La polvere

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Come faranno mai a mantenere pulite le loro uniformi bianche in questo posto così polveroso come è Nadi, la seconda città dell’isola maggiore delle Fiji, Viti Levu, seconda città dopo la capitale Suva. I paesi del terzo mondo sono tutti polverosi, il vento spazza i piazzali alzando solide nuvole grigiastre, nelle case non esistono le lavatrici e anche quando le si utilizzano, non amo dare da lavare i miei panni per questo, l’acqua che le alimenta è quella piovana, non scioglie bene il sapone che non è quasi mai di buona qualità… Invece di riavere i vestiti puliti con un buon odore di bucato, spesso vengono restituiti come prima, forse anche peggio, con l’impressione che la polvere si sia uniformemente diffusa e ben spalmata su di essi. Un’altra cattiva abitudine, ignorano come piegare correttamente i capi di abbigliamento, li fanno diventare i mattoncini quadrati di una lunga pila, forse per questo quando si preparano ogni mattina stirano ciò che stanno per indossare.
Capisco che il bianco è il colore della purezza, ma il velo delle bambine, questo esercito di suorine, le scolare della moschea, chiaro, immacolato è una specie di miracolo da ottenere in quelle capannine da dove escono, non senza dimenticare di profumarsi.
Per non parlare poi dei ragazzi, in certe scuole la divisa e’ interamente bianca, sia la maglietta sia il gonnellino tradizionale che qui arriva appena sotto il ginocchio, contrariamente a Tonga dove era lungo e nero, opaco per gli uomini e lucido per le donne. Vedo le loro gambe nervose pronte a cimentarsi in un campo di calcio in terra battuta insieme agli amici, giocando dentro la nuvola che alzano intorno a loro.
L’autista del bus, un indiano pelato, guida il suo mezzo seriamente con grande professionalità, raccoglie i soldi del biglietto, quando gli si porge una banconota da 5 $ fijiani (2 €) la cela immediatamente sotto la cassa o se la infila nel taschino della camicia. Il suo mezzo è sgangherato, ma si vede subito che sono in simbiosi, le sue retromarce sono le più naturali di questo mondo. È sempre lui che guida dalla mattina all’alba fino all’ultima corsa del tramonto. Dopo il nulla, restano i tassisti sempre pronti nell’ombra della notte ad accompagnare per poche monete, incuranti di fame o sonno; anche loro per la maggior parte indiani. Somiglia molto all’India questo posto, con i negozietti polverosi pieni di ogni mercanzia, sono buoni commercianti gli indiani, anche in Africa il commercio è elle loro mani, la prima volta che ho volato in Burundi mi sembrava di aver sbagliato aereo, con tutte quelle donne in sari sedute intorno a me… Ricordo la ragazza indiana, una di quelle con cui ci eravamo organizzate per fare ginnastica all’istituto americano seguendo una cassetta di Jane Fonda, aveva la tutina di aerobica più spaziale di tutte, di un azzurro lucido, non come me che indossavo la vecchia maglietta di stoffa ed una tuta sdrucita… Entrando un giorno in un antro scuro al quartiere asiatico l’avevo trovata li, avvolta nella seta del suo sari, sono strani gli indiani, un ponte fra passato e presente, sospesi fra modernità e tradizione, per nulla imbarazzata mi aveva accolta con un sorriso: “Sei venuta nel mio quartiere? ” Mi aveva aiutata a trascinare quella cassa di birra che tanto detestavo comperare, io che non bevo, da offrire alle persone che passavano da casa, non avevo mai comperato un’intera cassa di birra, qualche bottiglia, si, ma un’intera cassa! E finiva velocemente, anche li gli uomini erano abituati a bere fino a che ne avessero forza. La Primus prodotta in Burundi, l’avrò a malapena assaggiata, chiara, in bottiglie marroni da poco meno di un litro, dentro alla cassa di plastica dura rossa, la cassa si comprava da chi aveva affittato la casa in precedenza, che spesa stupida! Ma ero troppo giovane per dire con un sorriso: qui solo succhi di frutta e gelati! Che preparavo personalmente e che erano buonissimi!

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Categorie: Fiji | Lascia un commento

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