Kava party

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Il mio primo kava party… Come al solito non ne ho approfittato molto, non bevo, non fumo più da parecchi anni; l’ho solo assaggiata quella poltiglia grigiastra che tanto piace e tanto e’ diffusa qui nelle isole del Pacifico. La prima volta mi era capitato di assaggiarla alle Vanuatu, all’inaugurazione di una mostra di pittura avevo scovato in mezzo al buffet la tradizionale ciotola di legno col suo mestolo e ne avevo assaporato un sorso: un sapore amaro, disgustoso, un sapore al quale bisogna essere abituati, ai bambini viene somministrata una bevanda ricavata da erbe, leggera ma egualmente amara perché inizino a fare amicizia con quel sapore disgustoso. La bocca mi si era immediatamente anestetizzata, come dal dentista, e così era rimasta per un bel po’, e questo per un solo sorso! La kava di Tonga è diversa, stesso colore ma molto più leggera, la poltiglia ottenuta dalle radici pressate viene molto più diluita, il gusto è ugualmente amaro ma la bocca si intorpidisce appena. Mai avuto il coraggio di entrare in un kava bar in Nuova Caledonia, paese problematico già senza bisogno di alcolici simili, lungi da me il volermi trovare in qualche guaio. Alle Vanuatu i kava bar sono degli antri oscuri dove gli uomini, con gli occhi allucinati che spiccano nell’oscurità siedono a terra, in due o tre si danno da fare attorno ad una specie di gran tritacarne e tutti i pomeriggi ogni attività viene interrotta per fare posto alle bevute di questa droga. Che sia una vera e propria droga me lo ha confermato il comportamento del ragazzo incontrato ieri sera, le bestialità che diceva, il bizzarro modo di muovere la bocca, come se fosse allappata, il suo parlare a scatti, l’occhio allucinato, oltre al non riuscire a farne a meno, come mi ha confidato la sua giovane moglie preoccupata.
A Tonga è tutta un’altra storia: si beve solo il fine settimana, ci si siede in circolo con la ciotola al centro, le coppe tradizionali sono mezze noci di cocco svuotate, si viene serviti quando si battono due volte le mani; il coppiere, spesso una ragazza che ha il compito di servire, rimesta ben bene il liquido torbido prima di versarlo nelle ciotole; si può scegliere di svuotare interamente la coppa o farla passare a chi, seduto vicino, ne voglia condividere il sapore. Di tanto in tanto si leva un canto, sono le canzoni tradizionali del regno che accompagnano le bevute, a volte cantate in falsetto dagli uomini seduti per terra, gli uomini amano cantare con voci di donna a Tonga, come nella casa a fianco al mio Lodge, a volte con voci possenti, come alla Ateniensi dove sono stata invitata. Così, chiacchierando, chiacchierando ho gustato l’atmosfera intellettualmente soft del mio primo kawa party organizzato in occasione della consegna dei diplomi di lingua tongana ad un gruppo di volontari australiani operanti in questo paese.

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Categorie: Tonga | Lascia un commento

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