Ha’apai

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Dispersa nei mari del sud, così mi sono sentita al mio arrivo alle Ha’apai, arcipelago del Regno di Tonga, poco frequentato dai turisti, di una bellezza disarmante, da quello che ho potuto vedere dall’aereo durante il volo. Delle 65 isole solo 17 sono abitate, si atterra a Lifuka, poco lontano da Pangai, la cittadina principale, che si presenta immediatamente come paradiso per i maiali: sono ovunque, di tutte le dimensioni, dai lattonzoli alle scrofe, grufolano beati scavando e brucando, timidissimi si allontanano non appena una presenza umana tenti di avvicinarli, temono il forno che li fa essere con grande onore la portata principale della domenica.
Anche se l’isola e’ tranquilla e decadente, si può fregiare di un passato interessante: i primi insediamenti umani risalgono a 3.000 anni fa, l’esploratore Abel Tasman ci sbarcò nel 1643; capitain Cook, senza rendersi conto che poteva essere proprio lui insieme ai suoi uomini la portata principe del sontuoso banchetto che gli venne offerto, prendendo un enorme abbaglio le chiamò le isole dell’amicizia; i vari re di Tonga, che si succedono rapidamente al trono a causa della loro precoce mortalità hanno origine proprio da questo arcipelago, fino ad un certo periodo venivano sepolti nell’isola di ‘Uhia, in alto, dominanti, con una bella vista sul mare come si conviene al loro rango.
Le spiagge sono incantevolmente deserte, poche persone in giro, si può passare dall’isola principale lato nord a Foa, collegata da una sconnessa strada bianca dove si trova la famosa spiaggia di Houmale’eia, lato sud alla selvaggia Uoleva, che si può raggiungere camminando nell’acqua con ai piedi ottime scarpe da scoglio, durante la bassa marea. Oltre Foa l’isola di Nukunamo, raggiungibile a nuoto, ma solo dagli abili nuotatori per le forti correnti che ne rendono pericolosa la traversata, una vera e propria cartolina.
Nelle giornate di cielo limpido si ammirano le sagome dei due vulcani il piramidale Kao, ed il fumante Tofua, all’interno del cui cratere si trova un lago dalle acque cristalline nel quale, fino a qualche tempo fa si poteva arrivare in idrovolante.

Proprio al largo dei due vulcani, il 28 aprile del 1789 l’equipaggio del Bounty si ammutino’ ed il capitano Blight insieme a 18 marinai del suo equipaggio a bordo di una piccola lancia iniziò l’eroica navigazione di 6.500 km derivando fino a Timor, grazie alla sua abile conoscenza delle correnti di questi mari, partendo dalla costa del vulcano Tofua, dove erano sbarcati in cerca di acqua invano, senza riuscire a trovare il lago interno e perdendo durante l’esplorazione il secondo capo timoniere, il marinaio John Newton, ucciso a bastonate dagli indigeni, diventati improvvisamente minacciosi; perché la gente del luogo e’ si ospitale, ma non può sopportare soprusi ed imposizioni, ama vivere libera, come testimoniano i 2 cannoni che fanno bella mostra vicino alla Chiesa di ‘Uiha, saccheggiati dalla nave peruviana che solcava il Pacifico in cerca di schiavi polinesiani, attaccata e distrutta nel 1863.
Quanto mi è piaciuto tutto questo? Poco, visto che l’ho solo intuito da storie e racconti, da quando ho messo piede in questo arcipelago piove, anche se dovrebbe essere la stagione secca, sono riuscita a fotografare solo fiori e maiali.

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Categorie: Tonga | Lascia un commento

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