Gente del mondo

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Mi sono preparata per andare all’aeroporto, un volo interno che mi porterà nel paradiso delle isole, ho messo sul capo la corona di orchidee che mi hanno regalato ieri, qui le portano appese al collo ma con una piccola modifica l’ho fatta diventare una corona da testa; tutti mi guardano e la trovano molto bella, ed in effetti lo è. Ho attraversato la strada ed invece di salire su uno dei rossi holiday taxi che hanno la stazione proprio davanti al Lose Lodge dove ho dormito, mi sono allontanata di un isolato per aspettare il bus. Avevo chiesto in un negozietto, uno di quelli piccoli e polverosi con ogni sorta di mercanzia stipata dentro, la donnona che mi serviva dopo un lungo e complicato discorso col figlio, aveva finalmente assentito: si, c’era un bus che mi avrebbe portato all’aeroporto, avrei dovuto prendere quello con la direzione Ha’asini. Mentre aspettavo nell’unico fazzoletto di ombra al lato della strada, un uomo mi si è avvicinato con un grande sorriso: gli piaceva la mia corona, gli piacevo io. “U look beautiful”, “Tu sei bella”, mi ha detto mostrandomi il suo incisivo mancante, con lo stesso tono con cui me lo dice Ale, unica differenza, Ale dal dentista ci va… Almeno ogni tanto. È stato contento di scoprire che fossimo nati lo stesso anno, mi ha fatto capire che a Tonga le mie coetanee sono vecchie, che la moglie lo aveva lasciato, voleva venire con me. Oramai ho imparato la storia, come mi chiedono “Are u married” la mia risposta e’ uno “Yes” deciso, so di essere bugiarda ma il Signore mi perdonerà, spero, e’ per non fare una brutta fine. Ho anche pronta la foto del presunto marito, in caso l’affermazione per quanto decisa non basti, mi diverto a far vedere la foto di Ale, si, sempre lui, teneramente abbracciato ad una zucchina gigante.
Il bus si è fermato stracolmo, un grappolo di giovani appesi fuori dal finestrino, ma niente paura, in questo paese sono abili a stiparsi numerosi in un piccolo spazio nonostante la mole, una ragazza ha ceduto il suo posto a sedere a me ed alla mia valigia, promettendo di avvertirmi una volta in prossimità dell’aeroporto.
Davanti a me un ragazzo dal cappello leopardato, un occhio gonfio e nero, forse una rissa per la troppa kava bevuta la sera precedente, di tanto in tanto prende in consegna la borsa di una ragazza, per aiutarla durante il tragitto; da noi se qualcuno in autobus si azzarda a toccarci la borsa iniziamo ad urlare come aquile! Vero che al suo interno avrà avuto forse le 2 palanghe per pagare il bus (TOP$ tongan pa’anga, la moneta del Regno di Tonga, la sola monarchia polinesiana al mondo.) Da una borsa ha anche preso un paio di occhiali da sole con le lenti scure e grandi e li ha indossati, forse per nascondere l’occhio tumefatto. Mi sentivo in colpa per essere seduta, così ho iniziato anche io a raccogliere borse sulle mie ginocchia, visto che il trolley lo avevo incastrato al di sotto. Tutti mi guardavano allegri e sorridenti, ad ogni sosta, qui l’autobus si ferma quando serve, basta chiedere, i ragazzi appesi a grappolo sulla porta scendevano per lasciare spostare chi dovesse scendere, per riprendere ordinatamente il proprio posto. Così, in questo allegro saliscendi e con un grandi andirivieni di persone sorridenti che lanciavano sguardi incuriositi a me ed alla mia corona, sono arrivata all’aeroporto in un’ora giusta giusta (in auto bastano 20 minuti); quanti saranno gli stranieri che vanno all’aeroporto in bus? E con il capo cinto da una bella corona di orchidee!
La proprietaria del ‘Lose Loge’, la casa delle rose, dove ho dormito, una donnona ricca dal falso sorriso non avrebbe capito questa mia scelta; non lo avrebbe capito mio padre, che rideva di me mentre raccntava che invece della Sardegna me ne andavo al mare in Eritrea; non lo capisce Ale, che ascolta i miei racconti avventurosi con aria desolata, non lo capisce mio figlio che con enfasi mi consiglia: “Potresti andare in un cinque stelle, invece di dormire per terra!”
La mia non è una scelta economica, no, è una scelta di appartenenza, perché salire come una turista qualunque su di un taxi scambiando con il conducente le solite frasi di cortesia non mi piace, trovo che non faccia per me. Sento di fare parte di quel popolo che, per arrivare a destinazione, cammina per ore al bordo delle strade, che viaggia sdraiato sui ponti delle navi, che si pigia negli autobus gremiti, sento di fare parte di quel popolo ogni volta diverso: sento di fare parte della gente del mondo.

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Categorie: Tonga | Lascia un commento

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