La bomba

PH266-aldebaranQuesta e’ la storia di un isola, un’isola come tante in mezzo all’oceano, un’isola che poteva essere un paradiso, se gli uomini la avessero lasciata percorrere tranquilla la sua storia lenta ed immortale, un’isola oggi toccata da disgrazie e malattie a causa della loro malvagità. Scruto quell’orizzonte così vasto che solo in un atollo si può vedere, scruto quel cielo denso di nubi lontane, cerco di immaginare, di vedere un ricordo, una traccia lontana rimasta impressa lassù, una traccia come quella che si è dissolta nell’aria che si respira, che si è riflessa nello specchio salmastro oggi agitato, che lo ha fatto lungamente ribollire, da sopra e da dentro.

Sono a Tureia, l’atollo più vicino a Mururoa, il cuore degli esperimenti nucleari, nel quale la Francia ha fatto esplodere 193 bombe atomiche (contro le 17 esplose nel Sahara), senza curarsi della popolazione presente, anzi. I primi ad arrivare sono stati i veterani che già avevano partecipato ai lanci nel deserto d’Algeria, portando con se, per riutilizzarle, coperture gonfiabili come quelle che usiamo per coprire le piscine in inverno, già belle che contaminate dalle radiazioni. Tanto…
Clamorosamente un’estate di quegli anni gli abitanti di questo atollo sono stati invitati un mese a Tahiti durante la Heiva, la festa di danze annuale; sono partiti tutti felici e contenti, senza immaginarne il perché: era una mossa strategica per allontanarli inconsapevolmente dalle loro case ed evitare che si accorgessero di quel momento di numerose esplosioni, del conseguente aumento delle radiazioni…
Chissà, magari anche i venti soffiavano favorevoli per diffondere le particelle immesse nell’aria in direzioni impreviste ed indesiderate, come nel caso della promessa visita del generale de Gaulle, annunciata ma mai effettuata, con i bambini della scuola che aspettavano sotto il sole, con le bandierine in mano da sventolare, la direttrice del collegio che aveva fatto ripitturare la sua camera da letto, l’unica in quell’isola lontana che avesse un letto vero con un grande materasso, la sola adatta a far dormire quel grande uomo, quell’uomo importante che alla notizia del cambiamento del vento se n’è ben guardato dall’esporre la sua persona ad un possibile rischio. La storia della Polinesia Francese e’ strettamente legata a questi esperimenti, il corso della storia di questo piccolo ma vasto paese e’ stato profondamente modificato dalle esplosioni nucleari con tutte le loro conseguenze, il benessere economico, le malattie… Le fotografie in bianco e nero sono agghiaccianti… La bomba che esplode, il suo fungo si erge maestoso svettando sopra l’atollo di Mururoa… Il fungo portatore di morte, malattia e distruzione. Ancora più agghiacciante e’ l’ultima foto di questo post, i militari francesi che guardano il fungo atomico come se fossero in un cinema all’aperto, senza nemmeno un paio di occhiali da sole sul naso: “E’ energia pulita” veniva costantemente ripetuto in quel periodo, così la Francia sviluppava quella che sarebbe diventata la sua fonte primaria di energia: l’energia nucleare. Ci dice Wikipedia: ‘Nel 2011 l’energia nucleare in Francia ha generato il 77,7% dell’energia elettrica prodotta in totale nel Paese. La Francia è oggi l’unico paese al mondo ad avere una percentuale di produzione nucleare così elevata[2], in quanto in genere nel resto del mondo i paesi dotati di centrali nucleari generano mediamente attorno al 20-30% dell’energia elettrica della nazione.[3] Questo fatto, congiunto ad un basso costo dell’elettricità[4], portano la Francia ad essere il primo esportatore netto di elettricità al mondo.

Immagino il fungo atomico nel cielo, quella grande nuvola dalla forma innaturale, bizzarra, interessante da vedere, interessante certo, implacabile nel suo passaggio di distruzione e morte.

PH277-Sirius Moruroa
Sull’isola ogni persona ha un qualche parente morto di cancro ed anche quelli che all’epoca erano bambini, sono tutti stati toccati da un qualche tumore, alla tiroide, od in qualche altra parte del corpo. Il giovane stagista che mi ha accompagnata rientra fiero con la ghiacciaia piena dei pesci che ha pescato, me ne vuole offrire, ringrazio gentilmente con un sorriso: il medico presso il quale abito mi ha avvertita, attenzione a quello che mangi, ne ha curati troppi con strane malattie dovute ai pesci contaminati, impossibile sapere dove si siano divertiti a nuotare quei bei pescioni, liberi nelle grandi profondità, così buoni sul momento, ma possono originare strane sensazioni, come sentire la scossa sotto la doccia, sentire una scossa elettrica per ogni goccia che si posa sulla pelle, malattie sconosciute in Europa, presenti, chissà com’è, solo in queste isole lontane. Sono arrivata qui per capire come ripristinare l’ultimo rifugio anti atomico, quelli delle isole vicine sono stati rapidamente demoliti per non lasciare traccia, per cancellare i silenziosi testimoni di questa storia vergognosa; grande e’ stata la mia sorpresa nel vedere che la grossa scatola d’acciaio soprannominata ‘tartaruga’, nome che ispira solidità e protezione, quella grande scatola al suo interno non ha che sassi di corallo, gli stessi sassi che si possono trovare sulla lunga spiaggia dell’isola.
Un lungo brivido mi sale su per la schiena, sarà l’umidità della sera o il pensiero che qualcuno sapeva, ne era cosciente ma non si è fermato, sapeva bene le possibili conseguenze di quel gesto ma è andato avanti, non ha avuto pietà.

PH35-1970 connan

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Categorie: Polinesia Francese | 3 commenti

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3 pensieri su “La bomba

  1. Domenico

    L’uomo purtroppo e’ l’essere più stupido di tutto il nostro bellissimo pianeta……

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