Travel writer

Bussano alla porta, a Tahiti non ho mai sentito bussare, nessuno lo fa, le porte sono sempre aperte, nessuno le chiude, si entra dolcemente e ci si annuncia con un sommesso “Ioarana…” od un sussurrato “Bonjour…” E per i casi più ostinati si aggiunge: “Il-y-as quelq’un?” Fred mi guarda e mi fa un cenno con la testa: “Va’, vai tu ad aprire.”

L’ospite che stiamo aspettando e’ la, e’ arrivato, apro rapidamente la porta e ci guardiamo: e’ esattamente come me lo aspettavo, sono avvantaggiata dall’aver cercato la sua foto, e’ carico, ha 2 zaini neri gonfi, pieni di macchine fotografiche e computer, per essere un vero reporter bisogna essere attrezzati, non come chi gira il mondo con un semplice IPhone in una borsetta appesa sotto l’ascella…
Ci guardiamo, inizio a parlare in italiano, un italiano perfetto, è la mia lingua, lo vedo sorpreso, ho indossato un bel vestito tradizionale a fiori, fiori bianchi su sfondo nero, unica concessione da quando mi vesto solo di buio, ho il mio fiore di Ibiscus rosso sopra l’orecchio destro e sono, come sempre abbronzata, non dico di avere anche un viso polinesiano, questo no, ma posso tranquillamente sembrare una demi’ di Tahiti, una mezzo sangue.
Lo accolgo, non ha letto la mia mail, purtroppo, e’ alla fine del suo viaggio, avrei preferito incontrarlo all’arrivo, so che è stato nelle isole, in quelle belle isole da cartolina che tanto piace mettere in mostra all’ufficio del turismo, superficialmente, senza far conoscere la vera anima di questo paese meraviglioso… Le isole dei grandi alberghi di lusso, le isole dei viaggi di nozze… Quante coppie annoiate ho incontrato all’aeroporto, attirate dal mito della Polinesia, volate fino dall’altra parte del mondo per godere di quanto potevano trovare già in nord africa…
OscarLa Polinesia e’ una terra di contrasti, il suo Presidente, Oscar Temarou, in qualità’ di sindaco di Faa’a, il comune dell’aeroporto, lo scorso ottobre aveva lanciato un appello alla popolazione:  ‘Haere mai i te fare’ = Benvenuti a casa’ chiedendo agli abitanti di organizzarsi per poter accogliere gratuitamente i turisti, nella camera degli ospiti e fare loro conoscere la tradizionale accoglienza di queste isole, accoglienza che se si ha la fortuna di avere conosciuto una volta, non la si potrà mai più dimenticare.
‘Haere mai ra = Welcome home” recita il manifesto stampato per l’occasione, con la faccia di Oscar inghirlandato e sorridente, all’epoca avevo trovato questo progetto pericoloso, quanti scrocconi sarebbero calati per dormire e mangiare a sbafo, si’ anche mangiare, perché il progetto prevede  ‘haere mai tama’a. = benvenuti a tavola’, l’ospitalità a tutto tondo polinesiana, dove si entra a fare partedella famiglia integralmente. In queste isole convivono realtà’ parallele: i francesi qui per lavoro, attirati da favolosi stipendi, la maggior parte non integrati con la popolazione che si limitano a sfruttare senza troppe interazioni; i turisti di lusso che passano rapidi nell’acquario artificiale, e loro, i polinesiani, capaci di vivere con poco, pescando, coltivando, capaci di fare di tutto, dalla meccanica alle costruzioni, dalla sartoria all’intreccio di raffinati panieri e cappelli, con tradizioni profonde.
“Non bisogna permettere di creare un fosso fra la popolazioni ed i visitatori” ha dichiarato Oscar, “Bisogna farla finita coi circuiti chiusi dai quali solo una piccola minoranza trae profitto, abbiamo avuto torto a lasciare il turismo in mano ai professionisti.”
Il Servizio del Turismo avrebbe avuto il compito di aiutare le famiglie interessate e controllare che possedessero i requisiti necessari, quel Servizio del Turismo legato a stretto filo con le grandi strutture alberghiere, che si diverte ad invitare una decina dei migliori ‘travel writer’ italiani per rinchiuderli in queste gabbie dorate, senza un minimo contatto con la vera realtà polinesiana… Senza una visita ad un marae, ad una piroga tradizionale, ad un campo di taro…
Inizio a parlare, a spiegare, a raccontare, il tempo e’ poco, il mio scopo e’ fare passare l’amore profondo che mi lega a quest’angolo di mondo, questo paese dove mi sento a casa come mai in nessun’altro luogo ed al quale sento di dovere molto.
Parlo, racconto, passo da un concetto all’altro, dalla musica alle tradizioni familiari, racconto aneddoti, non devo strafare, non devo esagerare, farmi prendere mano dalla voglia che ho di comunicare tutte insieme le mie scoperte, con entusiasmo ma misurata; Fred spiega amabilmente col suo tono calmo e pacato, è molto bravo, professionale, sempre interessante e abile a sottolineare gli aspetti migliori, un vero professionista! Federico mi guarda con interesse, il contatto e’ stabilito, mi confessa che aveva paura di annoiarsi, lui che non ama più di tanto il mare, annoiato no, e’ già qualcosa, ma certo ha solo sfiorato la punta dell’iceberg, inizia ad intravedere cosa possa esserci sotto…
E’ un viaggiatore come me, lo seguo in un paio di appuntamenti e ad un concerto, si muove come mi muoverei io, anche se non ha tempo, e’ molto più rapido, “Facciamo un giro, guardiamo che facce ci sono” ehi, anche io oltre alla scena amo osservare di che genere sia il pubblico, entrare a farne parte per poi andare dietro le quinte a vedere cosa succede… Cerco sempre di essere parte della realtà offrendomi per qualche lavoro volontario per esserne integrata, per essere dentro.
Geremei. Questo nome e’ nel mio taccuino elettronico dal 26 aprile, l’uomo di Aden mi aveva consigliato di guardare lo stile di questo bravo giornalista: “Non e’ male come scrivi, ma puoi migliorare.” Certo, ho iniziato a scrivere per me, e  per i miei amici poi sono arrivati i numerosi lettori sconosciuti che mi hanno scovata nelle pieghe della rete e si divertono a viaggiare al mio fianco, da quando sono arrivati loro il rapporto col mio blog e’ cambiato, ora mi sento responsabile, ho gli affezionati da accontentare, storie, cerco sempre nuove storie da raccontare!
Ho iniziato a tenere d’occhio Geremei leggendolo di tanto in tanto fino a quando una mail mi ha chiesto di accoglierlo al Conservatorio, regalandomi un’emozione che solo la Polinesia può dare, la materializzazione di qualcuno che si sta seguendo da lontano, permettendomi di avere un contatto vivo e reale con lui. Ci siamo piaciuti, i nostri cervelli si sono immediatamente messi ‘in parallelo’ in un intenso scambio globale; Federico, mi piacerebbe viaggiare con te, conoscere quello che fai, imparare da te. Quando mi hai porto il tuo bigliettino da visita con sopra scritto ‘travel writer’, non so se te ne sei accorto, ma sono sussultata… Diventarlo e’ uno dei miei sogni.
Annunci
Categorie: Polinesia Francese | 1 commento

Navigazione articolo

Un pensiero su “Travel writer

  1. Thanks for any other informative website. Where else could I am getting that kind of info
    written in such a perfect means? I have a undertaking that I’m simply now running on, and I have been at
    the look out for such info.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: