; per pagarsi il viaggio avevano stipulato un accordo chiamato ‘girmit’ dove si impegnavano a servire gratuitamente per 5 anni. La maggior parte di questi migranti erano poveri, analfabeti, e provenivano dalla casta degli agricoltori; la vita in India non era assolutamente facile e le disperate condizioni economiche spingevano i poveri verso la migrazione. La maggior parte era attirata da reclutatori che prospettavano loro un lavoro facile ed un buon salario, descrivevano le Fiji come isole appena dietro l’orizzonte di Calcutta. Una volta arrivati i poveretti erano alla mercé dei loro crudeli sfruttatori, sorveglianti spietati e capisquadra indiani.
Completato il periodo del ‘girmit’, gli indiani liberi i ‘Kula’ potevano scegliere se rimanere o lavorare altri 5 anni per pagarsi il viaggio di rientro in India; gli appartenenti alle caste più basse avevano l’opportunità di migliorare notevolmente la loro qualità di vita. Altri temevano di tornare a casa perché avevano perso la loro casta di provenienza avendo attraversato le ‘acque nere’ il Kala Pani, potevano solo sperare di sposarsi risalendo la linea delle caste. Degli indiani diventati liberi, circa il 60 % decise di restare alle Fiji, impiantando fattorie, commerci, lavorando nella produzione dello zucchero e nell’allevamento del bestiame.
Una volta liberi avevano diritto ad un appezzamento di terra per impiantare la loro fattoria. Ogni insediamento rurale prevedeva un terreno lontano da tutto, in località sperdute; all’inizio le famiglie si spostavano alla ricerca della terra migliore e gli insediamenti crescevano instabilmente.
Nel 1910, stanchi del trattamento iniquo al quale erano sottoposti, diedero forza alle loro lamentele: si formò l’Associazione degli Indiani Britannici che chiese al Mahatma Gandhi di mandare un avvocato alle Fiji per proteggere i loro diritti. In risposta nel 1912 arrivò D. M. Manilal per battersi contro il sistema d’apprendistato del governo. Gli indiani alle Fiji ebbero il supporto dei loro concittadini tornati in India, le cui proteste si fecero sentire fuori l’ufficio del viceré. La pressione saliva nel Governo Coloniale Britannico!
A marzo 1917 si pose fine ad ogni reclutamento per lavoro sotto forma di apprendistato per la durata della prima guerra mondiale e per i successivi 2 anni; non sarebbe più dovuto ricominciare, questa forma di lavoro ufficialmente terminò il 1 gennaio 1920.
Gli indiani con il loro duro lavoro contribuirono alla prosperità del paese, grazie alla loro persistente determinazione: duri e tenaci, si sono aggrappati a quella che era loro stata offerta come via d’uscita e oggi li si può vedere nei negozi di cui sono proprietari, nei taxi che guidano, nelle botteghe dei mercati. Sono quelli che ce l’hanno fatta!

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Categorie: Fiji | Lascia un commento

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